impianto dentale o devitalizzazione

Impianto dentale o devitalizzazione: ecco quando è meglio curare o sostituire i denti

Carie, ascessi, infezioni e altri problemi dentali possono causare dolori che richiedono il ricorso a un odontoiatra, che può decidere se devitalizzare i denti che provocano problemi in modo da preservarli oppure estrarli per poi procedere con l’applicazione di un impianto dentale per sostituire quelli mancanti. 

Devitalizzazione e impianto dentale sono due operazioni diverse, la prima è diretta a conservare i denti naturali, il secondo a rimuoverli per inserirli artificiali. 

Naturalmente la decisione spetta all’odontoiatra, che comunque deve sempre tentare di salvarli.

Cos’è la devitalizzazione

La devitalizzazione è una procedura chirurgica che consente di riparare i denti senza estrarli

Si tratta di un soluzione di odontoiatria conservativa indicata quando la carie o traumi estesi hanno compromesso gravemente la polpa dentale, provocando forti dolori, difficoltà nel masticare alimenti duri e eccessiva sensibilità. 

In genere, l’operazione si effettua in anestesia locale, l’odontoiatra dopo aver forato la corona del dente, rimuove la polpa dentale e ogni tipo di residuo presente all’interno, disinfetta il canale radicolare e lo riempie di un una resina naturale, detta guttaperca, che si trasforma in idrossido di calcio. 

Infine, si procede con l’otturazione provvisoria, che durante una seconda seduta viene rimossa per ricostruire o incapsulare il dente, inserendo nel canale un perno in carbonio o in metallo, che serve a sostenere la capsula.

La devitalizzazione è un intervento che aiuta a salvare il dente naturale, curare l’infezione ed il dolore. Inoltre, l’operazione non è dolorosa, anche quando scompare l’effetto dell’anestesia i disturbi possono essere attenuati con un analgesico.

Estrazione e impianto dentale

In caso di denti danneggiati in maniera irreversibile, causano patologie e impedimenti fisici è indispensabile ricorrere all’estrazione dei denti, rimuovendoli dalla cavità ossea. 

Naturalmente è un intervento indispensabile quando le infezioni sono profonde e molto gravi, si è in presenza di pulpiti e ascessi, cisti o granulomi, denti scheggiati, marci o inclusi che causano dolore e problemi fisici e non possono essere curati con le tecniche di ortodonzia conservativa, come la devitalizzazione. 

In questi casi, all’estrazione segue la realizzazione di un impianto dentale per ripristinare il sorriso e le funzionalità della bocca.

Cos’è un impianto dentale?

Un impianto dentale è un dispositivo protesico fisso, formato da una radice artificiale, che viene innestato nella mandibola e da uno o più denti artificiali. Il suo ruolo è quello di coprire gli spazi lasciati liberi dall’estrazione e il suo inserimento avviene con un intervento chirurgico, in anestesia locale e leggera sedazione. 

In particolare, si ricorre all’uso di un perno in titanio biocompatibile, che viene messo all’interno dell’osso mandibolare, sopra al quale vengono fissate le protesi dentali. La procedura prevede la pratica di un foro nell’osso mascellare, l’applicazione di alcuni punti di chiusura. 

Una volta che le cellule ossee si ricostruiscono intorno al perno, si avvita attorno a quest’ultimo un mancone, che infine viene rivestito con una corona artificiale. In questo modo, si ripristinano le funzionalità della bocca e le arcate dentale.

Devitalizzazione o impianto dentale?

La devitalizzazione o l’impianto dentale devono essere decisi dall’odontoiatra dopo un’accurata visita del paziente, diretta a valutare le condizioni dei denti e il tipo di intervento migliore per placare i disturbi e salvaguardare la salute del sorriso. 

Naturalmente ogni trattamento deve essere orientato a conservare i denti naturali, ma quando questo non può avvenire, l’estrazione e l’impianto dentale sono le due opzioni ottimali per evitare danni più gravi.

Si deve ricorrere alla devitalizzazione tutte le volte in cui la radice del dente è integra e con l’incapsulamento permette di rafforzare la struttura sottostante e proteggere il dente dalle fratture. 

In caso di denti scheggiati, rotti o di patologie che hanno interessato la polpa dentale, svuotando il dente, riempendolo di una amalgama speciale e ricostruendone la parte esterna, si possono alleviare tutti i sintomi, senza effettuare alcuna estrazione.

L’impianto dentale è l’unica alternativa alla devitalizzazione, quando i denti sono compromessi da patologie incurabili, come carie, ascessi dentali, parodontite severa e altre problematiche che determinano solo dolori e che se trascurate possono compromettere la gengiva e l’osso mandibolare in modo irrimediabile. 

L’impianto si rende necessario anche quando la devitalizzazione non ha dato i risultati sperati, per cui bisogna procedere all’estrazione e sostituzione dei denti mancanti.

È importante sottolineare che entrambi le procedure permettono di migliorare l’estetica dei denti. Per quanto riguarda gli impianti dentali contribuiscono anche a correggere difetti, accavallamenti e altri inestetismi, regalando un sorriso nuovo.

Come prevenire devitalizzazioni e impianti dentali

Osservare una corretta igiene orale, lavando i denti dopo mangiato, utilizzando i fili interdentali e i collutorio, aiuta a prevenire la formazione di carie e altre problematiche dentali. 

Risultati che si possono raggiungere sottoponendosi regolarmente almeno una volta l’anno a una vista presso un dentista e effettuando una pulizia dentale completa, con rimozione del tartaro. 

La prevenzione è fondamentale per non ritrovarsi davanti al bivio di poter subire una devitalizzazione o fare un impianto dentale. 

Una dieta sana, priva di zuccheri, alcolici e sostanze che possono alterare la salute dei denti sono altre regole da seguire per sfoggiare un sorriso perfetto e non ritrovarsi con mal di denti o altri fastidi. 

impianto dentale durata

Quanto dura un impianto dentale?

Il sorriso è un elemento molto importante per quanto riguarda il proprio aspetto estetico, oltre al fatto che avere una corretta dentatura aiuta nei processi di masticazione degli alimenti e nel parlare.

Nel corso della vita possono però presentarsi situazioni spiacevoli dove possiamo perdere un dente: si vengono a creare così dei veri e propri buchi, spazi che vanno colmati per ragioni funzionali ed estetiche.

La soluzione ideale sono gli impianti dentali, dispositivi protesici fissi utilizzato per la copertura dello spazio in questione

Ma quali materiali conviene utilizzare per la realizzazione dell’impianto dentale? E, soprattutto, quanto dura e come fare per estendere il più possibile la durata? 

Come è composto un impianto dentale

Gli impianti dentali sono formati da tre parti principali, ovvero la vite endosse, il cosiddetto abutment (o componente transmucosa) e la protesi dentaria

La vite è quell’elemento che permetterà di sorreggere l’intero impianto dentale, si inserisce nell’osso mandibolare o mascellare per poi subire un processo di osteointegrazione, fondamentale per garantire poi nel corso degli anni la corretta stabilità complessiva. Si tratta del processo di unione tra un osso e un impianto artificiale. 

L’abutment, invece, è una parte con funzione principalmente di collegamento, ovvero tra la vite stessa e la protesi. Si trova a stretto contatto con la mucosa gengivale.

Infine, la protesi dentaria è l’aspetto concreto dell’impianto, il dente che riempirà il buco o lo spazio presente. Se quest’ultima è di qualità e ben posizionata, la differenza estetica con il resto della dentatura sarà pressoché minima, se non addirittura indistinguibile.

I materiali utilizzati nell’impianto dentale

Il materiale scelto per la realizzazione di un impianto dentale deve garantire efficienza e soprattutto durata nel tempo

Numerosi esperti del settore concordano che il migliore è il titanio nella sua forma pura. Ciò è dovuto principalmente a due aspetti fondamentali di questo materiali, ovvero l’elevata resistenza meccanica, rendendolo ideale nelle fasi di masticazione e nei classici movimenti della bocca quando parliamo, e la sua alta biocompatibilità.

Tuttavia, la scienza è in costante progresso e crescita, e sono numerosi gli studi che cercano e testano attivamente vari materiali da utilizzare negli impianti dentali. Uno di questi è la zirconia, con caratteristiche molto simile al titanio.

Quest’ultimo, però, continua ad essere ancora la migliore opzione tra i due, visto le prestazioni leggermente superiori, sia per quanto riguarda la durata nel corso del tempo sia per quanto concerne la comodità per il cliente.

La durata di un impianto dentale

Arriviamo ora ad un aspetto fondamentale per quanto concerne l’impianto dentale, e che sicuramente molti si chiedono prima di procedere all’installazione, ovvero la sua durata negli anni.

Generalmente, grazie anche al materiale specifico utilizzato, la resistenza nel corso del tempo è molto lunga, dai dieci ai quindici anni.

Molto dipende dalla gestione dell’impianto che, come vedremo in seguito, richiede specifici passaggi e particolare attenzione.

Inoltre, possono presentarsi determinate situazioni che, a prescindere dal corretto mantenimento nel tempo, riducono la sua durata, come una protesi dentaria che comprenda un numero elevato di denti artificiali, la presenza di una malattia parodontale che agisce negativamente nella zona dove è presente la vite installata, l’osteoporosi, una situazione molto comune specialmente sopra i 50 anni, e lo svolgimento di radioterapia.

Come preservare la durata di un impianto dentale

Ci sono numerosi fattori che influenzano positivamente o negativamente la durata di un impianto dentale. La maggior parte dipendono da noi stessi, pertanto, così come abbiamo cura dell’igiene della nostra dentatura, così dobbiamo avere cura dell’impianto in questione.

Ecco i principali aspetti da tenere sempre in considerazione:

  • affidarsi a professionisti. L’intervento è particolarmente complesso e delicato, deve essere svolto con grande efficacia e precisione e pertanto è necessario affidarsi a professionisti del settore. Essi devono saper valutare la qualità e quantità dell’osso presente, la situazione delle gengive, il giusto posizionamento della vite, la presenza eventuale di carie e la situazione occlusale generale. Un’installazione svolta male ovviamente influenzerà negativamente la durata complessiva dell’impianto.
  • la gestione. Il mantenimento personale dell’impianto è un aspetto fondamentale per farlo durare il più a lungo possibile. La pulizia è abbastanza semplice, va fatta prima e dopo l’inserimento e si possono usare spazzolini appositi, realizzati con materiali specifici che preservano l’integrità dei vari elementi costituenti. Inoltre, bisogna mantenere le corrette norme igieniche, quindi lavare i denti almeno due volte al giorno, cambiare ogni tre mesi lo spazzolino e, eventualmente, usare il filo interdentale.
  • pulizia specifica. Ogni sei mesi è consigliato recarsi dallo studio che ha svolto l’installazione dell’impianto dentale per eseguire una seduta di pulizia approfondita. Si tratta di una regola basilare per mantenere a lungo la salute dei denti e prevenire futuri problemi anche alle riabilitazioni implantari.
tartaro sui denti

Tartaro sui denti: perché si forma, come eliminarlo e prevenirlo

Il tartaro è una placca che indurendosi ricopre i denti rendendoli non solo antiestetici, ma esponendoli anche a rischio di incorrere in malattie. 

Il tartaro può anche formarsi in corrispondenza e al di sotto del margine gengivale e di conseguenza può irritare i tessuti. 

Tale presenza conferisce alla placca più superficie su cui crescere e una molto più appiccicosa su cui aderire, il che può portare a condizioni più gravi come carie e malattie gengivali.

Perché si forma il tartaro sui denti?

L’accumulo di placca e tartaro colpisce non solo la salute orale e può anche avere un effetto dannoso su quella generale. 

Per rimediare c’è tuttavia la possibilità di optare per procedure di odontoiatria preventiva progettate per mantenere il sorriso in perfetto stato. 

Il tartaro non solo può minacciare la salute di denti e gengive, ma si rivela anche un problema estetico; infatti, essendo poroso assorbe facilmente le macchie. Quindi, se si è un bevitore di caffè o tè o si fuma, è particolarmente importante prevenire l’accumulo di tartaro. 

Inoltre, la placca è una pellicola appiccicosa e incolore contenente batteri e che si accumula continuamente sulle superfici dei denti. Se non viene rimossa, inizia a reagire ai minerali della saliva e tende a far indurisce il tartaro che poi solo un dentista può rimuovere. 

Come ulteriore dimostrazione dei danni che può provocare se si accumula in modo eccessivo sui denti, basta dire che i batteri della placca e dello stesso tartaro producono acidi che divorano e distruggono lo smalto dei denti causando la carie

L’accumulo di batteri può anche provocare l’infiammazione delle gengive e portare alla gengivite. Quest’ultima è una malattia che nella prima fase è caratterizzata da gengive gonfie, dolenti e sanguinanti. Se non trattata, la condizione può poi evolvere in parodontite ossia con il tessuto gengivale che inizia a staccarsi dai denti, lasciando spazi chiamati tasche che intrappolano batteri, tartaro e residui di cibo. 

Inoltre i batteri distruggono l’osso sottostante e il tessuto che sostiene i denti, portando potenzialmente alla perdita. Quanto sin qui descritto è solo una piccola parte dei danni che il tartaro può arrecare all’apparato dentale; infatti, recenti studi hanno dimostrato che esiste una connessione tra i batteri alla base delle malattie gengivali e problemi di salute tra cui quelli cardiaci, diabete, ictus, condizioni respiratorie, demenza, artrite reumatoide e parto prematuro giusto per citarne alcuni.

Come trattare il tartaro sui denti

Per trattare il tartaro sui denti il modo migliore è sicuramente quello di rivolgersi a uno studio dentistico. Quest’ultimo infatti può rimuoverlo mediante l’uso di vibrazioni e in modo semplice, veloce e indolore

Il trattamento si completa in una sola seduta, e dopo la pulizia i denti vengono lucidati con una speciale pasta abrasiva e spazzole di gomma. 

Alla fine il paziente può avvertire una sensibilità che tuttavia ritorna normale dopo un paio di giorni e un po’ di rossore. 

Questa condizione è anch’essa una logica conseguenza dell’accumulo di tartaro e placca che hanno ricoperto i denti per molto tempo.

Come prevenire la formazione di tartaro sui denti?

I denti perfettamente puliti sono estremamente attraenti in quanto bianchi, perlati e luminosi. 

A parte lo scopo estetico, una buona igiene orale è della massima importanza per il benessere della salute generale oltre che dei denti stessi. Spazzolare correttamente i denti, usare il filo interdentale o fare sciacqui con un collutorio sono in tal senso fondamentali per mantenere una buona igiene orale. 

Se ciò non viene fatto con costanza cibo, sali minerali e batteri iniziano a fissarsi sui denti generando la placca che nel tempo si trasforma in tartaro

Mentre la placca si forma continuamente sui denti, pratiche meticolose di igiene orale, inclusi spazzolino e filo interdentale, aiuteranno a rimuoverla e impediranno che si indurisca in tartaro. 

Si può quindi prevenire la formazione di placca e tartaro usando il filo interdentale, e il modo migliore è di utilizzarlo una volta al giorno e lavarsi i denti mattina e sera con un dentifricio al fluoro. Anche un collutorio medico da usare giornalmente è un’ottima opzione per una corretta igiene orale e per prevenire la formazione di tartaro sui denti.

gengive parodonto

Parodontosi: che cos’è e quali sono le differenze con la parodontite?

La parodontosi è un problema dei denti piuttosto diffuso, che inizia ad insorgere col passare degli anni, specialmente quando non si presta la giusta attenzione all’igiene orale. 

Infatti, in tali circostanze il tartaro tende a depositarsi in corrispondenza delle gengive, rovinando i denti anche in misura irrimediabile.

L’infiammazione è progressiva e degenerativa, per questo va prevenuta e curata con la massima attenzione. 

Vediamo ora nel dettaglio che cos’è la parodontosi e quali sono le sue differenze principali rispetto alla parodontite. Le due patologie hanno alcune caratteristiche analoghe, ma anche una serie di differenze ben precise, dalle cause ai sintomi passando per gli interventi necessari alla loro cura.

Che cos’è la parodontosi

La parodontosi è un’infiammazione che colpisce il parodonto, ossia il tessuto grazie al quale i denti sono attaccati alla mascella. L’osso alveolare tende a riassorbirsi e le gengive si ritraggono. La conseguenza principale riguarda un eccesso di mobilità dei singoli denti.

Entrando nei particolari, i legamenti del paradonto coinvolgono in maniera diretta anche le singole ossa dentali. Il problema coinvolge in particolare soggetti affetti da patologie croniche quali osteoporosi o diabete. Con tali premesse, ogni trattamento necessita di una diagnosi attenta e metodica per condurre a una rapida e definitiva guarigione.

Quali sono le conseguenze della parodontosi

La parodontosi può condurre a conseguenze davvero molto rilevanti. In primo luogo, le ossa tendono a riassorbirsi a causa dei batteri che si depositano nei pressi, con la gengiva che si ritrae e si allontana in maniera progressiva dall’apparato dentale. 

Al tempo stesso, le radici emergono con una certa preponderanza e fuoriescono dalle rispettive ossa.

Inoltre, bisogna ricordare che la parodontosi colpisce tutti i denti in maniera pressoché simultanea, con le radici che restano all’esterno sul lungo periodo. Numerosi problemi possono coincidere con un netto incremento della mobilità dentale. Tutto ciò avviene perché il dente non viene più protetto da ossa solide e ben posizionate

Per questo la mobilità dei denti risulta estremamente pronunciata e, in alcune circostanze, irreversibile. Inoltre, un’altra conseguenza della parodontosi riguarda l’odore che si avverte nei propri cavi orali diventa sempre più sgradevole, fino a provocare difficoltà sostanziali anche al proprio alito.

Le differenze con la parodontite

Parodontosi e parodontite sono due problematiche piuttosto simili. 

La vera differenza consiste nelle situazioni nelle quali i due disturbi tendono a emergere. Infatti, nella maggioranza dei casi, la parodontite viene preceduta dalla gengivite, ossia una forte infiammazione dei tessuti gengivali. 

Per quanto riguarda la parodontosi, come detto anche in precedenza, i suoi sintomi emergono in caso di malattie croniche e non vengono preceduti da alcuna infiammazione.

Molte differenze riguardano anche la natura stessa dei sintomi. Se la parodontosi prevede un rientro delle gengive, una fuoriuscita delle ossa e una serie di spostamenti dei denti, la parodontite coincide con un fenomeno ben più elaborato. 

Infatti, nel caso specifico, le gengive iniziano a sanguinare con una certa frequenza e i denti acquisiscono una maggiore sensibilità agli sbalzi di temperatura. La sensazione di avere denti allungati si fa notare in maniera celere, con un cambio repentino delle loro posizioni.

Ad ogni modo, si può dire che la parodontosi possa essere considerata come una sorta di degenerazione della parodontite

Se quest’ultima colpisce i denti solo in maniera sporadica, la parodontosi affligge l’intero apparato dentale in una sostanziale contemporaneità. In entrambe le occasioni, diagnosi e trattamenti assumono un ruolo di primo piano. Inoltre, i denti possono essere stabilizzati se si agisce con la giusta tempestività e precisione.

I rimedi da attuare contro la parodontosi

La parodontosi può essere prevenuta e curata. Prima di tutto, non appena si avverte un sintomo diverso rispetto al solito, è necessario chiedere consiglio a un odontoiatra e programmare possibili interventi da attuare. 

Bisogna agire con la massima tempestività al fine di evitare che la situazione possa degenerare. In diversi casi, la patologia viene trattata mediante la tecnica dell’estrazione.

Tuttavia, tale accorgimento si rivela necessario solo nel caso in cui la patologia ha raggiunto uno stato molto avanzato. Quando il dente viene rimosso, il problema viene letteralmente risolto alla radice. Un trattamento simile può servire anche per rendere i denti più stabili, evitare che la malattia si evolva con una certa velocità, ridurre effetti antiestetici.

Inoltre, è possibile mettere in pratica diversi accorgimenti per evitare che il problema possa emergere. Uno di questi è il curettage, una misura utile per pulire le radici dei denti in maniera accurata. Tale tecnica serve a eliminare tracce e depositi in corrispondenza dei denti, rendendoli più puliti e lucidi. I batteri aderiscono alla radice e l’estrazione ossea viene ritardata.In conclusione, la parodontosi è una patologia che può rivelarsi davvero molto seria. Si parte con un semplice mal di denti fino ad arrivare a possibili conseguenze davvero molto gravi. Come ogni situazione che riguarda l’apparato dentale, la prevenzione assume un ruolo fondamentale.

protesi su impianti dentali

Protesi su impianti dentali: che cosa sono e a cosa servono?

La perdita di uno o più denti può essere causata da diversi fattori, come la mancanza di una corretta igiene orale, carie e infezioni non curate, ed è un problema che comporta diversi disturbi e conseguenze negative sulla masticazione e occlusione. 

Le protesi su impianti fisse sono quelle più consigliate dagli odontoiatri quando si tratta di sopperire alla mancanza di uno o più denti.

In queste situazioni, si deve necessariamente a ricorrere alle protesi su impianti dentali, affidandosi a professionisti che possono indicare le soluzioni ottimali per ripristinare il sorriso e le funzionalità della bocca ed eseguano gli interventi con procedure innovative, poco invasive e sicure.

Le protesi su impianti dentali consentono di sostituire i denti mancanti e di ricreare le arcate, con risultati ottimali dal punto di vista estetico.

Cosa sono le protesi su impianti dentali

Gli impianti dentali sono costituiti da una piccole vite in titanio che viene inserita nell’osso mandibolare e che va a sostituire la radice del dente endulo. 

Tale vite, realizzata in materiale biocompatibile, viene utilizzata per ancorare la corona del dente da sostituire. 

L’impianto può riguardare corone singole, ponti e arcate complete. Le protesi su impianti possono essere di due tipi:

  • removibili: quelle che possono essere rimosse dal paziente e lavate, indicate per sostituire uno o più denti in modo provvisorio
  • fisse: in cui le corone vengono ancorate all’impianto tramite cementificazione sul moncone o avvitandole. Questo genere di protesi sono quelle che offrono la sensazione di denti naturali e che mantengono intatta le attività masticatorie della bocca

Protesi su impianti fisse

Le protesi fisse possono essere utilizzate su denti naturali o su impianti dentali

Nel primo caso, servono ideali per sostituire denti rotti, danneggiati, storti, consumati o sensibili, con radici sane che possono fare da supporto di appoggio. In alcuni casi possono servire anche per salvaguardare il dente quando in seguito alla carie, una semplice otturazione non basta a curarlo.

Le protesi su impianti dentali sono indicate in caso di mancanza di denti parziale e totale, ma anche quando non si vogliono intaccare denti adiacenti a quelli caduti. 

Questa procedura è la più vantaggiosa non solo dal punto di vista estetico ma anche per il benessere dell’apparato dentale, in quanto il tessuto osseo non tende a retrarsi ma conserva le sue funzionalità.

Le protesi su impianti sono costituite da ponti, ovvero da due o più corone unite, che vengono fissate su due radici naturali, in modo da coprire denti con una mobilità ridotta e stabilizzarli.

Come vengono applicate le protesi su impianti mobili

La protesi mobile è da preferire in caso di atrofia significativa dell’osso mascellare, dovuta a una vecchia protesi portata per anni. 

In questo caso gli impianti vengono inseriti nell’osso, insieme a elementi di ancoraggio indispensabili per mantenere ferma la protesi, che può essere rimossa dopo i pasti per essere pulita. 

In ogni caso, tale operazioni comporta il ricorso almeno di due, tre impianti o di quattro collegati da una barra in titanio, a seconda delle esigenze. Questo genere di protesi oltre a essere economica, consente di poter subito masticare senza richiedere fasi di guarigione.

Come vengono applicate le protesi su impianti fisse

Le protesi su impianti fisse richiedono un procedimento più lungo, rispetto a quelle removibili, diviso in diverse fasi e presenta costi elevati. 

Le tecniche di impianto possono essere diverse, tra le più diffuse ci sono quelle a carico immediato, che prevedono il ricorso a quattro o a sei impianti, a seconda del numero di denti da sostituire per ogni mascella. 

La scelta viene valutata dall’odontoiatra. In ogni caso, dopo l’esecuzione di esami diagnostici, la creazione dell’impianto avviene con la presa delle impronte, per poi procedere ad un intervento chirurgico con cui vengono inserite nell’osso le viti su cui devono essere applicate le corone.

Gli impianti posteriori vengono inseriti con un’inclinazione da 30 a 45 gradi, in modo da evitare l’innesto osseo e di toccare o entrare in contatto con strutture anatomiche delicate, come il seno mascellare e il nervo sensoriale nella mascella. Una volta realizzati gli impianti viene avvitato su di essi un ponte provvisorio, che verrà sostituito dopo tre mesi con quella finale.

A cosa servono le protesi su impianti dentali

Le protesi su impianti sono fondamentali non solo dal punto di vista estetico, ma anche per la salute, per prevenire alcune patologie legate all’apparato digerente o scheletrico

La mancanza di denti può comportare malocclusioni che incidono negativamente sulla masticazione, in questo modo il cibo raggiunge lo stomaco in pezzi troppo grandi difficili da digerire. 

Inoltre, la dentatura da sostegno alla colonna vertebrale, eventuali chiusure sbagliate determinano l’assunzione di posture sbagliate e generano dolori articolari, oltre a mal di testa e difficoltà di concentrazione.

Ricostruire le arcate e sostituire denti mancanti con protesi su impianti contribuisce a mantenere sano l’organismo, proteggere i denti sani e migliorare il benessere generale della persona. 

Obiettivi che si possono raggiungere rivolgendosi a un odontoiatra competente, che dopo avere valutato la situazione della dentatura, tramite esami diagnostici possa suggerire il tipo di impianto adatto al paziente ed eseguire tutti gli interventi utili per inserire le protesi.