Odontoiatria Pediatrica: che peso ha lo sviluppo di competenze psicologiche nell’esercizio della professione

Lo sviluppo delle competenze psicologiche nell’esercizio della professione di dentista pediatrico assume la massima importanza, visti i diversi vantaggi che si possono conseguire nel momento in cui ci si relazione al giovane paziente.

La paura dell’odontoiatra pediatrico

Una delle paure maggiormente sviluppate nella mente dei bambini è quella del dentista, che rappresenta sicuramente il medico dal quale gli stessi si recano meno volentieri. Il dentista, infatti, tende a essere visto come medico che incute timore specialmente in quanto, la maggior parte delle visite, tendono a essere caratterizzate da un minimo livello di dolore e tensione. Il terrore che determinati strumenti vengano inseriti nella bocca del piccino, così come un atteggiamento talvolta freddo e distaccato, fanno in modo che nella mente del piccolo paziente si instauri un senso di paura che, molto spesso, si traduce in mancato controllo periodico dei denti, situazione che comporta lo sviluppo di svariate problematiche all’interno della bocca del paziente. Per evitare che tutto questo genere di situazioni si possa venire a palesare è necessario che il dentista pediatra, ovvero il ruolo che ricopri, segua un percorso che gli permette di conseguire delle conoscenze in campo psicologico.

L’importanza della psicologia nell’odontoiatria pediatrica

La psicologia, sicuramente, viene vista da parte tua, che rivesti il ruolo di pediatra, come materia che ha ben poco a che vedere col ruolo che devi rivestire. Questi due rami della medicina, al contrario di quanto tu possa immaginare, sono molto più vicini di quello che si crede: questo per il semplice fatto che il dentista deve essere in grado di capire quali siano i timori del piccino fin dal primo momento in cui inizia la visita.

Riuscire a comprendere questo genere di problema, che può essere di natura differente, fa in modo che tu possa effettivamente adottare una serie di strategie atte a evitare che una condizione dentale non ottimale possa peggiorare a causa del mancato controllo periodico dei denti del giovane paziente.

In questo caso il tuo ruolo è quello di analizzare, con estrema cura, l’intera situazione e fare in modo che il bambino possa rilassarsi mentre viene sottoposto ai diversi controlli oppure a un intervento che reputi sia necessario per preservare la sua salute dentale.

Pertanto occorre sempre avere un minimo di conoscenze nel campo della psicologia, specialmente quella infantile, in maniera tale da prevenire questo genere di situazioni durante la visita.

La psicologia dopo la visita e l’odontoiatria pediatrica

Ovviamente devi anche sfruttare le tue conoscenze in psicologia per fare in modo che il piccino possa effettivamente fidarsi di te ed effettuare delle nuove visite future. Devi quindi rassicurarlo e riuscire a trasmettergli quel senso di importanza che riguarda appunto il controllo periodico dei suoi denti, dettaglio fondamentale che non deve essere sottovalutato. Riuscire in questa impresa potrebbe essere complesso e per questo è bene conoscere la psicologia in quanto, grazie a questo elemento, è possibile avere l’occasione di sfruttare il peso delle parole, nonché dei gesti, dimostrando al piccino quanto sia fondamentale avere una bocca sana.

Di conseguenza anche al termine della visita, sia di controllo che per curare un’eventuale patologia, è necessario fare in modo che la psicologia venga utilizzata nel migliore dei modi da parte tua, evitando che il piccino si rifiuti nuovamente di effettuare una nuova visita.

I genitori e la pediatria odontoiatrica

Inoltre è sempre bene sfruttare la psicologia anche per fare in modo che il piccino possa essere consigliato dai genitori sull’importanza delle visite dentistiche. Tu, che sei un dentista pediatra, devi trovare nei genitori del tuo paziente un valido alleato in maniera tale che si possano evitare una serie di situazioni che sono tutt’altro che piacevoli da fronteggiare. Pertanto, grazie alla psicologia, puoi evitare che i genitori possano cadere nella classica trappola del bambino, ovvero quella del capriccio quando si deve effettuare la visita dentistica.

Sfruttando la psicologia questo genere di problema viene completamente eliminato e i tuoi pazienti possono avere la certezza di possedere una dentatura completamente sana e priva di ogni genere di difetto, dettaglio che non devi sottovalutare.

Trattamento più appropriato per le malocclusioni di Classe II prima divisione

Molti al giorno d’oggi sono i soggetti che presentano problemi dovuti alla malocclusione dentale, in particolare malocclusioni di Classe II prima divisione. Altri ancora lamentano una classe scheletrica di tipo I con crescita neutra, oppure una sporgenza di malocclusione dentale di classe 1 di divisione 1 o la proclinazione degli incisivi superiori e inferiori giusto per fare alcuni esempi.

In tutti i casi l’intervento di un’odontoiatria professionista è indispensabile affinché opti per il trattamento più appropriato.

Un arco mascellare quadrato e uno mandibolare ovale, sono due esempi di malocclusione di Classe II prima divisione.

Gli obiettivi dell’odontoiatra è in questo caso di mantenere il profilo e la classe scheletrica I, eliminare l’affollamento e correggere l’asse assiale dei denti in modo adeguato, correggere la linea mediana e ottenere un buon equilibrio e funzione occlusale. Il trattamento consiste nell’estrazione dei primi bicuspidi mascellari e degli apparecchi ortodontici fissi.

Che cos’è la malocclusione di Classe II prima divisione?

Le malocclusioni di classe II rappresentano quasi il 40% del numero totale di pazienti che lamenta questa condizione dell’apparato dentale che nello specifico comporta.

In generale, quando si parla di seconda classe significa che i molari, i premolari e i canini dell’arcata superiore entrano a contatto soltanto con gli omologhi della parte inferiore (testa contro testa) o li scavalcano.

A seguito di questa malocclusione ne consegue un evidente aumento della distanza regolare tra gli incisivi superiori e inferiori.

La malocclusione di seconda classe può essere la conseguenza di un’anomala posizione dei denti, ma molto spesso è dovuta al rapporto scorretto che esistente tra l’osso mascellare e quello mandibolare che si ripercuote negativamente sul profilo del soggetto interessato.

In quest’ultimo caso le possibili diagnosi sono tre: il mascellare superiore è più grande del normale e la mandibola è poco sviluppata e si trova in posizione arretrata rispetto al mascellare superiore. La terza invece è in sintesi la combinazione di entrambi i fattori.

Quali sono i sintomi di una malocclusione?

In base alla classificazione della malocclusione, i disturbi possono essere di tipo lieve o grave. Quelli tipici includono ad esempio: l’allineamento improprio dei denti, l’alterazione dell’aspetto del viso, il morso frequente delle guance o della lingua interne, il disagio durante la masticazione o il morso, problemi di linguaggio incluso il respirare attraverso la bocca piuttosto che con il naso.

La malocclusione viene in genere diagnosticata attraverso esami dentali di routine. Il dentista esaminerà i denti e potrà eseguire radiografie dentali per determinare se sono correttamente allineati.

Se viene rilevata una malocclusione, verrà classificata in base al tipo e alla gravità. La malocclusione di classe 1 viene diagnosticata quando i denti superiori si sovrappongono a quelli inferiori, ed è tra l’altro la classificazione più comune in molti pazienti indipendentemente da sesso ed età di ognuno di loro.

Quali sono i migliori trattamenti per la maloccusione Classe II prima divisione?

Una diagnosi accurata permette all’odontoiatra di stabilire se la malocclusione di seconda classe dipende da un’eccessiva retrusione della mandibola, da una protrusione mascellare (è più pronunciata della mandibola) o dalla combinazione di entrambi.

I trattamenti prescritti per le malocclusioni di classe II, vengono eseguiti secondo l’elaborazione di un piano diagnostico e terapeutico che può variare in relazione all’età dei pazienti.

Attualmente il numero di adulti che richiedono un trattamento ortodontico è aumentato gradualmente e si concentra sulla correzione, compensazione o invecchiamento della malocclusione che questi pazienti presentano e che hanno già completato il loro stadio di crescita.

Per eseguire la correzione delle malocclusioni di classe II nei pazienti adulti, le estrazioni possono includere due premolari mascellari e due mandibolari. Le estrazioni dei soli premolari superiori sono indicate in assenza di affollamento o discrepanza cefalometrica nell’arco mandibolare. Questi sono probabilmente i denti più estratti per scopi ortodontici (secondo la diagnosi della filosofia ortodontica che si applica per ogni trattamento), perché hanno una posizione conveniente tra i segmenti anteriore e posteriore.

La variazione nella sequenza delle estrazioni comprende i premolari superiori o inferiori primo o secondo, e sono raccomandati da diversi professionisti per la grande varietà di tecniche disponibili oggi.

Gli esami indispensabile per rilevare la malocclusione dentale

L’esame intraorale consente di rilevare una relazione molare bilaterale di classe II e classe canina II, l’affollamento anteriore superiore e inferiore moderato, la linea mediana mascellare deviata a destra, e se l’arco ha una forma quadrata nella mascella e nella mandibola. I tessuti parodontali potrebbero in tal caso essere anch’essi interessati.

La radiografia panoramica rivela invece ad esempio la presenza di terzi molari superiore e inferiore inclusi, così come la radice e le eventuali discrepanze dentali in relazione allo spazio disponibile come ad esempio di -7mm nell’arco superiore e -3mm nell’arco mandibolare.

Per fare un esempio di trattamento in caso di malocclusione di Classe II prima divisione, la tecnica consiste nel posizionare apparecchi ortodontici su prescrizione. Come ancoraggio in genere viene consigliato l’uso di un arco transpalatale, seguito dalle estrazioni. Seguendo le indicazioni della tecnica, la fase I viene effettuata livellando con archi tondi in nichel-titanio. Successivamente gli archi DKL vanno collocati per la fase II ovvero di chiusura dello spazio. La fase III prevede invece il posizionamento degli archi rettangolari per la coppia finale e il ribaltamento ottenuti attraverso la prescrizione.

Clinica Odontoiatrica situata tra Novara e Varese | Odontoiatria Pediatrica

Odontoiatria Pediatrica: cos’è e perché è importante

Per ottenere una dentatura sana nell’età adulta è fondamentale prendersi cura dei propri denti a partire dall’infanzia e per tutto il resto della vita. 

Infatti, sarebbe opportuno iniziare le prime visite ortodontiche intorno ai cinque/sei anni d’età, periodo che coincide con l’ingresso alla scuola elementare. A tale scopo, sta crescendo sempre di più la sensibilizzazione della popolazione e di conseguenza sta aumentando anche l’interesse verso una nuova branca medica che prende il nome di Odontoiatria Pediatrica o Infantile, ovvero il dentista dei bambini.

Cos’è l’Odontoiatria Pediatrica?

Si tratta di una disciplina molto importante, conosciuta anche come Pedodonzia. Quest’ultima, fino a qualche anno fa si limitava al trattamento dei soli denti da latte, invece, oggi, ha l’obiettivo di prevenire, diagnosticare e curare eventuali patologie del cavo orale, a partire dalla tenera età e proseguendo fino all’adolescenza. Infatti, spesso accade che durante l’infanzia vengano assunti dei comportamenti errati che poi si consolidano, inevitabilmente, nell’età adulta, creando diversi problemi che risulteranno maggiormente difficili da trattare o richiederanno tempistiche più o meno lunghe, a seconda della gravità del singolo caso. L’Odontoiatria Pediatrica si occupa non soltanto di insegnare ai bambini un corretto stile di vita per prendersi cura della propria bocca, ma mira anche ad evitare la comparsa di fastidi, come carie, malocclusioni o l’insorgenza di altre problematiche parecchio diffuse nell’età infantile.

Perché il pedodonzista è importante

Lavorare in tale ambito non è così semplice, ma richiede specifiche competenze dal momento in cui deve essere posta particolare attenzione verso le esigenze fisiologiche, psicologiche e, talvolta, patologiche dei piccoli pazienti. A tale scopo, vengono adottate diverse pratiche per tranquillizzarli e per rendere la seduta il più piacevole possibile, senza in alcun modo traumatizzarli. Tutti i bambini hanno bisogno di specifiche cure rispetto agli adulti, quindi, per far sì che si sentano a proprio agio e che non siano impauriti dal contesto, occorre un personale qualificato e specializzato, con anni di esperienza nel settore, che conosca il modo più adatto per interagire con il mondo dei piccoli. L’approccio degli specialisti nei confronti del bambino è un ruolo di grande importanza. Essi devono puntare ad acquisire la sua piena fiducia al fine di ottenere collaborazione, mettendosi al suo livello e gratificandolo quando si comporta nel modo giusto. Questo rapporto reciproco, non è facile da instaurare, ma si consoliderà di volta in volta, grazie alla possibilità di effettuare delle visite periodiche, che permetteranno di conoscersi più a fondo, da entrambe le parti. Il compito del professionista è anche quello di educare i bambini ad una corretta igiene orale, consentendogli di apprendere sul piano del gioco, le giuste metodologie da mettere in pratica quotidianamente. E’ importante insegnare loro come si spazzolano i denti, per quanto tempo e quante volte al giorno, spiegandogli a cosa potrebbero andare incontro, qualora non rispettassero i giusti accorgimenti, con lo scopo di sensibilizzarli ad attuare un trattamento adatto, ma senza spaventarli.

In secondo luogo, è fondamentale che l’ambiente circostante sia accogliente e colorato, pensato su misura del bambino, anche tramite l’ausilio di materiali, come libri o video, che possano rassicurarlo e fargli vivere serenamente questa nuova esperienza. In molti studi dentistici, sono state ideate delle sale d’aspetto apposta per intrattenere il bambino, mentre attende il suo turno, dove, a volte, vengono organizzate delle video lezioni che spiegano l’anatomia dentale e quali sono i più temuti nemici dei denti, in modo divertente, attirando l’attenzione di tutti gli ascoltatori.

Di cosa si  occupa il dentista dei bambini

La maggior parte degli interventi odontoiatrici derivano da una scorretta cura dei denti o dall’adozione di abitudini sbagliate per un tempo prolungato. Nonostante ciò, un buon professionista è in grado di intervenire per correggere il problema, tramite diverse metodologie, in tempi più o meno ristretti. Ad esempio, al fine di prevenire l’insorgenza di carie, vengono effettuate delle sigillature apposta sui denti molari e premolari, che a causa della presenza di solchi, risultano più difficili da spazzolare e tendono a fare accumulare la placca batterica. Oppure, altre volte si interviene su alcune cattive abitudini, come succhiare il dito durante il giorno o la notte, o tenere il ciuccio sino ad età avanzata. A lungo andare, questo vizio, può causare diverse problematiche. Quella che viene riscontrata più frequentemente è la restrizione del palato, che potrebbe provocare una mancata fuori uscita di alcuni denti, ma risulta comunque possibile intervenire, tramite l’utilizzo di alcuni dispositivi fissi o mobili, per un certo periodo di tempo.

Diversi studi nell’ambito della Pedodonzia hanno sottolineato l’importanza di una prevenzione precoce per la salute della bocca, grazie ai numerosi riscontri positivi ottenuti nel corso degli anni. Essi non coinvolgono solo l’età infantile, ma puntano soprattutto ad ottenere un miglioramento della qualità di vita nell’individuo adulto, riducendo la quantità di interventi invasivi a cui deve sottoporsi.

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Impianti dentali per edentulia parziale: come intervenire

Gli impianti dentali rappresentano una delle migliori soluzioni al problema di edentulia parziale o totale nel paziente in cura. Le tecniche di implantologia dentale, infatti, è in grado di ripristinare il corretto equilibrio estetico del sorriso e, soprattutto, la funzionalità delle arcate dentali.

In sostanza, quando si è al cospetto di uno o più denti mancanti, la soluzione più efficace è senza dubbio quella di ricorrere ad un impianto.

Impianti dentali: quali fattori considerare prima di intervenire

Cioè che è certo, è che questo tipo di intervento può essere praticato unicamente da un’equipe specializzata, a fronte di una corretta osservazione clinica, capace di valutare la situazione globale del paziente.

Uno dei fattori da considerare attentamente è la causa dell’edentulia e il lasso di tempo trascorso senza denti. Inoltre, va monitorato l’aspetto meccanico e osseo: valutare la qualità della porzione ossea sulla quale andrà ad ancorarsi l’impianto è un passaggio decisivo per la buona riuscita dell’intervento.

Per concludere l’anamnesi, una radiografia è certamente la migliore pratica, in quanto è in grado di rilevare eventuali complicanze in vista dell’operazione.

Cos’è l’edentulia parziale?

Quando viene utilizzato il termine edentulia, si fa riferimento alla mancanza di alcuni elementi dentali nelle arcate. Questo fenomeno si distingue in edentulia totale, quando il paziente non possiede alcun dente, ed edentulia parziale, quando a mancare sono uno o pochi elementi.

Agire su un individuo parzialmente edentulo, in sostanza, significa andare a sostituire i denti mancanti. Per fare questo sono percorribili due differenti strade: la sostituzione degli elementi mancanti con corone o ponti o – come accennato sopra – l’esecuzione di un impianto.

Vantaggi degli impianti dentali su denti mancanti

Se si sceglie di ricorrere all’opzione meno invasiva è necessario accertarsi che i denti posti prima e dopo quello mancante siano sani e costituiti in modo tale da poter fungere da supporto al dente fisso che si andrà ad aggiungere in bocca. Tali denti dovranno essere coperti da due corone, con il risultato di avere non più solo un dente coinvolto in questa operazione, ma ben tre.

Bisogna considerare poi che l’igiene di un ponte mobile è molto più difficile da mantenere e la funzionalità di questa struttura sarà da monitorare affinché non ceda. Gli inconvenienti appena descritti non si verificano invece nel caso di un impianto vero e proprio, in quanto l’intervento dà vita ad un dente finto, completamente indipendente dagli altri.

Tecnicamente, durante l’intervento implantare, nell’osso corrispondente al dente mancante, viene inserita una vite di titanio che va a costituire la radice del nuovo elemento. Il metallo di cui si costituisce il dente assicura l’estraneità a carie o ascessi. Essendo inoltre separato dai denti naturali attigui, la pulizia dell’impianto potrà essere efficace a tutti gli effetti.

Un’alternativa valutata da molti pazienti è quella di non intervenire affatto, scegliendo di rimanere senza uno o più denti. Questa scelta è dannosa sia dal punto di vista funzionale della masticazione, sia da un punto di vista estetico. In particolare, nei pazienti non più giovani, è essenziale mantenere una corretta funzionalità motoria dell’apparato masticatorio: potersi alimentare correttamente è indispensabile e l’impianto assicura una capacità muscolare pari a quella derivante dai propri denti naturali.

In conclusione, come abbiamo visto, la mancanza parziale di alcuni elementi dentali rende necessario un intervento chirurgico che spesso si risolve con un impianto. La necessità di un’azione del genere non è da ricercarsi unicamente nella preservazione della corretta masticazione ma anche nell’impatto estetico che la mancanza denti e la successiva diminuzione ossea può avere sul viso. L’atrofia del tono muscolare adibito alla masticazione nella mandibola può ampiamente cambiare l’aspetto del viso, con cedimenti irreversibili dei lineamenti. Pertanto, è bene preservare funzionalità ed estetica della propria bocca, per un sorriso sano ed visivamente piacevole. I vantaggi a cui va incontro un paziente che decide di ricorrere ad una soluzione implantare sono innumerevoli, un miglioramento della qualità della vita e del proprio aspetto estetico saranno infatti assicurati a fronte di un intervento totalmente indolore.

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Gestione del paziente con gengivite desquamativa

Le gengive, purtroppo, sono terreno fertile per numerose patologie più o meno importanti. Le lesioni gengivali desquamative, in particolare, sono l’insieme situazioni di compromissione, che si manifestano sulla parte della gengiva aderente all’arcata dentale. In sostanza, le gengive tendono a scollarsi e la loro superficie appare infiammata e dolente.

Le cause di queste problematiche sono da ricercarsi principalmente in due tipologie di malattie, aventi caratteristiche immuno-mediate: Pemfigoide delle Membrane Mucose e Lichen Planus. Più raramente, le ragioni sono da ricercarsi in problematiche dermatologiche o allergologiche.

Come si manifestano le gengiviti desquamative?

Dal punto di vista medico, una gengivite desquamativa può presentarsi in differenti modi, dando vita a contesti erosivi o bollosi, nei quali la porzione infiammata è circoscritta a zone limitate, oppure – al contrario – mostrando un quadro esteso, unitamente ad un’importante incidenza ulcerosa.

In entrambi i casi, il paziente si rivolge al proprio dentista per il notevole fastidio rilevato. Meno frequentemente, invece, la patologia si presenta in maniera totalmente asintomatica. In questo caso, solo un medico – durante una visita – è in grado di accorgersi della patologia.

Riconoscere una gengivite desquamativa: la diagnosi

Un primo criterio di riconoscimento della gengivite desquamativa è la sua principale differenza rispetto alla parodontite batterica, ovvero il non intaccamento delle gengive marginali. Tuttavia, spesso la situazione non è così delineata e chiaramente identificabile, in quanto può accadere che nel cavo orale le lesioni si allarghino ad una porzione gengivale più ampia. La situazione in questi casi è aggravata da placca e tartaro. Ciò accade perché i pazienti con gengivite desquamativa avvertono dolore e bruciore, pertanto non mettono in pratica una corretta igiene orale.

La diagnosi corretta avviene solitamente attraverso un prelievo chirurgico di tessuto, sul quale viene effettuata una analisi istologica. Durante questa pratica, è necessario porre particolare attenzione nel prelevare una porzione di tessuto che comprenda sia una parte desquamata, sia una sana.

Un’altra tipologia di diagnosi consiste nel test di immunofluorescenza diretta, il quale consente di cogliere se all’origine della lesione sia presente un fenomeno immuno-mediato. Il prelievo in questo caso deve essere necessariamente ancora più preciso, mirando a cogliere il tessuto sano accanto alla lesione.

Come si cura la gengivite desquamativa?

Innanzitutto, la cura dipende fortemente dall’origine della patologia e dunque dai risultati degli esami appena citati.

Qualora, alla base del disturbo, sia stato rilevato attraverso l’esame istologico il lichen planus orale, sarà necessario con grande probabilità l’uso di corticosteroidi topici molto potenti, come il clobetasolo per esempio. Se il problema rilevato interessa un’area gengivale più ristretta, si potrà fare ricorso ad un principio attivo sotto forma di biodesivo, per una perfetta adesione sulle mucose colpite. Questa soluzione permette di limitare ampiamente gli effetti collaterali della cura.

Questi tipi di interventi sono adatti anche ad una diagnosi di pemfigoide, specialmente il problema è limitato alla sola gengiva.

Nel caso di pemfigo volgare è tassativamente indicato l’utilizzo di corticosteroidi sistemici e immunosoppressori. Qualora la gengivite desquamativa fosse causata da un eritema multiforme sarà invece necessario agire sempre con cure a base di cortisone con l’obiettivo di individuare e sconfiggere la causa scatenante.

Per concludere, al fine di risolvere una gengivite desquamativa è indispensabile effettuare una attenta diagnosi, in grado di individuarne le cause. Oltre alle terapie che il dentista riterrà opportuno prescrivere, instaurare una corretta routine dell’igiene orale sarà di grande aiuto sia durante la guarigione, che nella prevenzione quotidiana di problemi simili.

È necessario infatti impegnarsi in un’accurata pulizia dei denti almeno due volte al giorno, per almeno due minuti, curandosi di fare i giusti movimenti con lo spazzolino e di terminare l’igiene con il filo interdentale, per rimuovere eventuali residui altrimenti inaccessibili. Si consiglia inoltre di recarsi una o due volte l’anno dal proprio medico dentista per controlli puntuali e un’operazione di igiene professionale.

Gengivite: cos’è e come curarla con l’ossigenoterapia

Avere un sorriso sano e curato è un’ambizione per molti, ma richiede un certo impegno ed un’attenzione costante. Le malattie del cavo orale, infatti, possono rappresentare un grave problema per la salute generale anche dei sorrisi dei più belli.

Tra le patologie più subdole troviamo sicuramente la gengivite che, se trascurata, può trasformarsi in affezioni assai più serie ed impegnative da debellare. Una gengivite non curata opportunamente, infatti, può evolvere in forme più o meno gravi di parodontite che possono compromettere irrimediabilmente lo stato di salute dei tessuti che sostengono i denti fino alla caduta definitiva degli stessi (piorrea).

Per questo motivo è necessario non trascurare i primi segnali di gengivite; la patologia, al primo esordio, infatti può essere trattata efficacemente senza correre il rischio di incorrere in problemi peggiori in un secondo momento.

Scopriamo, in breve, cos’è la gengivite e come si cura.

Cos’è la gengivite

La gengivite è un’infiammazione a carico del solco gengivale di natura prevalentemente batterica o causata, in minor percentuali da traumi della zona.

Al primo stadio la patologia non da segnali allarmanti, ma con il degenerare della condizione le gengive si arrossano, possono apparire molli e gonfie ed è consueto incorrere in un sanguinamento gengivale in seguito alle normali pratiche di igiene orale o, in talune circostanze, mordendo cibi di natura più consistente.

Nelle fasi più avanzate della malattia il solco gengivale tende a regredire lasciando scoperta la base del dente, le radici dello stesso e lo conduce ad una mobilità eccessiva e pericoloso.

Tra i vari sintomi che la malattia produce anche in fase iniziale, l’alito cattivo deve immediatamente suonare come un campanello d’allarme.

La causa principale della gengivite è la proliferazione ingiustificata di batteri all’interno del cavo orale; residui di cibo non accuratamente rimossi, infatti, si incuneano tra il dente e la sue gengiva favorendo l’accumulo di placca prima e di tartaro poi favorendo in tal modo le aggressioni batteriche.

Un’adeguta igiene orale riesce quasi sempre a contrastare la gengivite, ma in caso di patologia accertata è necessario correre immediatamente ai ripari.

Come contrastare la gengivite?

Poiché la gengivite è una condizione reversibile, ma rappresenta l’anticamera della parodontite, è necessario intervenire rapidamente per combatterla. In primo luogo è bene sottoporsi ad una pulizia professionale (detartrasi) in modo da rimuovere accuratamente il tartaro dal solco gengivale che non si riesce ad eliminare autonomamente.

In seconda battuta è opportuno affidarsi ai nuovi trattamenti che la medicina ha messo a disposizione dei professionisti del settore per curare la gengivite. Benché l’ossigeno terapia abbia trovato applicazione e consenso soltanto da una decina di anni a questa parte e risulti dunque sostanzialmente ancora nuova, può regalare risultati veramente soddisfacenti nel campo della cura delle gengivite.

Ossigeno terapia e gengivite

L’ozono ossigeno terapia è una pratica medica all’avanguardia che trova ambito applicativo in parecchi rami sanitari e della medicina estetica.

La pratica consiste nell’erogare una certa quantità di ozono-ossigeno sulla zona da trattare utilizzando un apposito macchinario che consente di sparare il gas in maniera precisa ed accurata.

La pratica non è dolorosa e non necessita di alcuna forma di anestesia; il trattamento non è fastidioso e non provoca effetti collaterali successivi. L’applicazione locale di ozono e ossigeno, associato alla rimozione professionale della placca, garantisce ed aiuta a debellare tutta la flora batterica che, in accumulo, genera l’infezione gengivale e favorisce la formazione del tartaro.

L’ossigeno terapia, dunque, ha un potentissimo effetto anti batterico ed antivirale, elimina virus e batteri e aiuta a mantenere nel tempo la sede locale della gengiva più pulita e sana.

L’applicazione del gas da parte del dentista avviene mediante una sorta di puntale ed è molto rapida; a seconda dell’impiego, infatti, raramente supera i due minuti, ma il professionista potrebbe ritenere necessarie più sedute per raggiungere un risultato migliore e duraturo nel tempo.

L’ambito applicativo dell’ossigeno terapia, in ogni caso, è estremamente vasto e non riguarda soltanto la cura del solco gengivale; essa, infatti, viene utilizzata anche per una rivoluzionaria cura delle carie, per devitalizzare i denti, ma anche per una fattiva re mineralizzazione degli stessi nell’ottica di garantire un apporto maggiore di sostanze necessarie alla salute dentale.

Nella cura del cavo orale affetti da herpes o fastidiose afte, l’ossigeno terapia ha mostrato risultati a dir poco sorprendenti.

Dentista a Borgomanero e Sesto Calende

Odontobi, a pochi chilometri da Sesto Calende e Borgomanero, è un centro odontoiatrico con dentisti specializzati nella cura delle principali patologie del cavo orale. Contattaci per un consulto.