Rigenerazione ossea: Tecniche di Avanzamento Passivo dei Lembi.

L’importanza della rigenerazione ossea

In ambito dentistico è doveroso intervenire in alcune situazioni mediante tecniche di rigenerazione ossea, una serie di operazioni chirurgiche il cui scopo e consentire alle ossa danneggiate di potersi riprodurre in modo completamente naturale. I vantaggi di queste procedure sono moltissimi, in quanto puoi ottenere una cura molto efficace per la tua bocca in tutti quei casi che potrebbero comportare la perdita di uno o più denti. Si tratta di metodi poco invasivi, recentemente approfonditi e ampiamente sperimentati, su cui puoi riporre la massima fiducia e avere la certezza di ottenere ottimi risultati sia dal punto di vista estetico che per quanto riguarda la longevità dell’intervento. Nella rigenerazione ossea infatti, lo scopo principale e consentire alla bocca di riprendere il suo naturale ciclo di vita, abbandonando quei processi degenerativi che possono comprometterne la salute in modo irreparabile. Vediamo quando potresti rivolgerti a questo tipo di chirurgia e come viene effettuata.

La rigenerazione ossea nella parodontite e nell’arretramento gengivale

Uno dei casi più evidenti in cui ricorrere alla rigenerazione ossea è l’arretramento gengivale, qualunque ne sia la causa, che può essere dovuta a moltissimi fattori. La parodontite è probabilmente la malattia più conosciuta che colpisce le gengive e può causarne il grave arretramento, che a sua volta può provocare la perdita di tutti i denti. Se noti nella tua bocca un arretramento gengivale devi pertanto rivolgerti al dentista, che verificherà le cause, formulerà una diagnosi e cercherà infine la migliore soluzione per risolvere il tuo problema. In tutti questi casi possono essere utili le nuove tecniche di avanzamento passivo dei lembi, una serie di interventi di chirurgia plastica parodontale che permettono la gestione dei tessuti molli immediatamente adiacenti ai denti o agli impianti artificiali. Ma perchè agire sui tessuti molli per garantirti il recupero delle ossa della mascella e permetterti di guarire dal problema della rescissione gengivale? Quest’ultima è generalmente causata da un’igiene orale non perfetta e può essere il risultato di un progressivo aumento dei batteri in aree localizzate; il loro proliferare comporta un peggioramento esponenziale delle condizioni igieniche della bocca, degenerando fino alla distruzione delle ossa e compromettendo successivamente la stabilità dei denti. Ti sarà chiaro a questo punto, che una corretta igiene orale è sempre importante; in ogni caso, dal momento che le gengive sono scoperte e maggiormente esposte agli attacchi batterici, diventa molto più complicato ottenere la totale pulizia dei colletti gengivali e non ti resta che rivolgerti al dentista per una cura più efficace. Agire sui tessuti molli adiacenti permette al medico, dopo un processo di pulizia al quale tu stesso parteciperai quotidianamente mediante l’uso corretto dello spazzolino, di ricoprire le aree esposte e permettere alle ossa sottostanti di potersi rigenerare, ritrovando così la loro totale integrità. Per questa ragione utilizzare delle tecniche di avanzamento passivo dei lembi consente di raggiungere una guarigione completa e soprattutto definitiva, cioè con un bassissimo rischio di ricaduta.

Come si effettua l’avanzamento passivo dei lembi

Questo intervento consiste in una vera e propria chirurgia plastica applicata in ambito odontoiatrico. Per questa ragione si tratta di un’operazione relativamente semplice che puoi affrontare tranquillamente e senza temere coseguenze negative. Il medico dentista provvederà ad usare l’anestesia in prossimità delle aree interessate e sfrutterà i tessuti molli per ricoprire le parti esposte soggette alla progressiva degenerazione. Una volta terminato l’intervento dovrai affrontare un pò di terapia, per lo più di carattere igienico; dovrai attenerti a una seduta settimanale per almeno 4 settimane consecutive, durante la quale si provvederà all’eliminazione della placca batterica. Dovrai inoltre evitare di masticare utilizzando i denti prossimi alle aree d’intervento e dovrai mangiare cibi morbidi e freddi. Per circa 6 settimane dovrai fare uso della clorexidina, un colluttorio che contribuirà nella rimozione della placca batterica; assumerai inoltre un antinfiammatorio a base di ibuprofene. Con un poco di pazienza e sottoponendoti a un’operazione semplice, hai quindi la possibilità di risolvere in modo definitivo il problema della rescissione gengivale e scongiurare la possibile perdita dei denti. Le tecniche di avanzamento passivo dei lembi sono in ambito dentistico una vera rivoluzione che può essere molto utile anche se in bocca hai delle protesi dentarie. Nei casi di ipersensibilità, di rigetto e altre infezioni causate da un ponte dentale o un impianto, l’avanzamento passivo dei lembi è senza dubbio la migliore soluzione alla quale puoi attualmente affidarti.

Pedodonzia: il profilo ideale del dentista pediatrico che i bambini prediligono.

Il timore del dentista è un problema che nasce sin dalla giovane età. Se anche tu, ad esempio, hai tutt’ora problemi nel recarti dal dentista anche per interventi semplici, probabilmente è dovuto a un trauma che hai subito in giovane età. Pensare a un trauma esclusivamente come un evento che ha provocato disagio o dolore è errato: anche uno sguardo burbero, un tono poco apprezzabile e modi di fare sbrigativi possono rappresentare piccoli traumi, soprattutto in virtù dell’aspettativa generata dall’incontro, che nei bambini è sempre negativa. 

Tutto ciò ha reso indispensabile l’ingresso nel modo dell’ortodonzia di una figura speciale, indirizzata principalmente ai più giovani: il pedodontista.

Chi è il pedodontista Il pedodontista è un professionista – un dottore – che differisce solo leggermente dall’ortodontista tradizionale, in quanto si rivolge specificatamente ai bambini. Nel suo corso di studi, il pedodontista si specializza nelle problematiche che riguardano l’apparato dentale dei più piccoli (che, per quanto simile a quello degli adulti, presenta comunque alcune differenze rilevanti), e sostiene anche delle prove di psicologia infantile, per sviluppare il linguaggio e l’atteggiamento migliore per mettere a proprio agio i giovanissimi pazienti. Si tratta di una figura, dunque, altamente specializzata e sempre più richiesta, perché garantire ai bambini un’esperienza poco traumatica dal dentista significa ottenere adulti con denti più sani, che non si irrigidiscono al momento in cui viene fissato un appuntamento con il medico.

Il profilo ideale del pedodontista: gli aspetti personali Se devi scegliere un pedodontista, devi tenere in considerazione le seguenti caratteristiche. Innanzitutto, è consigliabile che il pedodontista sia giovane. Questo non vuol dire che i pedodontisti più in là con gli anni siano poco professionali o sconsigliabili, ma una figura giovane è con molta probabilità più idonea ad accogliere i bambini, soprattutto quelli più piccoli. I pedodontisti di giovane età, infatti, vengono visti dai pazienti come più vicini alla propria persona rispetto a un adulto. In questo modo, il bambino ha la sensazione di avere a che fare con uno zio o con un amico, piuttosto che da uno scostante dottore con il camice. Accogliere il bambino con un sorriso è poi strettamente importante: quando il giovane paziente entra nello studio, infatti, deve sentirsi immediatamente a suo agio, ben accolto e in un luogo in cui il tempo sembra passare in maniera più veloce, grazie al divertimento; di certo, un medico che ha modi sbrigativi e che non si cura del bambino non può essere visto di buon occhio da quest’ultimo, il quale si sentirà con molta probabilità in forte disagio in sua presenza. Il tono del pedodontista deve essere allegro ma rilassato, schietto e al contempo rassicurante, spingendo in questo modo il bambino a riporre la propria fiducia nell’adulto. È opportuno, inoltre, che il medico si rivolga spesso al paziente durante i dialoghi, non interloquendo solo con i genitori. Questo serve per far sì che il bambino si senta parte integrante del discorso e sia invogliato a partecipare. Naturalmente, tutti questi aspetti rappresentano un modello ideale, ma non adatto a chiunque. Ogni bambino, infatti, è un universo a sé, e potrebbe rispondere in maniera diversa anche di fronte al professionista più bravo del mondo.

L’ufficio del pedodontista Un elemento di indubbia importanza nel rassicurare il bambino che fa visita al pedodontista è lo studio. Anche in questo caso, l’asetticità di uno studio dentistico tradizionale è indubbiamente fonte di disagio per il piccolo, che può provarne timore o restarne impressionato (non sono pochi, infatti, gli adulti che da piccoli immaginavano la classica seduta bianca come una zona di atroci torture). Per questo motivo, è opportuno che lo studio dentistico sia colorato e vivace. Un’ottima soluzione, ad esempio, è quella di rappresentare sulle mura i personaggi principali, adatti sia a maschi che femmine, tra cui supereroi o protagonisti di cartoni animati. Anche la presenza di disegni che rappresentano un ambiente bucolico (con alberi, fiori e un cielo azzurro, ad esempio) può aiutare a tranquillizzare il bambino, che vede il luogo come una sorta di stanza con due anime in cui certamente avvengono cose non proprio piacevoli, ma nelle quali è possibile anche divertirsi. A proposito di divertimento, nell’ufficio di un pedodontista non devono mancare giochi (anche semplici) adatti a tutte le età; il pedodontista, infatti, è una figura che copre un’età che va dai 3 ai 18 anni, quindi non possono mancare giochi adatti ai bimbi di 5 anni e altri adatti a quelli di 10: in caso contrario, il rischio è che il paziente si annoi. In conclusione, un bel premio per l’impegno profuso da parte del bambino non è certamente da trascurare: nello studio del pedodontista devono quindi esserci caramelle e altri dolcetti, da donare al bambino che ha terminato l’intervento.

Competenze specifiche Al di là degli aspetti personali e pratici, è importante che l’odontoiatra infantile abbia alcune competenze specifiche, tra cui quelle indicate in precedenza. Un perfetto pedodontista, infatti, non solo conosce le strategie per approcciarsi anche ai bambini dal carattere più difficile, ma ha studiato approfonditamente la morfologia del palato infantile, che si caratterizza per la crescita dei denti decidui. Si tratta dunque di uno specialista che sa quando è opportuno ricorrere a interventi e quando no. Infine, il pedodontista deve sempre coprire una tua esigenza: quella informativa. Il professionista, infatti, deve fornire consigli utili a prevenire i problemi che affliggono la bocca dei bambini, i quali molto spesso sono causati da cattive abitudini a loro volta imputabili ai genitori. L’odontoiatra pediatrico, dunque, sa che per garantire un perfetto sorriso al bambino (e all’adulto che sarà) deve innanzitutto educare te, il suo genitore.

Malocclusione di prima classe scheletrica: che cos’è

Quando chiudi la bocca noti che le due arcate dentali non aderiscono perfettamente? Potresti avere un difetto di malocclusione, causato a monte da un problema, strutturale o funzionale, di mandibola o di mascella: essendo un disordine di pertinenza scheletrica, puoi capire perché si utilizzi questo termine.

Il condizionale, al riguardo, è d’obbligo, poiché solo uno specialista è in grado di fare diagnosi, verificare la natura del sintomo e quanto vi sia probabilità di complicazioni nel breve o nel lungo periodo. Pertanto, quanto segue ha solo finalità informativa.

Cause e sintomi di malocclusione di prima classe scheletrica

Di origini incerte, questo disturbo presuppone una componente ereditaria, ma può apparire, in alcune forme, anche in seguito a traumi, comportamenti scorretti e patologie: improvvise perdite di equilibrio che portano a cadere, digrignare i denti nel sonno e senza alcun controllo cosciente, danneggiamenti derivanti da cure inadeguate; l’abitudine, tra i bambini, di tenere il succhietto o il pollice in bocca e alcune forme di cancro al cavo orale sono alcuni esempi che causano un’anomalia nella chiusura delle arcate dentali.

Ma quali sono i livelli di malocclusione?

Lo studioso statunitense Edward Angle, verso la fine del XIX secolo, ha operato una distinzione in merito, definendo il livello scheletrico di primo grado, insieme a quelli secondario e terziario nei quali sussiste un’alterata adesione tra le arcate.

Nella malocclusione scheletrica di prima classe, per contro, i molari stanno adeguatamente a contatto ed il loro rapporto risulta idoneo. Questa classificazione, seppure incompleta, ha rappresentato una base di partenza per la gnatologia e la sua evoluzione insieme a quella, più in generale, dell’ortodonzia in quell’epoca.

Stabilirne il grado viene fatto tramite l’esame della mandibola a riposo e in attività, in apertura ed in chiusura, che si tratti di parlare, inghiottire o masticare.

Nella prima classe, a differenza delle altre due e come già anticipato, si riscontra un corretto contatto tra i molari, ma con probabili alterazioni che si ripercuotono anche su zone del corpo senza alcun apparente collegamento con il cavo orale (ad esempio, problemi di postura oppure dislivelli tra i due lati del corpo, con possibili scompensi anche se la dissimmetria è minima): in altre parole, guardando una teleradiografia, puoi notare che i molari combaciano, ma con possibili alterazioni evidenti ad impatto visivo; da qui puoi capire come un rapporto molare idoneo non sia una condizione sufficiente a garantire un’armonizzazione delle arcate e un benessere generale.

Effetti della malocclusione di prima classe scheletrica

Tutto ciò porta ad importanti conseguenze, sui profili dell’estetica e della salute, di cui alcune ben note: conoscerai gli inconvenienti estetici dovuti ad una limatura per continuo sfregamento tra le arcate, a denti mancanti o al loro accavallamento, per passare a fenomeni cariogeni e di sanguinamento delle gengive, fino ad arrivare a compromissioni nel masticare e ad alterazioni nel parlare (se non, addirittura, nel respiro), nonché a fastidiosi mal di testa: in caso di dubbi, puoi prestare attenzione all’eventuale verificarsi di qualcuna tra queste circostanze.

Puoi capire facilmente la ragione di tale varietà di sintomi: l’area oro-facciale (altrimenti definita come “sistema stomatognatico”) è un punto d’ incontro e comunicazione tra vari organi che devono assolvere compiti diversi in modo perfetto.

Possibili soluzioni alla malocclusione di prima classe scheletrica

Pur potendo evidenziare gli stessi problemi del secondo e del terzo grado, le malocclusioni di prima classe scheletrica sono meno complicate da trattare: come già anticipato, i molari combaciano adeguatamente e non risulta indispensabile attuare modifiche alla loro sede; mascella superiore ed inferiore, infatti, risultano in rapporto corretto.

Semmai gli interventi mireranno a riequilibrare gli scompensi da esse generati: correggere un mancato contatto tra incisivi superiori ed inferiori o quando, al contrario, quelli di sopra coprono i sottostanti (trattasi rispettivamente di “morso aperto” e “morso chiuso”); oppure dilatare le arcate mediante espansore in presenza di morso crociato (detto anche “profondo”). Altre azioni consistono nell’arrestare lo sfregamento dei denti durante la notte (bruxismo), riallineare quelli accavallati con dispositivi opportuni e costruiti su misura, sistemare le otturazioni saltate.

Alla luce di ciò, puoi comprendere come questo disturbo sia risolvibile e quanto possa incidere sulla tua vita ripristinare lo stato di salute ideale anche per i denti, migliorando considerevolmente la qualità delle tue giornate e riuscendo a svolgere attività che al momento potresti non essere in grado di affrontare: a questo punto, le valutazioni sulla scelta di affidarti a qualcuno che ne abbia titolo spettano solo a te.

Protesi dentali Toronto Bridge: cosa sono

La Protesi di Toronto (o Toronto Bridge) è sicuramente una delle scoperte rivoluzionarie degli ultimi anni in fatto di cure odontoiatriche. Si tratta di una tecnica chirurgica implanto-protesica utilizzata per la sostituzione di un’intera arcata di denti mancanti, attraverso un minimo di quattro impianti dentali (osteointegrati) che hanno il compito di sostenere una protesi fissa avvitata agli impianti stessi. Una rivoluzione nel mondo delle protesi dentali di ultima generazione, con un intervento rapido e controindicazioni ridotte.

Questa innovativa soluzione è destinata a tutti coloro che hanno perso tutti i denti, o che li stanno per perdere, è infatti in grado di superare la maggior parte di quei problemi che, solitamente, sono riscontrati da chi porta una protesi mobile (la più nota “dentiera”), in particolare la scarsa stabilità in bocca, oltre al fastidio, o per meglio dire il disagio, di essere costretti a rimuovere la protesi in molte circostanze quotidiane, ad esempio per l’igiene post-alimentazione.

Da anni, ormai, la Protesi di Toronto riscuote un importante successo, dal momento che può ridare una dentatura fissa a tutte quelle persone che fino ad oggi hanno dovuto convivere con la classica dentiera, potendo rivivere molte delle sensazioni ormai perdute. Oltretutto, la velocità di esecuzione (soprattutto se si utilizza il metodo a carico immediato), rendono questa tecnica molto attraente e, cosa non meno importante, non è necessario un esborso economico particolarmente elevato.

I diversi tipi di modelli I modelli oggi esistenti sono davvero tanti, ad esempio quelli a carico immediato (e non), quelli che prevedono la tecnica elettrosaldata, avvitata, cementata, su quattro impianti (all on four), o anche i modelli con struttura interna in metallo piuttosto che in fibra di carbonio. Evidentemente, per scegliere la tecnica più adatta è necessario valutare diversi aspetti, tra i quali, il più importante è sicuramente la propria condizione anatomica. Altri elementi di valutazione possono essere il costo e l’impatto traumatico dell’intervento.

Come si realizza la Protesi di Toronto?

Innanzitutto, il dentista dovrà svolgere una serie di analisi preliminari, utili a escludere eventuali problematiche che potrebbero sconsigliare tale intervento di implantologia. Solo dopo un esito positivo, quindi, si analizzano: quantità, qualità e forma dell’osso residuo del paziente. Si passa, in seguito, all’individuazione delle zone ossee più adatte, oltre ad verificare che non ci siano parti anatomiche da evitare. Per quanto riguarda la tecnica da utilizzare, è il dentista stesso che deciderà, sulla base delle sue analisi, quale sia la miglior soluzione tecnica chirurgica per quel determinato paziente.

Le tecniche implantologiche che possono essere adottate si differenziano in base al momento della connessione impianti-protesi; ovvero, nel caso in cui sussistano gli elementi necessari per quanto impianto, la protesi provvisoria sarà consegnata e, nel tempo di massimo 72 ore, sarà ancorata agli impianti: si parla in questa circostanza di protesi a carico immediato. Viceversa, nel caso i cui il dentista dovesse decidere di aspettare il consueto periodo di osteointegrazione, sarà prevista una breve fase stabilizzazione della durata di circa 4-6 mesi, nella quale il paziente dovrà utilizzare una protesi provvisoria mobile, almeno fino a quando il dentista non riterrà che gli impianti siano pronti e ben saldi nell’osso e possano supportare i carichi masticatori: si parla in questo caso di protesi a carico differito. Passato questo periodo di osteointegrazione, il dentista può inserire nella bocca del paziente la protesi di Toronto definitiva, la quale era stata in precedenza predisposta su misura sulle impronte dell’arcata del paziente stesso; a completamento dell’operazione, la protesi viene ancorata agli impianti attraverso viti di serraggio e sistemi di connessione.

Perché scegliere la Protesi di Toronto: vantaggi

Vediamo quali sono i principali vantaggi che il paziente può ottenere scegliendo questa tecnica: – La protesi è molto salda all’interno della bocca, senza quindi che si rischi la cosiddetta “dislocazione” durante la masticazione. – È più resistente perché è meglio sostenuta, di conseguenza è anche mediamente meno soggetta a possibili fratture, soprattutto per quanto riguarda i denti in ceramica; – Grandi vantaggi per quanto riguarda stile di vita e sicurezza, poiché non vi è la necessità di rimuovere la protesi per le operazioni di pulizia. – È possibile personalizzare il proprio sorriso, potendo quindi eliminare eventuali difetti dovuti al riassorbimento osseo compensato dalle flange in resina. – Rispetto ad altre tecniche, questa protesi consente un buon risparmio economico, è infatti possibile avere una protesi fissa con soli quattro impianti. – Sicurezza clinica, data dal fatto che il dentista può rimuovere la protesi nell’eventualità di problemi, piuttosto che di verifiche periodiche

Una delle ultime frontiere della Protesi di Toronto è quella realizzata in fibra di carbonio, un materiale che negli ultimi tempi anche il settore odontoiatrico ha iniziato a utilizzare. C’è da dire che, poiché la fibra di carbonio ha un colore completamente nero, inizialmente aveva creato non poche perplessità da parte degli stessi dentisti; tuttavia, l’utilizzo di materiali di ultimissima generazione consente di evitare l’impatto estetico negativo della fibra, potendone quindi sfruttare al massimo le caratteristiche, rispettando al massimo ogni aspetto estetico.

Faccette dentali senza limare il dente

Negli ultimi anni si sta sempre tenendo cura del proprio corpo e della propria bellezza anche per quanto riguarda l’odontoiatria.

Con le innovazioni tecnologiche è possibile ottenere un sorriso perfetto grazie alle nuove tecnologie per far in modo che il paziente abbia sempre un sorriso sempre più bello e più sano. É finita l’epoca in cui la seduta dentistica era considerata una vera e propria tortura dove la paura ne governava da vera e propria padrona.

Se sei una persona a cui tiene al proprio sorriso, sicuramente questo è l’articolo adatto a te. Oggi con il progresso tecnologico anche in campo medico vengono utilizzati apparecchi che risultano meno invasivi per i pazienti e tra questi vi è la faccetta dentale.

Le faccette dentali: che cosa sono?

La faccetta dentale o più conosciuta come faccetta estetica non è altro che uno strato sottile in ceramica applicato sui denti per coprire i difetti che sono presenti all’esterno del dente.

I difetti che vengono coperti sono i seguenti come la forma o la dimensione del dente, macchie o colore o anche una posizione squilibrata. Sono una vera e propria salvezza per te che desideri essere sempre impeccabile e avere un sorriso perfetto.

Le faccette dentali sono facili da applicare e vengono utilizzate anche dagli sportivi o da anche persone del mondo dello spettacolo. Non comportano nessun dolore dopo l’applicazione e le operazioni dovranno d certo essere eseguite in modo che sia rispettato il pacchetto igiene.

Faccette dentali: tipologie

In campo medico esistono differenti tipologie di faccette dentali e cambiano in base alla tipologia di materiale che viene utilizzato.

Quelle più diffuse in commercio sono in ceramica ed in porcellana. Ma esistono anche in composito che rispetto a quelle in ceramica o in porcellana hanno un costo inferiore, ma non hanno nulla da invidiare alle precedenti.

Un aspetto che non dovrai di certo sottovalutare sarà la scelta di un dentista professionale che si prenderà cura dei tuoi denti con le cure e prevenzioni che ci dovranno essere dopo aver effettuato il trattamento.

Vantaggi

L’applicazione delle faccette dentali viene effettuata attraverso una colla invisibile che fa in modo di garantire un’ottima adesione coprendo tutte le imperfezioni del dente.

Oltre, quindi, a nascondere tutte le imperfezioni, in questo modo garantiscono anche un miglioramento del viso grazie al sorriso che risulterà migliorato facendo in modo di avere una maggiore stima di sè stessi.

Tra i vantaggi legati a questa tipologia di trattamento sono che alcuni pazienti si ritrovano con dei denti consumati o scheggiati grazie a questa procedura i denti miglioreranno ed il paziente acquisterà una maggiore autostima.

Le nuove tecnologie offrono inoltre la possibilità di poter notare i risultati visibili prima dell’intervento e quindi si potrà avere una vera e propria anteprima del risultato stesso. Sono costituite da un materiale che resiste alle abrasioni e nel tempo fanno in modo di rimanere il colore dei denti candido durante tutta la durata del tempo.

Quanto dura l’applicazione?

Non tutte le faccette sono uguali ma ne esistono di differenti tipologie che cambiano naturalmente in base al materiale utilizzato ed hanno costi e durate differenti.

Come già citato in precedenza quelle più diffuse sono quelle in ceramica ed in porcellana o in composito, sono quelle più economiche.

Per quanto riguarda la durata delle faccette in ceramica la durata può arrivare fino ad un massimo di dieci anni mentre per quelle in composito con la loro composizione di materiali di bassa qualità, hanno una durata inferiore che però se danneggiate si possono riparare molto più facilmente.

Come mantenerle in buono stato

Come in ogni materiale composto da ceramica dovrai star attento a mantenere le faccette in buono stato dopo l’applicazione, perché sono composte da un materiale delicato ed è facile che si “rompa”. Per far in modo di mantenere le faccette dentarie in ottimo stato è importante seguire delle prassi igieniche che ti consiglierà stesso l’esperto nel settore di eseguire.

É importante dopo l’applicazione evita l’assunzione di tè, caffè o vino che possono danneggiare i denti. Di norma, lava i denti almeno tre volte al giorno, pulire con un filo interdentale e collutorio al fine di prevenire la placca ai denti.

Mangia cibi sani e non troppo duri che potrebbero danneggiare i denti e causare quindi delle possibili rotture. Infine, esegui una pulizia dei denti costante, in modo da prevenire le innumerevoli malattie dei denti.

Prezzo

I costi possono variare da un minimo di 600 euro ad un massimo di 2300 euro Le facciate dentali variano dalla quantità di denti coinvolti, dalla qualità dei materiali e dalla produzione e dal motivo di applicazione.

Naturalmente, questa tipologia di intervento viene sempre effettuato da un professionista del settore medico che sia in grado di correggere al meglio tutte le anomalie dei denti.

Ci sono delle soluzioni a basso prezzo che non dovrai affatto prendere in considerazione perché comportano di conseguenza ad un maggiore rischio per la salute dei denti.

Se vuoi ottenere un ottimo trattamento ed avere dei maggiori risultati che durino nel tempo rivolgiti al tuo dentista di fiducia per poter effettuare il trattamento senza avere degli inconvenienti spiacevoli.

Cerchi delle faccette dentali ad Arona e Trecate?

Rivolgiti ad Odontobi, il centro dentistico specializzato in estetica dentale.
Contattaci

Rigenerazione ossea: nuovi materiali, nuovi protocolli. Un cambiamento paradigmatico nella rigenerazione ossea.

In passato i pazienti che avevano poco osso non avevano la possibilità di ricorrere all’implantologia dentale e dovevano accontentarsi di soluzioni qualitativamente peggiori. Oggi grazie al progresso della tecnologia sono state proposte nuove tecniche di rigenerazione ossea che permettono alla maggioranza dei soggetti di poter sostituire uno o più denti persi. Le tecniche di rigenerazione ossea in passato si basavano sull’utilizzo di diversi materiali bio-compatibili oppure impiantavano tessuto osseo prelevato dallo stesso paziente o ancora utilizzavano tessuti bovini; le alternative dunque erano poche, ad oggi invece l’implantologo può ricorrere ad una tecnica ancor più rivoluzionaria: con un semplice prelievo di sangue è possibile ricostruire il tessuto osseo perso.

Innesto di osso autologo Tra le procedure di rigenerazione ossea, l’innesto di osso autologo è una delle più antiche e desuete poiché comporta uno stress non indifferente e ben due interventi chirurgici, uno per estrarre l’osso da impiantare ed il secondo intervento necessario per la rigenerazione. L’espianto generalmente avviene prelevando una parte di osso dal meno, dalla mandibola oppure dall’anca. Il vantaggio di questa particolare procedura è che ci sono maggiori probabilità di successo, in quanto essendo un elemento del corpo stesso non viene rigettato.

La rigenerazione ossea con i biomateriali Questa seconda tecnica di rigenerazione ossea prevede l’utilizzo di tessuto prelevato generalmente da bovini privato però della parte organica. L’intervento è meno invasivo rispetto a quello che prevede prima l’espianto dell’osso e poi quello di rigenerazione. L’unico problema riguarda le probabilità di riuscita dell’operazione che non sono alte come quelle che prevedono l’utilizzo di impianto autologo.

La rigenerazione ossea naturale Questa tipologia di intervento è una via di mezzo rispetto a due precedenti, prevede l’utilizzo di fattori di crescita naturali che ricreano l’osso andato perso. L’operazione è estremamente innovativa, si effettua utilizzando un materiale nuovo: la fibrina, che si ottiene in laboratorio attraverso un semplice prelievo di sangue. Tra i vantaggi di questo nuovo protocollo c’è quello di non doversi sottoporre ad un doppio intervento di espianto di tessuto e non si inserisce materiale estraneo al corpo. Il ragionamento alla base di questo processo è simile alla classica crescita delle unghie o dei capelli, in sostanza, applicando la fibrina sul tessuto da rigenerare questa produrrà delle proteine chiamate fattori di crescita che promuovono lo sviluppo del tessuto necessario per poter eseguire l’impianto dentale. Grazie ai fattori di crescita il tessuto si ripara e cicatrizza in breve tempo aumentando di volume. I pazienti che si sottopongono alla rigenerazione ossea con fattori di crescita hanno un periodo di degenza inferiore, le gengive si riprendono in minor tempo.

L’intervento di rigenerazione ossea La rigenerazione ossea permette a tutti i pazienti di poter trarre beneficio dall’inserimento di un impianto dentale fisso sia a fini estetici che funzionali, riacquisteranno infatti la piena funzionalità della bocca e dei denti ed avranno così una migliore qualità della vita. La rigenerazione naturale è senz’altro uno dei traguardi della medicina moderna, dimezza i tempi di ripresa, permette vari tipi di interventi ed assicura a tutti maggiori probabilità di riuscita dell’intervento rispetto ai metodi precedenti. La scelta tra i diversi tipi di intervento di rigenerazione ossea dipende dal medico specialista cui ci si rivolge che sa consigliare al paziente, in base alle sue condizioni concrete, l’alternativa che meglio si presta a risolvere il suo problema.

Il protocollo di rigenerazione ossea L’utilizzo della rigenerazione ossea è fondamentale in quei casi in cui il paziente a causa di varie patologie o per una condizione naturale non ha uno spessore osseo sufficiente per poter ricorrere all’impianto dentale; le cause possono essere ricondotte alla parodontite oppure carie in stato avanzato. Il paziente deve essere informato della tipologia di intervento cui verrà sottoposto e dei tempi necessari per poter portare a termine la procedura. In primis si effettua l’estrazione del dente rimasto per procedere poi all’innesto di una vite in titanio sulla quale si procederà alla rigenerazione ossea. Il protocollo da seguire varia da paziente a paziente, di solito i vari interventi si effettuano in ambulatorio oppure in day hospital ma sono necessari parecchi mesi per poter avere un sorriso perfetto.

Implantologia mini invasiva: come funziona questa tecnica e quali i vantaggi

L’implantologa dentale è una tecnica odontoiatrica che consiste nella sostituzione dei denti mancanti attraverso l’inserimento nell’osso mascellare di una radice artificiale in titanio, con un elevato grado di biocompatibilità.

L’implantologia mini-invasiva, detta anche transmucosa o Flapless, ossia senza lembo, è una tecnica che si contraddistingue dalle altre in quanto non richiede il taglio di un lembo della gengiva, quindi si pratica senza bisturi e senza punti di sutura. Minimizza inoltre lo scollamento dei lembi gengivali così da lasciare intatto il tessuto vascolare necessario per i processi riparativi di guarigione, permettendo inoltre di preservare l’architettura gengivale del paziente. Questa metodica di esecuzione ha permesso la realizzazione di interventi chirurgici ambulatoriali e con un fastidio minimo per il paziente.

Affinché il paziente possa effettuare questa procedura è sufficiente che disponga del materiale osseo necessario, indagine per la quale si richiede una TAC Dental-Scan, che permette di conoscerne altezza e spessore.

Prima di sottoporsi all’intervento è necessario effettuare una valutazione dello stato di salute del paziente, della quantità e qualità dell’osso: e quindi se è adatto alla recezione dell’impianto dentale (effettuando una radiografia delle arcate dentarie e se necessario una TAC) e infine scegliere la misura dell’impianto. Dopodiché bisogna illustrare al paziente il progetto implantare e metterlo al corrente delle soluzioni alternative. È necessario fornire al paziente tutte le informazioni riguardanti le alternative a disposizione e, in seguito alla corretta e completa informazione,se questo decide di sottoporsi all’intervento è necessario fornirgli il Consenso informato che dovrà essere correttamente compilato.

Venendo poi alla tecnica stessa, questa prevede di inserire l’impianto effettuando un foro nella gengiva e nell’osso attraverso l’utilizzo di una fresa, senza quindi l’uso del bisturi, e scollare il lembo gengivale dall’osso sottostante. Una volta inserito, l’impianto deve stare in assenza di carico per un periodo che oscilla tra i 2 a 4 mesi, a seconda delle caratteristiche di densità dell’osso del paziente stesso. Tuttavia in situazioni ben protocollate che garantiscano la stabilità dell’impianto,e quindi l’assenza dei micromovimenti che portano alla non integrazione dell’impianto stesso,è possibile anche mettere in atto la tecnica del carico immediato.

Quali sono i Vantaggi

  • L’inserzione non è dolorosa poiché l’osso non è innervato, ragion per cui per eseguire l’intervento senza dolore è sufficiente un’anestesia locale con sedazione cosciente

 

  • Effettuando un’anestesia locale la ripresa sarà rapida, permettendo di effettuare l’intervento anche in ambito ambulatoriale

 

  • Il sanguinamento è ridotto al minimo poiché è possibile sfruttare il foro dell’estrazione dentale

 

  • È una procedura più semplice e veloce, non richiede i punti di sutura e dà quindi come postumi post operatori solo gonfiore e rossore

 

  • È sicura: la superficie d’inserzione deve essere decontaminata, sterilizzata, e l’impianto conservato in contenitori ermetici e inserito in modo tale da non alterare le caratteristiche biologiche dell’osso

 

  • L’uso del titanio permette di azzerare i rischi relativi ad eventuale rigetto in quanto si tratta di un materiale biocompatibile e in breve tempo diventa un unico blocco con i tessuti naturali circostanti in quanto osteointegrabile.

 

  • Questo tipo di approccio permette di trattare con sicurezza pazienti diabetici, cardiopatici, in terapia con anticoagulanti e con difosfonati, in quanto riduce sia il rischio di emorragia intra e post-operatoria, sia di infezioni a livello osseo.

 

  • Grazie alla possibilità della tecnica del carico immediato il paziente può riprendere anche subito dopo l’intervento le normali attività lavorative e ritornare alla sua vita sociale senza avere disagio alcuno

 

  • La durata: sebbene ci siano diversi fattori che possono influenzarla quali la variabilità biologica, il metabolismo osseo, il tabacco, il diabete, ci sono impianti che sono durati anche più di 35 anni

 

  • Tempi di guarigione ridotti visto che non viene interrotto il supporto vascolare e vi è perlopiù assenza di edema

 

  • Guarigione ottimale dei tessuti in assenza di cicatrici gengivali post-operatorie

 

  • Assenza o ridotta sintomatologia dolorosa post-operatoria

 

  • Riduzione dei rischi di infezione post-operatoria, specie in pazienti che soffrono di malattie metaboliche quali diabete

 

  • Possibilità di ripristinare in breve tempo la funzione masticatoria e fonetica e tornare a sorridere

 

Odontobi Dental Clinic | Impianti zigomatici

Implantologia: diga di gomma o Dental Dam o Rubber Dam.

L’importanza dei denti

Tra estetica e salute

I denti sono gli attori protagonisti di una scena che si rispecchia in ogni attimo sul tuo viso, infatti grazie a loro puoi esprimere diverse sensazioni oltre al fatto che il volto acquista eleganza, bellezza ed equilibrio. I denti influenzano il tuo modo d’essere, dato che eventuali malformazioni o mancanze nella loro regolarità può portarti a vivere con difficoltà i tuoi stati d’animo. L’attenzione alla cura di questa parte del corpo negli anni si è sempre più sviluppata grazie a tecniche che non solo portano a soluzioni innovative, ma a migliorare il comfort del paziente. L’implantologia dentale e le applicazioni di sistemi come la diga di gomma possono essere delle realtà fondamentali per il tuo benessere. Ma cosa vuol dire implantologia dentaria? Che differenza c’è tra il Dental Dam o il Rubber Dam e la diga di gomma? Di seguito andremo ad analizzare i singoli aspetti in modo da poter valutare come l’impiego di questi strumenti possano essere segno di qualità e professionalità di un odontoiatra.

L’implantologia dentale Le tecniche per ripristinare il sorriso

L’implantologia dentale, viene identificata come una tecnica odontoiatrica che permette di intervenire sull’estetica di un dente, sostituendo una radice naturale che per esempio è ormai rovinata, con una di tipo artificiale in titanio a cui si aggiunge una corona in ceramica. L’intervento non è doloroso dato che è effettuato in anestesia. Grazie alle nuove tecniche, oggi nel giro di pochi giorni è possibile avere di nuovo un sorrido splendente. Se hai chiesto al tuo dentista di effettuare un intervento di implantologia dentale, nella sua spiegazione di come procederà nell’intervento avrai di sicuro sentito più di una volta il termine inglese Dental Dam o Rubber Dam.

La diga di gomma o Dental Dam Che cos’è e la sua storia

Ma cosa identificano queste parole? La traduzione letterale di Dental Dam è diga dentale, mentre nel caso di Rubber Dam si può interpretare come diga di gomma. Quindi puoi iniziare a comprendere che si va a indicare il medesimo strumento. La diga di gomma è infatti un foglio morbido di lattice o di altro materiale anallergico che ha una grandezza di circa 25 cm per 11 cm, il quale viene posizionato all’interno della bocca avvolgendo il dente o i denti che devono essere sottoposti a intervento. La terminologia Dental Dam sta quindi ad indicare la creazione di una vera e propria barriera che permette di rendere più ordinato e igienico il lavoro del dentista. Potresti pensare che il Rubber Dam sia un’invenzione recente, collegata alle nuove tecniche finalizzate a rendere gli interventi odontoiatrici sempre più completi. In realtà la prima applicazione della diga di gomma si è avuta nel 1864, quindi 155 anni fa. Il suo ideatore è stato un dentista americano Sanford Christie Barnum, il quale era ossessionato dal problema dell’invasione della saliva intorno ai denti e di come ostacolasse le operazioni all’interno della bocca. La necessità a volte porta alle grandi idee, come in questo caso. Nel dover estirpare un molare, Barnum assillato dalla presenza di troppa liquido, prese un pezzo del suo tovagliolo protettivo, vi fece un buco e lo applicò intorno al dente: aveva creato la prima diga di gomma.

Come si applica il Dental Dam La semplicità e la riduzione del fastidio

L’idea del Dental Dam è qualcosa che ha cambiato il modo di lavorare di ogni dentista permettendo di migliorare gli interventi dato che la semplicità della sua applicazione permette di poterla effettuare su tutte le tipologie di attività. Ma cosa succederà nella tua bocca? Una volta che avrete stabilito quale debba essere l’intervento a cui ti dovrai sottoporre, il tuo dentista prenderà un foglio in lattice di Dental Dam su cui praticherà un foro per il dente o i denti interessati al trattamento. È importante che se sei allergico a questo materiale, di comunicarlo al dentista in modo che possa utilizzare dei fogli di un prodotto anallergico. Il Dental Dam aderirà completamente alla zona interessata isolandola. Infine saranno posizionate due pinze da un lato e dall’altro del dente in modo da fissare il foglio e mantenerlo immobile durante tutto il procedimento. Il tutto avviene in modo non invasivo e senza sentire nessuna forma di dolore.

Perché applicare il Dental Dam Le funzionalità e i vantaggi

Ma quali sono i vantaggi di utilizzare la diga di gomma? Di seguito andremo a considerare gli aspetti più significativi:

– applicazione in ogni intervento: l’applicazione è molto semplice e pratica, per questo può essere utilizzata non solo nel caso di interventi di implantologia dentale ma anche in tutte quelle forme di applicazioni in cui è utile e vantaggioso porre in essere un isolamento del dente;

– lavorare in modo ordinato: grazie alla possibilità di circondare il dente escludendo la saliva, l’odontoiatra opererà in maniera precisa e ordinata, con una visibilità ampia;

– migliora il comfort del paziente: in quanto paziente avrai anche dei vantaggi, dato che grazie alla diga non ingerirai sostanze chimiche oppure eventuali detriti che fanno parte della terapia;

– effetto diga: dal punto di vista sanitario l’effetto diga permette di limitare la contaminazione di batteri presenti in altre zone del cavo orale verso la parte operata. Inoltre vi è una grossa prevenzione nel caso di infezioni nella zona esposta durante l’intervento;

– migliora la qualità dell’intervento: grazie al muro di gomma, la qualità dell’intervento è nettamente più elevata, sia dal punto di vista sanitario che nell’applicazione. Un esempio è il caso in cui si deve intervenire per la pulizia del dente, oppure con l’aggiunta di resine per la ricostruzione.

Il Dental Dam e la prassi odierna Applicazioni e critiche

Come avrai notato la diga di gomma è una realtà molto utile sia per il dentista sia per il paziente. Ti potrebbe sembrare strano, ma anche se l’impiego di questo strumento è una cosa assodata ormai da più di un secolo, vi sono ancora delle forte critiche sul suo utilizzo e molto dentisti decidono di non farne uso. È stato necessario un intervento da parte del Ministero della Salute il quale ha ribadito l’importanza delle procedure asettiche in qualunque fase della cura delle operazioni in campo dentistico, raccomandando l’utilizzo della diga in gomma.

Igiene orale: oggi parliamo di detartrasi e fluoroprofilassi

L’igiene orale: il perché è importante?

Per poter combattere la carie è importante lavare tre volte al giorno i denti, in genere dopo ogni pasto. Se esegui la corretta pulizia dei denti ogni giorno in modo corretto, non ci sarebbe bisogno del dentista. Proprio per questo motivo è importante che tu vada almeno due o tre volte all’anno per poter vedere lo stato di salute dei denti. In questo modo sarai consapevole del tuo stato di salute dei denti e potrai ridurre al minimo il rischio di carie durante la giornata. Oggi ci sono a disposizione differenti modi per la cura dei denti: il filo interdentale, il collutorio, gli spazzolini elettrici ed i dentifrici per la prevenzione del tartaro e della carie. Per poter prevenire al meglio le carie è importante che tu conosca cosa sia la detartasi e la fluoroplofilassi.

L’utilizzo dello spazzolino

In commercio ci sono differenti tipologie di spazzolini, che ti portano ad uno stato confusionale ed è importante per la prevenzione delle carie che tu scelga il migliore in commercio basandoti su determinate caratteristiche. Le setole che dovrai utilizzare non dovranno essere quelle naturali perché comportano alla continua irritazione delle gengive ed inoltre comportano il mantenimento dei batteri aumentando il rischio delle malattie ai denti. É bene che lo spazzolino abbia un ciuffo arrotondato e che riesce ad entrare in profondità tra gli spazi interdentali. Inoltre, cambia lo spazzolino ogni due mesi dopo l’utilizzo. Non basta che tu abbia solo uno buono spazzolino ma è importante anche il suo utilizzo per ottenere un sorriso splendente. Un movimento sbagliato potrebbe compromettere alla rimozione delle carie e in questo modo avverrà un accumulo di placca nel tempo che comporterà alla formazione di carie e gengiviti. Il modo corretto per la pulizia dei denti è quello di muovere lo spazzolino in modo perpendicolare ma non troppo energico, non la dovrai eseguire di fretta.

Che cos’è la detartasi?

Il tartaro non è altro che la placca che si forma sul dente. La placca che si forma sui denti è per la formazione della saliva che si unisce all’insieme delle altre sostanze alimentari e forma una superficie sottile che ricopre i denti. La detartasi è un trattamento che viene effettuato sui denti nel quale vengono eliminate anche i residui di placca sui denti. Una eccessiva quantità di tartaro può causare delle malattie gengivali. Il trattamento in genere viene effettuato da un esperto del settore e per eliminare quest’ultimo vengono utilizzati degli ablatori ultrasuoni, non sono altro che degli strumenti adatti per l’eliminazione dei batteri. In questo modo i denti saranno più bianchi del solito.

Perché è importante sottoporsi al trattamento periodicamente?

Come si diceva inizialmente il trattamenti viene utilizzato per sbiancare i denti ed averli più puliti per combattere la carie. La rimozione totale di questa tipologia è importante per la tua salute perché influiscono su tutto il corpo. Alcuni batteri che non solo sono presenti nel cavo orale possono essere eliminati solo con questa tipologia di trattamento. La detartasi inoltre comporta degli innumerevoli vantaggi in primis per la salute in generale dei denti ma anche perché riduce il rischio della sensibilità dentale.

La fluoroplofilassi: cos’è?

La fluoroplofilassi non è altro che l’assunzione costante dell’utilizzo del fluoro ed in genere avviene per via topica ovvero, con l’applicazione di gel, dentifrici o collutori a base di fluoro. L’azione del fluoro è sempre stato al centro di molti dibattiti ed ha avuto nel tempo dei differenti riscontri positivi per la sua azione contro l’insorgenza delle carie, in particolar modo ai bambini. Non a caso un’attenzione in particolare va data ai bambini che da un lato può prevenire l’insorgenza della carie e mentre dall’altro se viene effettuata la cura in modo eccessivo, può comportare la comparsa di alcune macchie sui denti. Il troppo storpia anche per le cure, è sempre meglio non eccedere con la cura.

Come assumere il fluoro?

L’assunzione del fluoro può avvenire in due differenti modi: sistematica e topica. La fluoroplofilassi sistematica si intende che l’assunzione del fluoro dovrà essere eseguita dal quarto mese di gravidanza e può avvenire in differenti modi: con l’adeguata alimentazione, con l’utilizzo di acque contenenti fluoro e con dei medicinali contenenti questo minerale. La profilassi professionale viene invece eseguita per le persone a rischio di carie e tartaro dentale. Infine, la profilassi domiciliare, non è altro quell’insieme di differenti utilizzati in casa propria con l’utilizzo del fluoro.

Fluorosi: cos’è?

La fluorosi non è altro che la malattia causata dall’eccessivo consumo di fluoro nei primi anni di vita del bambino. In questo modo si avrà un effetto collaterale riguardante l’utilizzo del fluoro al fine di danneggiare lo smalto dei denti. Il tuo bambino si ritroverà a non avere più una dentatura bianca e brillante ma addirittura i suoi denti cambieranno colore e diverranno marroni. I casi possono essere ancora più gravi, non solo i denti saranno di un colorito più scuro ma ci saranno dei danni alle articolazioni che porteranno addirittura alla calcificazione dei legamenti. É importante prevenire la carie ma allo stesso tempo non bisogna eccedere alle dosi che sono indicate sui prodotti che si trovano normalmente in commercio. La spesa nel complesso non risulta eccessiva perché i prodotti contenente fluoro non hanno un costo elevato e sono alla portata di tutti.

Gengivite: sintomi e consigli del dentista

Una bocca sana non è semplicemente sinonimo di una dentatura perfetta. La salute del nostro sorriso, infatti, non si limita alla cura dei denti, ma si estende anche a quella delle gengive. I disturbi gengivali non sono meno pericolosi di quelli dentali, soprattutto per il fatto che, nelle fasi iniziali, possono essere asintomatici. La mancanza di dolore o di qualche altro segnale infiammatorio può indurre a trascurare un problema che, nel tempo, rischia di evolvere in patologie più gravi.

Gengivite e parodontite: sono la stessa cosa?

Il disturbo che interessa le gengive prende il nome di gengivite. Di che cosa si tratta? Con questo termine si intende un’infiammazione batterica del tessuto gengivale. I residui di cibo che finiscono per accumularsi tra i denti favoriscono la formazione della placca, patina opalescente ed appiccicosa che si rivela essere una vera e propria calamita per i batteri. Se non viene eliminata correttamente attraverso la pulizia dentale, va incontro a dei processi di mineralizzazione, il risultato dei quali è la produzione del tartaro. I depositi di cibo e batteri così trasformati, particolarmente duri ed adesivi, sono difficilmente rimovibili con un semplice spazzolino. Il loro annidarsi intorno ai denti ed anche all’interno della gengiva può portare a conseguenze dannose per la salute della nostra bocca. La gengivite, infatti, deve essere considerata il primo stadio di una patologia più grave, la parodontite, che va ad interessare le ossa che fanno da sostegno ai denti, con conseguente indebolimento degli stessi e rischio di caduta.

Sintomi della gengivite

L’infezione si manifesta generalmente con gengive doloranti, gonfie ed arrossate. Altri segnali di allarme sono la frequente tendenza al sanguinamento durante l’operazione di spazzolamento ed un persistente alito cattivo. Gengive infiammate è anche sinonimo di gengive sensibili ed una maggior sensibilità al contatto con cibi freddi o caldi può portare a delle fitte dolorose. Se la gengivite evolve in parodontite la sintomatologia diventa ancora più complessa e preoccupante. La prima conseguenza è un progressivo ritrarsi della gengiva dal dente. Il solco gengivale, solitamente largo due o tre millimetri, si dilata e dà origine alle cosiddette “tasche” parodontali, veri e propri spazi di raccolta della placca e della sua colonia batterica. L’infezione, progredendo, finisce per attaccare il parodonto, ossia l’insieme di strutture che sostengono il dente. Andando ad intaccare l’osso alveolare ed il tessuto connettivo, i denti perdono in resistenza e vanno incontro ad una maggiore mobilità. Si assiste, inoltre, ad un aggravarsi dei sintomi prima descritti per la semplice gengivite, con sanguinamento ed alitosi più marcati.

Gengivite: i principali fattori di rischio

Trattandosi di un’aggressione batterica, è chiaro che il primo fattore di rischio è costituito proprio dai microrganismi che trovano terreno fertile nella placca formatasi intorno ai denti. Un’approssimativa igiene orale, quindi, è la principale causa dell’infiammazione gengivale. Tuttavia vi concorrono altri fattori, tra i quali una forte aggravante è rappresentata dal fumo. Le sostanze nocive che contiene riducono la capacità del nostro organismo di contrastare le infezioni. Inoltre, il fumo è in grado di mascherare i segnali indicatori del disturbo: la nicotina, infatti, limitando il flusso del sangue verso le gengive, ne riduce il sanguinamento. Anche un altro sintomo, l’arrossamento, può passare in egual modo inosservato, dal momento che le gengive di un fumatore accanito possono assumere un colore grigiastro. L’indebolimento delle difese immunitarie provocato dal fumo, infine, rende più difficoltoso il processo di guarigione dall’infezione, con il rischio concreto di caduta dei denti. Altre cause della gengivite sono da ricercarsi negli squilibri ormonali (durante la pubertà ed in gravidanza occorre prestare maggiore attenzione), in alcune malattie come il diabete, le patologie immunitarie o le forme leucemiche. Anche l’uso di alcuni farmaci può influire in maniera negativa sulla salute delle nostre gengive. Stress, predisposizione genetica e protesi dentarie completano il quadro.

Come prevenire la gengivite

La gengivite, se individuata e trattata velocemente (prima che evolva in parodontite), può essere risolta senza particolari problemi. La cura dell’infiammazione gengivale parte, infatti, da una corretta igiene dentale che elimini i residui di cibo intrappolati tra i denti e riduca la formazione di placca. Non occorre uno spazzolamento energico, spesso controproducente, ma è sufficiente una pulizia costante, successiva ai pasti o almeno due volte al giorno. È consigliabile sostituire lo spazzolino ogni tre mesi circa, o quando vediamo che le setole sono usurate. È altresì raccomandabile l’uso del filo interdentale. Una volta che si forma il tartaro, il semplice spazzolamento si rivela insufficiente a rimuoverlo e così diventa necessaria una pulizia dentale professionale. Sottoporsi a controlli dentistici regolari è comunque importante per tenere sotto controllo la salute del nostro cavo orale, anche in assenza di chiari sintomi perché, come detto, in alcuni casi possono essere facilmente mascherati o addirittura assenti. Un sano comportamento da adottare è smettere di fumare. I fumatori sono, infatti, tra i principali soggetti a rischio. Infine, curare la propria alimentazione abbondando con frutta e verdura costituisce un’importante forma di prevenzione, dal momento che la mancanza di calcio o vitamine può costituire un’aggravante del disturbo.

Dentista ad Arona e Trecate

Per curare la gengivite serve un dentista di fiducia. Odontobi, ad Arona e Trecate, è un centro con specialisti odontoiatri, per la cura di gengiviti e altre problematiche dentali.