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    Recessione gengivale: classificazione e approccio al trattamento

    Odontobi Dental Clinic | Protesi dentali e capsule

    Il sorriso 

    Il nostro biglietto da visita

    Quando ci troviamo nella situazione di doverci presentare a qualcuno, cerchiamo sempre di dare la migliore impressione possibile di noi stessi, curando fin nei minimi dettagli il nostro aspetto fisico, l’abbigliamento, i capelli, ecc.. Per assumere un aspetto positivo ed amichevole, non c’è niente di meglio che mostrare un bel sorriso al nostro interlocutore; ciò, lo metterà di sicuro a suo agio e contribuirà a rompere il ghiaccio in ogni occasione. Sfoggiare una dentatura sana ed armoniosa, contribuirà sicuramente a raggiungere tale scopo. Negli ultimi anni la correzione ed il mantenimento dei difetti estetici legati all’apparato dentale, sta avendo un notevole sviluppo, riscuotendo molta più attenzione di quanto non avesse fatto in passato. È importante specificare che questo fenomeno non è legato alla sola ricerca del “bello”, o del mero fattore estetico; scaturisce infatti, anche dal presentarsi di problematiche di salute dentale e dalla conseguente necessità di cure odontoiatriche per la risoluzione delle stesse.

    La recessione gengivale

    Un problema da non sottovalutare

    Alcuni di noi non conosceranno nemmeno il significato di questo termine, tuttavia in questo settore della medicina, una patologia che sta interessando un numero sempre maggiore di professionisti, è la recessione gengivale. Questo disturbo dell’apparato muco-gengivale, va ad inficiare il legame indissolubile che per natura deve esserci tra il dente ed i tessuti molli dedicati al suo ancoraggio, ovvero le gengive. Per dare una definizione, si può dire che la recessione gengivale consiste in una migrazione della gengiva in direzione della radice del dente; ciò comporta l’esposizione più o meno accentuata della dentina radicolare e delle superfici del dente che normalmente vengono invece ricoperte e protette dalla stessa mucosa. Questa condizione, causa frequentemente ipersensibilità al caldo ed al freddo e favorisce l’insorgenza di numerose altre problematiche (gengiviti, tartaro, carie). La patologia non ha niente a che vedere con l’eziopatogenesi della La problematica parodontale, non ha nulla a che vedere con l’eziopatogenesi della malattia. Si presenta maggiormente nei pazienti con gengive sottili e “festonate” (arrotondate ed allargate con forme irregolari ai margini). Si è osservato inoltre, che il disturbo è frequentemente correlato ad un non corretto uso dello spazzolino, da movimenti troppo energici quando lo si utilizza, o dalle setole troppo dure dello stesso. Una corretta analisi del biotipo gengivale, ed un’approfondita indagine sull’igiene dentale che si effettua quotidianamente a casa, saranno fondamentali per la comprensione delle cause e dei fattori che più di altri hanno comportato l’insorgenza del disturbo.

    Come riconoscerla

    I sintomi passano talvolta inosservati

    Bisogna fare attenzione ai cosiddetti “campanelli d’allarme” della recessione gengivale, poiché questi segnali spesso non danno luogo a dolori o fastidi particolari e possono quindi essere presi facilmente alla leggera. Questo può essere tuttavia un grave errore, poiché può portare alla seria compromissione dell’apparato dentale, con instabilità e perfino perdita dei denti. Ecco alcuni dei sintomi più frequenti:

    -Denti allungati Siccome la gengiva sarà arretrata rispetto al suo confine naturale, la porzione di dente lasciata scoperta sarà maggiore e darà quindi l’impressione di denti “allungati”. Ovviamente, sarà solo un effetto ottico generato dal colletto e da parte del cemento radicolare del dente scoperti. Più i denti appariranno lunghi, più la recessione sarà importante.

    -Mutamento del colore Al ritirarsi della gengiva, la radice che emergerà (che è di un colore più giallino rispetto allo smalto della corona), farà sembrare che i denti abbiano cambiato la loro tonalità di colore. In realtà sarà solo un’effetto ottico. Il colore più tendente al giallo, potrebbe anche essere causato da una presenza massiccia di tartaro consolidato.

    -Sanguinamento gengivale Il sanguinamento è il sintomo principale di una importante infiammazione dei tessuti molli; quello della gengiva, avviene frequentemente quando si procede all’igiene orale con lo spazzolino.

    -Sensibilità accentuata Le zone del dente lasciate scoperte dalla gengiva “ritirata”, sono più esposte alle sollecitazioni ed agli stimoli (come il caldo ed il freddo); per questo, risultano più sensibili specie durante l’ingestione di bevande.

    -Alitosi Quando è presente anche una parodontite, (con accumulo di tartaro o materiale in lenta decomposizione nelle tasche gengivali), con molta probabilità si soffrirà anche di alitosi; oltre a ciò, si avranno anche frequenti momenti in cui si avvertirà un gusto sgradevole in bocca.

    Ne esistono diversi tipi

    È importante prevenirla e curarla subito

    Parlando della recessione gengivale, è opportuno dire che essa è classificata ed ordinata in base all’aspetto, alla gravità ed alla sintomatologia che presenta; ciò, risulta estremamente utile per l’aspetto prognostico e terapeutico, al fine di trovare una cura efficace il più rapidamente possibile. La classificazione, è stata ideata ed approntata a metà degli anni 80 dal dottor Preston Miller, (da lui ha ereditato così la denominazione di “classificazione di Miller”), ed è ormai divenuta uno strumento abituale per la maggior parte degli odontoiatri.

    La classificazione di Miller:

    -Prima classe: il disturbo non arriva sino al limite muco-gengivale, di conseguenza non ne sono affetti i tessuti interprossimali (sia duri che molli); -Seconda classe: la recessione arriva fino alla mucosa gengivale e talvolta la oltrepassa; nonostante ciò, picchi ossei e papille conservano fortunatamente la loro integrità non venendo alterati dalla patologia; -Terza classe: è la prima delle due situazioni più gravi, dove il problema è divenuto importante, comportando danni permanenti all’osso interprossimale e quindi anche alla sua papilla; la recessione è apicale e raggiunge la giunzione smalto-cemento; -Quarta classe: recessione apicale rispetto al confine della mucosa gengivale; la recessione è al suo massimo stadio di gravità, ed il tessuto interdentale appare irrimediabilmente perduto.

    Se si tratta di recessione di classe uno o due, con le opportune cure e gli adeguati trattamenti, è possibile conseguire buoni risultati, riconquistando anche una copertura vestibolare e radicolare completa. Nei casi ove sia presente una recessione di grado tre, si potranno ottenere risultati riparativi parziali, mentre con una recessione allo stadio quattro, l’unica strada utile da percorrere sarà quella dell’intervento chirurgico; questo potrà essere effettuato ad un lembo, a due lembi, o con una combinazione che unisca entrambe le tecniche ricostruttive. La classificazione di Miller, nonostante risulti ormai fin troppo semplicistica per l’epoca moderna, viene ancora fortemente utilizzata, in special modo nel settore della chirurgia della mucosa gengivale, ove grandi progressi sono stati fatti con lo studio e l’introduzione di tecniche innovative.

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