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    Dente del giudizio: quali sono i sintomi di un’infezione? Quando e se rimuoverlo

    Il dente del giudizio è il terzo molare che si trova alle quattro estremità di entrambe le arcate dentarie. E’ chiamato comunemente in questo modo perchè tende a spuntare per ultimo, quando ormai lo sviluppo della persona è già ultimato (di solito tra i 16 e i 25 anni), anche se in alcuni casi ciò non accade o ne spuntano solo alcuni.

    Molto spesso la sua comparsa è dolorosa e traumatica, tant’è che si rende necessario l’intervento di un chirurgo odontoiatrico che può valutare anche l’estrazione.

    L’infezione dei denti del giudizio

    L’infezione del dente del giudizio è, purtroppo, una patologia estremamente frequente e particolarmente dolorosa che viene provocata dall’azione dei batteri attirati dai residui di cibo imputridito che si ritrovano tra i denti (e da qui l’importanza di una perfetta igiene orale). Questi batteri aggrediscono lo smalto e la dentina, fino ad arrivare anche alla polpa dentale. In generale, tali infezioni vengono definite con il termine di “carie”, ma ovviamente ve ne sono di diversi tipi, più o meno gravi.

    In casi particolarmente complessi si può sviluppare una pulpite, cioè un’infiammazione della polpa dentale che coinvolge anche il nervo, un ascesso con formazione e accumulo di pus a livello della gengiva, dell’osso mandibolare o, ancora una volta, della polpa dentale, o una cisti che generalmente richiede un intervento chirurgico.

    Meno frequenti, sono i casi di granuloma dentale, un’infiammazione cronica di solito asintomatica e non suppurativa e per questo spesso diagnosticata in ritardo.

    A seguito dell’estrazione del dente del giudizio (o di qualsiasi altro dente) può insorgere un alveolite, cioè un’infezione dell’alveolo che ospitava il dente, che in genere si risolve in autonomia in una decina di giorni. La gengivite, l’infiammazione della gengiva, può a volte essere un campanello di allarme per un’infezione al dente perciò può portare a delle indagini più accurate in questa direzione. Infine, vi è la piorrea, una gravissima infezione che coinvolge il parodonto (l’insieme di gengiva, fibre elastiche e osso mascellare/mandibolare) che può addirittura determinare la caduta spontanea dei denti.

    Sintomi di un’infezione al dente del giudizio

    Molti sono i sintomi, più o meno gravi, che possono insorgere in caso di un’infezione ai denti del giudizio e che possono rappresentare un segnale per rivolgersi al proprio chirurgo odontoiatrico per la valutazione della situazione.

    Innanzitutto vi può essere una variazione del colore naturale del dente, che appare più giallo e opaco, e la comparsa di un solco scuro ricco di residui di cibo anche in stato di putrefazione (anche se la posizione arretrata dei denti del giudizio rende difficile valutare questi aspetti), alitosi, sensibilità più o meno accentuata al caldo e al freddo, al dolce e all’acido, alterazione dei sapori, oltre al classico mal di denti con possibile gonfiore e formazione di ascessi con sanguinamento delle gengive.

    Il dolore può essere più o meno acuto, pulsante e penetrante e accentuarsi durante la masticazione. In alcuni casi può essere così fastidioso che il paziente non riesce a localizzarlo, ma lo percepisce come generalizzato sull’intera arcata dentaria. Nei casi più gravi, può addirittura insorgere uno stato febbrile e si possono gonfiare ed ingrossare i linfonodi del collo.

    Il problema dell’inclusione, parziale o totale, dei denti del giudizio

    I denti del giudizio sono generalmente gli ultimi per cui si assiste all’eruzione e, in molti casi, può insorgere il problema della loro inclusione che può essere di due tipi: parziale o totale.

    Nel caso di inclusione parziale, la corona del terzo molare è solo parzialmente visibile, già ad occhio nudo, perchè questo ha disposizione uno spazio insufficiente per poter tagliare la gengiva e crescere eretto e in posizione corretta. Questo fa sì che il dente cerchi in ogni modo di completare il suo naturale processo di crescita per cui da un lato cercherà di spingere sul dente adiacente, compromettendo e modificando la sua posizione naturale, dall’altro non crescerà allineato. Inoltre, lo spazio tra dente e gengiva che si crea diventa difficile da mantenere pulito con le consuete pratiche di igiene orale, per cui si possono verificare più facilmente fenomeni infettivi.

    Nel caso, invece, dell’inclusione totale del dente del giudizio, la sua corona è completamente coperta dalla gengiva, per cui è del tutto invisibile. Se il terzo molare si trova nella sua normale posizione eretta, si parla di occlusione totale verticale, nel caso, in cui, tenda a ruotare, si ha l’occlusione totale orizzontale. In entrambi i casi, ancora una volta, il dente può spingere su quello adiacente alla ricerca di un proprio spazio, generando molto dolore ed andando ad alterare l’assetto dell’intera dentatura.

    Quando rimuovere il dente del giudizio

    In alcuni casi, l’unica alternativa possibile e a disposizione del chirurgo odontoiatrico è quella dell’estrazione del dente del giudizio che provoca in tutti i pazienti un’estrema paura.

    Questo avviene soprattutto quando c’è mancanza di spazio; il problema è di tipo evolutivo, poiché mentre gli antenati dell’homo sapiens avevano mascelle più massicce e lunghe per strappare la carne cruda dalle ossa. Con l’avvento della cottura e delle tecniche di lavorazione delle carni, la mascella si è ridotta diminuendo lo spazio per questi molari ormai poco utilizzati. 

    Bisogna comunque sottolineare che negli ultimi anni si sta assistendo a una linea di pensiero molto più conservativa, perciò il numero delle estrazioni sta via via diminuendo.

    I casi in cui, però l’intervento è obbligatorio sono:

    • mancanza di uno spazio sufficiente per la sua eruzione (in questo caso è consigliabile un’estrazione preventiva già in età adolescenziale), in modo tale da liberare dello spazio anche per gli altri denti dell’arcata;
    • quando la sua inclinazione non è corretta perchè potrebbe danneggiare l’assetto degli altri denti;
    • quando sono più di quattro (iperdentia)
    • quando sono responsabili di importanti infezioni o patologie odontoiatriche
    • quando è particolarmente cariato, scheggiato o rotto perchè è più soggetto ad attacchi batterici;
    • in caso di inclusione totale o parziale.
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