Salute dei denti: le regole base della prevenzione

La prevenzione, oltre ad essere rivolta all’ambito medico generale, riguarda in maniera importante anche la salute orale, soprattutto alla luce del fatto che determinati problemi a carico dei denti e della masticazione influenzano fortemente tutto l’organismo: una malocclusione dentale può alterare la postura corporea, causando dolori e disagio generalizzati, per esempio.

Come l’igiene orale influenza la vita sociale e personale

Come abbiamo accennato, la prevenzione è volta ad assicurare non solo il benessere fisico ma anche uno stato di salute mentale ed emotivo migliore. Nel caso dei denti, è facile immaginare come il loro status ottimale vada ad incidere sulla vita globale di un paziente, influenzando il modo in cui parla, la masticazione e anche la vita sociale. Un brutto sorriso può creare difficoltà a relazionarsi, limitazioni ai rapporti interpersonali e dunque disagi importanti nella vita privata.

D’altra parte, i problemi del cavo orale sono davvero frequenti sul nostro territorio e le cause vanno ricercate – la maggior parte delle volte – nelle cattive abitudini igieniche e alimentari e negli stili di vita sbagliati, che favoriscono il proliferare della placca dentaria e dei batteri, a loro volta causa di seri problemi di salute.

Ma cosa succede se non vengono messe in atto azioni mirate alla prevenzione? L’assenza di interventi finalizzati a salvaguardare la salute della bocca e dei denti conduce i pazienti a sviluppare un’elevata presenza di carie e di parodontopatie, potenzialmente pericolose per la capacità di condurre alla precoce perdita di elementi dentali, con conseguenti danni estetici e funzionali.

La proliferazione della placca batterica è la principale responsabile di questi problemi patologici, a causa dei quali viene minata la salute dei denti e dei tessuti che fanno da sostegno ad essi. La malocclusione invece non è legata alla cattiva igiene ma a condotte poco virtuose, che si ripetono nel tempo e che possono essere ricondotte ad una errata postura delle mandibole o al protrarsi nell’utilizzo del ciuccio per i bimbi o – ancora – nella cattiva abitudine di succhiare il dito per troppi anni durante l’infanzia.

Come effettuare una corretta igiene orale quotidiana

Per prevenire le patologie dentali e gengivali il consiglio è innanzitutto quello di adottare delle buone abitudini nella propria quotidianità, ovvero dei comportamenti legati all’igiene orale e alle scelte alimentari, atti a mantenere l’equilibrio psicofisico del proprio organismo. Unitamente a questo, è buona norma integrare la prevenzione personale con visite specialistiche periodiche, in grado di prevedere l’insorgenza di disturbi patologici di vario tipo. Il contatto periodico con il proprio dentista di fiducia inoltre ha il vantaggio di rendere i pazienti più consapevoli del proprio stato di salute dentale.

Innanzitutto, facendo un corretto spazzolamento dei denti, da ripetere almeno tre volte al giorno, dopo i pasti principali, oltre all’uso del filo interdentale. Queste manovre meccaniche hanno l’obiettivo di eliminare subito la placca batterica dai denti, insieme ad eventuali residui di cibo.
Nel dettaglio, ecco le regole per una corretta igiene orale:

  • Lo spazzolamento delle due arcate deve durare per almeno 2 o 3 minuti.
  • È consigliabile usare uno spazzolino con la testina fine e piccola e le setole di durezza media, questo renderà più semplice raggiungere ogni angolo della bocca.
  • Ogni due mesi lo spazzolino deve essere cambiato.
  • Lo spazzolamento accurato deve riguardare tutti i denti, anche quelli posteriori e dunque nascosti.
  • Il filo interdentale è il corretto completamento di un’igiene efficace, in quanto le setole dello spazzolino non riescono ad arrivare in ogni fessura interdentale.
  • Usare un dentifricio a base di fluoro è altrettanto importante per la prevenzione della carie, in quanto rafforza lo smalto e lo protegge dalla demineralizzazione.

Alimentazione e salute orale

Come abbiamo accennato, le carie e altre più gravi patologie del cavo orale derivano anche da una errata routine alimentare. È provato infatti che un eccessivo apporto di zuccheri determina la formazione di sostanze che demineralizzano lo smalto e la dentina. È bene invece ricorrere ad una dieta equilibrata, composta da molta frutta e verdura, utili a mantenere i denti in salute grazie all’apporto di vitamine e minerali. Tra le proprietà nutritive più importanti troviamo le vitamine C, A, D, il calcio, il fosforo, il potassio, il sodio il magnesio e il ferro.

Come abbiamo visto in questo articolo, la prevenzione è un punto cardine per la salute psicofisica dell’organismo, anche quando questa riguarda la salute orale.

Abbiamo visto quali sono le abitudini corrette da instaurare a livello sia alimentare, che nell’igiene quotidiana del cavo orale, per evitare di incorrere in patologie che possono risultare gravi.

È infine essenziale recarsi periodicamente dal proprio dentista, per effettuare controlli ed identificare eventuali problematiche patologiche per tempo, oltre a prevedere regolari sedute di igiene orale professionale, per operare una rimozione completa ed efficace del tartaro che si forma nelle zone meno accessibile dallo spazzolino e dal filo interdentale.

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Sbiancamento denti: come funziona e quali metodi?

Lo sbiancamento dei denti consiste in un’operazione non invasiva ai fini estetici, volta a rimuovere le macchie e gli inestetismi comparsi con il tempo sulla superficie esterna delle arcate dentali. A causare questo problema sono prevalentemente alcuni agenti aggressivi esterni, come il fumo e la caffeina, per esempio.

Lo sbiancamento professionale dei denti è dunque una tecnica medica estetica che, se svolta accuratamente, è davvero in grado di ricondurre il sorriso al bianco originario naturale.

Pur non trattandosi di un intervento, questa operazione va ponderata attentamente e non è priva di controindicazioni ed effetti collaterali, per questo motivo la tecnica utilizzata dall’igienista deve essere valutata attentamente in base alla situazione di partenza del paziente. Ma, andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio perché i denti tendono a scurirsi e macchiarsi.

Denti macchiati o scuri: le cause

Per affrontare quelle che sono le cause del deterioramento estetico a carico dei denti è necessario partire dalla consapevolezza che il nostro sorriso, proprio come il corpo nel suo insieme, subisce gli effetti del tempo e diviene via via più accessibile agli agenti aggressivi provenienti dall’inquinamento, dalle scelte di vita e dall’alimentazione che si adotta. Gli effetti del tempo, in particolare, si traducono in una maggiore sensibilità della superficie esterna dei denti e in una tendenza alla variazione del loro colore, che passa dal bianco naturale al grigio o al giallo, unitamente alla comparsa di macchie scure.

Ciò che viene intaccato, quando si osserva questa mutazione graduale, non è lo smalto, bensì la dentina, che perde la sua brillantezza e il tipico colore bianco candido. Lo smalto invece, con il tempo, inizia ad assorbire i pigmenti dei cibi, del fumo e delle bevande coloranti come la caffeina, dando vita a macchie scure sulla superficie.

Sbiancamento dei denti: quando è la soluzione migliore

Ogni caso è a sé, pertanto non è detto che tutte le situazioni si risolvano con il medesimo trattamento di sbiancamento. È il dentista, infatti, che – dopo una visita accurata – deve valutare come procedere. Bisogna infatti considerare che tale procedura medico estetica risulta sicuramente valida per l’eliminazione di macchie e ingiallimento causati da una cattiva igiene o da controproducenti abitudini quotidiane, ma non sempre le cause della deteriorazione estetica dei denti sono da ricercarsi in questi fattori.

Vi sono infatti anche motivi genetici e predisposizioni ereditarie, oltre all’eventualità di dover assumere dei farmaci colpevoli di deteriorare lo smalto.

Sbiancamento dei denti: come funziona?

Allo stato attuale, esistono differenti modalità di sbiancamento e sono chiaramente sempre più legate alle nuove tecnologie.

È possibile, infatti, realizzare lo sbiancamento sia in maniera prettamente meccanica, sia con l’aggiunta di sostanze coadiuvanti. L’obiettivo è chiaramente quello di far scomparire dalla dentina e dallo smalto le macchie e i colori innaturali e sgradevoli.
E’ bene sottolineare che, con il tempo, si è affermato sempre più da parte dei pazienti il desiderio di avere denti bianchissimi, basti pensare all’innumerevole quantità di prodotti attualmente pubblicizzati e venduti nei supermercati, che promettono di sbiancare efficacemente il sorriso. Ciò che è certo è che il supporto e la supervisione di un medico dentista non può e non deve mancare durante un’operazione simile, affinché il lavoro sia accurato e su misura per le esigenze del paziente. Vediamo insieme le diverse opzioni disponibili attualmente.

Sbiancamento dei denti in modo meccanico.

Questa operazione si basa sull’utilizzo di prodotti specifici come pomice e bicarbonato, due agenti dotati di un forte potere abrasivo, davvero efficace sulle macchie scure. Questo metodo, per quanto performante dal punto di vista della pulizia, non è molto utile per restituire la naturale brillantezza alla dentatura, pertanto viene utilizzato come primo step di un percorso diversificato e mirato all’ottenimento di un sorriso pulito e brillante.

Sbiancamento con sostanze decoloranti.

Questa metodologia offre solitamente dei risultati molto positivi anche se non è priva di effetti collaterali, in quanto le sostanze che utilizza sono aggressive. Alcuni di questi inconvenienti sono rappresentati da una sensibilità dentinale post trattamento che si può protrarre fino a 3 giorni dopo l’operazione. In presenza di otturazioni, tale fastidio può durare anche mesi.

Sbiancamento a laser con lampade led.

Questa metodologia d’avanguardia rappresenta un’ottima ed innovativa soluzione per lo sbiancamento dei denti, grazie alla sua particolare efficacia e alla scarsità di effetti collaterali: basti pensare che non vi sono controindicazioni particolari per i pazienti. La dinamica di tale operazione prevede la distribuzione sui denti di un apposito gel a base di perossido d’ossigeno, che viene poi “attivato” grazie a lampade led, capaci di velocizzare il processo di sbiancamento. La durata media dell’efficacia di questo trattamento varia dai 12 ai 24 mesi, dopo due anni il paziente può sottoporsi nuovamente all’operazione.

Come abbiamo visto, le metodologie di sbiancamento dei denti sono differenti e in continua evoluzione. Grazie alla tecnologia sempre in fermento, al giorno d’oggi, è possibile ricorrere a sistemi efficaci, senza particolari effetti collaterali.

Filo interdentale: perché è così importante

La prevenzione delle patologie legate al cavo orale e la corretta gestione di tutte le misure per sostenerla, vedono in prima linea il filo interdentale: un insostituibile alleato per la corretta igiene dentale.

Cos’è il filo interdentale?

Si tratta nel dettaglio di un sottilissimo filo di nylon, da inserire tra due denti applicando una piccola pressione per farlo scorrere dalla parte più esterna delle arcate, fino a scendere verso l’attaccatura gengivale. Questo presidio dentistico è l’ideale per rimuovere nel modo più efficace i residui di cibo dopo i pasti e la placca tra le fessure dentali.

Il filo interdentale nella routine quotidiana

Il filo interdentale è un ottimo sistema per coadiuvare l’azione indispensabile dello spazzolino, vero protagonista dell’igiene dentale quotidiana. La routine giornaliera prevede infatti tre sessioni di spazzolamento dei denti, per mezzo di uno spazzolino a testa fine, con spazzole dalla durezza media. Il dentifricio ideale per una corretta prevenzione deve preferibilmente essere formulato con fluoro, per conferire maggiore resistenza allo smalto. Anche il collutorio può contribuire in modo benefico alle pratiche virtuose di prevenzione. Il filo interdentale, come anticipato, completa e coadiuva questa routine virtuosa.

Tuttavia, la necessità di includere tale dispositivo dentistico nelle abitudini quotidiane, purtroppo, sembra non prendere piede nel nostro paese, nonostante esso sia realmente essenziale per rimuovere efficacemente i residui di cibo fibroso che lo spazzolino non riesce a debellare. Oltretutto, il suo utilizzo è davvero semplice, e – già dopo qualche prova – chiunque può diventare abilissimo nel suo utilizzo.

A cosa serve il filo interdentale?

Il filo interdentale è di reale supporto nel ridurre i rischi di gengiviti, infezioni patologiche di diverso tipo e naturalmente l’insorgenza della temibile carie: per questo è indispensabile che diventi di largo utilizzo e diffusione. Il ricorso al solo spazzolino, è attualmente la scelta prevalente operata dala maggior parte delle persone, tuttavia anche utilizzato con la massima attenzione, seguendo le istruzioni di movimento corrette, di per sé non basta per rimuovere in maniera completa la patina riscontrabile sui denti e difficilmente eliminabile dagli interstizi dentali.

Placca batterica e piccoli frammenti di cibo incastrati tra i denti difficilmente riescono ad essere liberati con lo spazzolino, anche utilizzando un dispositivo elettronico. Per cogliere ancora meglio queste complesse dinamiche è indispensabile capire come è fatto un dente.

Ogni elemento delle arcate è infatti costituito da cinque lati esposti, di questi solo tre sono raggiungibili efficacemente. Vediamoli insieme:

– La superficie vestibolare, che identifica la parte esterna dei denti, quella rivolta verso le guance.

– La superficie masticatoria, rivolta verso il palato.

– La superficie interna, a contatto con la lingua.

– La superficie a contatto con gli altri denti.

– La superficie contenuta tra il dente e la gengiva, chiamata solco gengivale.

In sostanza, solo le prime tre possono essere deterse correttamente con spazzolino e dentifricio. Le ultime due, ovvero il solco che separa il dente dalla gengiva e lo spazio tra i denti, se non pulite con il filo interdentale, saranno luogo di proliferazione batterica a rischio di infezione dentale.

Il filo interdentale: dalle origini ai giorni nostri

La storia del filo interdentale è molto antica, in passato era costituito da un intreccio di fibre sottili, mentre al giorno d’oggi è composto di filo di nylon, un materiale decisamente più resistente ma anche elastico, perfetto per insidiarsi nelle fessure e accompagnare correttamente i movimenti delle mani, durante l’eliminazione dei residui di cibo e placca.

Il filo interdentale può essere acquistato in un qualunque supermercato e si presenta solitamente in due differenti tipologie: cerato e non cerato.

Il primo, lo dice il nome stesso, si presenta come rivestito da un sottilissimo strato di cera, che lo rende ancora più resistente, perfetto per chi ha irregolarità dentali – come ad esempio sovraffollamento di elementi accavallati l’uno all’altro – e necessita di una resistenza maggiore.

Il secondo è più consigliato per rimuovere placca e residui di cibo in spazi stretti grazie ad una superficie di abrasione maggiore rispetto al primo.

In commercio vi sono poi prodotti diversificati dal punto di vista del gusto, per esempio a seconda delle preferenze è possibile acquistare fili interdentali alla menta per una maggiore sensazione di pulito e freschezza. Vi sono poi speciali fili interdentali, appositamente studiati per chi possiede ortodonzie, ponti o capsule.

Usare il filo interdentale: tutti i vantaggi

Come abbiamo puntualizzato sopra, il filo interdentale fatica ad entrare nella routine degli italiani e questo fa sì che la prevenzione e la salvaguardia della salute orale non sia al massimo delle proprie potenzialità.

Ecco in definitiva i motivi per i quali questa tendenza va debellata e si deve attuare una più accurata informazione in merito ai vantaggi di un costante utilizzo di questo dispositivo:

– Il filo interdentale pulisce efficacemente le fessure tra i denti rimuovendo la placca laddove lo spazzolino non può arrivare e inibendo la creazione di tartaro. È bene specificare che una volta che il tartaro ha fatto capolino in bocca, solo una pulizia professionale in uno studio dentistico può eliminarlo.

– La rottura del filo interdentale durante la pulizia può rivelare la presenza di incrostazioni di tartaro nascoste, da fare controllare al proprio dentista.

– Infine, l’utilizzo quotidiano del filo interdentale, per ovvi motivi, previene l’alitosi.

Per tutti questi motivi, è buona norma includere nella propria routine quotidiana il filo interdentali, in aggiunta allo spazzolamento regolare e all’utilizzo di dentifrici addizionati con fluoro e collutori appositi.

Apparecchio per bambini: quando è bene fare la prima visita?

Quando si parla di ortodonzia infantile o apparecchio per bambini si fa riferimento agli interventi di correzione di denti e articolazioni appartenenti al cavo orale e posizionati in maniera non ottimale, attraverso l’applicazione dei classici apparecchi fissi o di appositi ritentori.
Per il trattamento giusto è fondamentale rivolgersi in questi casi a un dentista per bambini esperto e preparato.

I primi, detti brackets, sono i più comuni e conosciuti e consistono in piccole tacche di metallo posizionate su ogni singolo dente e collegate da un filo che ha lo scopo di effettuare una pressione e una trazione sui diversi elementi delle arcate. Questo intervento è ideale per risolvere problematiche di affollamento e sovrapposizione di denti. Come abbiamo accennato, solitamente il materiale utilizzato è il metallo, ma esistono anche opzioni in porcellana e resina, meno invasive esteticamente, dato che tendono a confondersi con lo smalto dentale.

I secondi dispositivi che abbiamo citato sono i cosiddetti apparecchi mobili, realizzati in materiale sintetico. Essi si incastrano solitamente tra i molari, attraverso dei ganci metallici, e sono perfetti per apportare degli interventi correttivi in presenza di difetti del morso e problematiche legate al palato. Naturalmente, trattandosi di apparecchi mobili, la loro efficacia è strettamente connessa alla continuità e alla costanza con cui il piccolo paziente lo indossa. Il dentista, infatti, deve fare sempre presente al piccolo paziente qual è il numero di ore minimo in cui deve essere indossato il dispositivo, in moda da assicurare la corretta efficacia.


Apparecchio per bambini: l’importanza della prevenzione

Erroneamente, molti genitori pensano che un bambino sia troppo piccolo per una prima visita di controllo dal dentista e ritengono che il periodo più corretto per interrogarsi sulla necessità di un’ortodonzia sia l’adolescenza. Tuttavia, ciò non è affatto vero, in quanto gli interventi eseguiti in giovanissima età sono decisamente più efficaci, grazie alla presenza di strutture ossee ancora in fase di sviluppo e dunque più flessibili: individuare e correggere fin dalla prima infanzia problemi legati in particolar modo alla conformazione ossea delle mascelle è l’ideale per impostare una corretta salute orale e un equilibrio ottimale della meccanica masticatoria.

Passata l’infanzia, infatti, solo la chirurgia ortognatica può intervenire sulle ossa del volto, in concomitanza con l’ortodonzia. Per questo motivo, è bene rivolgersi al proprio dentista di fiducia fin dai primi anni di vita del piccolo, così da valutare e considerare la necessità di interventi correttivi tempestivi.

Gli odontoiatri raccomandano di eseguire la prima visita dentistica intorno all’età di tre anni e di effettuare controlli periodici per seguire la crescita ossea e le dinamiche di passaggio dai denti da latte, agli elementi permanenti.

Nella fascia di età tra gli otto e i dieci anni la dentizione permanente è pressappoco completa e, in questa fase, potrà essere puntualmente valutata la necessità di trattamenti ortodontici. Qualora si verificasse l’esigenza di un intervento di questo tipo, verranno prese le impronte delle ossa mascellari, in modo da impostare la preparazione dell’apparecchio personalizzato. Una volta iniziata la cura, il piccolo paziente sarà soggetto a controlli periodici per valutare l’andamento della situazione e fare la manutenzione doverosa e gli adattamenti utili al proseguimento della cura, al fine di portarla a termine nella maniera più ottimale.

Non trattandosi di un’operazione chirurgica, il piccolo paziente non va preparato in modo particolare, al di là di effettuare una corretta igiene dentale prima di qualunque applicazione di un apparecchio fisso o all’inizio della terapia mobile, in modo da intercettare l’insorgenza di carie o patologie gengivali che potrebbero far insorgere delle complicazioni o ulteriori fastidi a carico del piccolo.

Una volta eseguita l’applicazione dell’ortodonzia e passato tutto il tempo necessario per verificare la buona riuscita della terapia, l’odontoiatra o l’ortodontista potranno eseguire la rimozione dell’apparecchio e valutare se prescrivere un periodo di passaggio con l’opzione mobile. In altri casi, è possibile che il dentista valuti di applicare un ritentore fisso, collocato dietro ai denti, con lo scopo di impedirne lo spostamento.

Come abbiamo visto, verso i 6 anni è bene che ogni bambino faccia la sua prima visita dentistica per valutare per tempo la necessità di interventi risolutivi mirati alle arcate dentali o alle articolazioni mandibolari: in tenera età è infatti più semplice agire in maniera efficace impostando una situazione di benessere ed equilibrio a carico della bocca e delle arcate dentali.

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