Implantologia a carico immediato in giovane paziente. Chiara, 28 anni, prenota una visita nella nostra Clinica nel tentativo di risolvere il suo caso.

L’efficacia delle moderne tecniche di implantologia dentale è dimostrata in prima persona dai pazienti che si rivolgono al nostro studio dentistico per vari problemi. In questo caso Chiara, una giovane paziente di 28 anni, si rivolge al nostro studio con un caso esemplare per sottolineare l’importanza della prevenzione, spesso trascurata e i vantaggi della moderna implantologia a carico immediato in giovane paziente.

Il caso della giovane Chiara La paziente, Chiara, aveva prenotato una visita presso la nostra clinica perché la situazione del suo cavo orale era ormai impossibile da sopportare. Chiara, presentava una problematica relativa a numerosi elementi dell’arcata dentale superiori, i denti erano infatti affetti da lesioni cariose destruenti. Questa patologia aveva ridotto i denti di Chiara in piccoli monconi, che generavano problemi notevoli ai rapporti sociali soprattutto per quanto riguarda l’interazione coi colleghi di lavoro. L’aspetto estetico non era l’unico problema, Chiara infatti ha rivelato che queste lesioni cariose le impedivano di nutrirsi, e spesso aveva preferito un’alimentazione liquida al normale cibo per evitare forti dolori, inoltre le carie le provocavano ascessi dolorosi. Incapace di gestire la situazione ha finalmente deciso di rivolgersi ad uno studio dentistico qualificato per risolvere definitivamente il suo problema e riacquistare la piena funzionalità della bocca.

L’origine dei problemi Come prassi, Chiara era stata interrogata sull’origine della problematica che aveva esposto. La paziente non sapeva ricondurre precisamente ad un qualche particolare evento l’origine dei problemi che affliggevano il suo cavo orale, cosi’ sono stati svolti degli esami sulla paziente. I risultati hanno mostrato una situazione molto grave, Chiara, soffriva di una carie molto grande che era andata a colpire in modo irrimediabile la gran parte dei denti dell’arcata superiore, e minacciava i molari su cui ancora non era arriva. I denti erano apparsi ormai compromessi in modo irrimediabile, non c’era quindi possibilità di procedere a devitalizzazioni o interventi che potessero far riacquistare vitalità ai denti. La ragione era da ricondurre alla scarsa prevenzione, in quanto la carie aveva raggiunto col passare del tempo la polpa dei denti, rendendo inutile ogni genere di intervento. Nei denti che invece erano stati attaccati recentemente dalle carie, una devitalizzazione e semplici otturazioni sono bastate per mettere in salvo gli elementi.

Implantologia a carico immediato Grazie alle moderne tecniche di implantologia a carico immediato, è stato possibile sostituire i denti irrimediabilmente compromessi della paziente Chiara in un solo giorno. Abbiamo infatti provveduto, dopo le adeguate analisi sulla gengiva e lo stato dell’osso mandibolare, a effettuare un intervento di implantologia a carico immediato su giovane paziente, dapprima abbiamo inserito i perni in titanio, un materiale biocompatibile, su cui è stata fissata una protesi provvisoria, per permettere al tessuto in cui sono state inserite le viti di guarire, in seguito abbiamo sostituito la protesi provvisoria con quella fissa. Questo intervento ha ripristinato pienamente la qualità della vita della paziente, compromessa in precedenza dalla grave situazione.

Conclusioni Grazie a questo caso esemplare è possibile capire quanto sia importante la prevenzione ma in primis la corretta igiene orale. Se la paziente avesse prestato maggiore attenzione all’igiene orale le carie non si sarebbero estese in modo cosi’ evidenti compromettendo la salute dei denti e la qualità della sua stessa vita. Appuntamenti periodici dal dentista, avrebbero impedito alla carie di estendersi, la prevenzione dunque è uno dei rimedi più efficaci per non incorrere in situazioni limiti. Grazie alla moderna implantologia a carico immediato la paziente è riuscita a riavere la funzionalità della bocca, con ricadute positive non solo sulla possibilità di alimentarsi normalmente, ma anche sulla vita sociale.

Impianti dentali inclinati: quali sono le indicazioni per un impianto dentale inclinato?

Nella moderna odontoiatria gli impianti dentali sono interventi che si possono tranquillamente considerare di routine. Grazie al continuo progresso tecnologico dei materiali e tecniche chirurgico dentistiche sempre più sofisticate, pur rimanendo un’operazione invasiva, i tempi di realizzazione e la sofferenza dei pazienti sono notevolmente diminuiti.

Se ti è già capitato di avere avuto un’esperienza diretta nell’effettuare un impianto dentale, saprai come la base per avere un risultato soddisfacente è la qualità dell’osso sia dell’arcata mandibolare che mascellare.

Può infatti capitare che alcuni soggetti presentino volumi ossei molto ridotti, con spessori insufficienti per poter posizionare impianti assiali (dritti) di adeguato diametro e lunghezza.

Questo comporta interventi di rigenerazione ossea con i tempi che si allungano notevolmente per raggiungere un soddisfacente risultato finale.

Le complicanze intraoperatorie che possono accadere ed eventuali problematiche post intervento, vengono notevolmente ridotte utilizzando un impianto inclinato.

Impianti inclinati vs assiali

L’impianto inclinato è stato progettato per poter consentire il massimo utilizzo del volume osseo residuo. Tale tipologia d’intervento consente a volte di applicare protesi che sostituiscono le intere arcate dentali utilizzando come sostegno pochi pilastri e fixture, questo accade ad esempio con la tecnica All on four.

Vi sono stati notevoli studi e ricerche per verificare che l’impianto inclinato apportasse maggiori benefici e minori casi di fallimento in confronto al tradizionale impianto assiale.

Il risultato è stato che non vi sono segnalazioni che indichino il maggior rischio dell’implantologia inclinata. Il risultato dell’impianto inserito con questo diverso orientamento risente in modo positivo nel complesso sistema protesico in cui viene incluso.

Quando utilizzare un impianto inclinato

Questa tecnica è stata messa a punto per cercare di venire in contro alla esigenze di quella casistica di pazienti con scarsi volumi ossei. In queste particolari situazioni il posizionamento di un impianto assiale è poco consigliabile, non potendo garantire la corretta stabilità.

Attraverso un inserimento inclinato si possono utilizzare perni molto più lunghi che andranno ad interessare una maggior quantità di osso. Così facendo si riesce ad ottenere una solida tenuta a lungo termine.

Un ulteriore vantaggio del posizionamento di un impianto dentale inclinato è il superamento di alcuni limiti anatomici che molto spesso lo specialista deve affrontare. In particolare si evita il recesso mesiale del seno mascellare nell’arcata superiore, così come si esclude l’emergenza del nervo alveolare in quella inferiore.

In tutti questi casi la suddetta metodologia permette, oltre che di inserire l’impianto con eccellenti risultati, anche di ridurre il numero di sedute chirurgiche e i tempi per il trattamento completo.

Naturalmente, dove fattibile, il metodo preferito rimane quello assiale che comporta minori difficoltà realizzative e un decorso più breve e meno travagliato. Spetta allo specialista consigliarti il sistema migliore in base alla condizione clinica.

In molti casi si sceglie di adottare entrambi i metodi: si è visto che si ottengono ottimi risultati implementando un impianto inclinato posteriore con uno assiale anteriore.

È rischioso installare un impianto inclinato?

Questa metodologia si può considerare di recente sviluppo (ha avuto inizio sul finire degli anni 90). In principio la comunità medico dentistica non era del tutto unanime nel considerare questo sistema particolarmente efficacie, anzi era più propensa a pensare che aumentasse il rischio di fallimento dell’intervento rispetto all’impianto assiale tradizionale.

Uno studio effettuato nel 2015 da due università svedesi, ha stabilito che non ci sono dati statistici rilevanti per giustificare tali perplessità e che avvallino la tesi che un impianto inclinato porti a maggiori rischi. Si è riscontrato che in realtà non sussistono particolari differenza tra i due metodi a livello di efficacia, se non il diverso utilizzo in base alla struttura ossea del paziente.

Impianti inclinati con al tecnica All-on-four

Il metodo All-on-four non è una tecnica specifica per gli impianti inclinati.

Come si può intuire traducendo dall’inglese, consiste nel realizzare un’intera arcata con una protesi composta da solamente 4 impianti. Uno degli aspetti più interessanti è ciò che si può ottenere unendo questa tecnica con un impianto inclinato.

Viene impiegata esclusivamente per la zona posteriore della bocca dove è più facile che ci siano carenze ossee. In pratica gli impianti posteriori vengono inclinati verso la parte anteriore per permettere l’inserimento di perni più lunghi.

Grazie all’estrema tenuta è possibile procedere al carico immediato già qualche ora dopo l’intervento o al più tardi il giorno seguente. I vantaggi che puoi ottenere sono abbastanza evidenti e riguardano principalmente la riduzione dei costi, un intervento chirurgico più breve e meno complesso e la possibilità di montare subito la protesi.

Impianti dentali inclinati a Novara e Varese

Gli impianti inclinati possono quindi essere la soluzione giusta per chi sta cercando il metodo migliore per riavere una sorriso da mostrare in modo spontaneo ed una masticazione corretta per migliorare la salute.

Per scegliere il giusto impianto dentale è fondamentale rivolgersi a un odontoiatra esperto e preparato. Odontobi è un centro specializzato in implantologia dentale,

Ci trovi a Castelletto Sopra Ticino, vicino a Novara e Varese (Besozzo, Gavirate, Arona, Oleggio, Galliate, Fagnano Olona, Romentino, Cerano, Sumirago, Besnate, Gallarate, Busto Arsizio, Tradate).

Contattaci per maggiori informazioni o per fissare un appuntamento, valuteremo insieme la strategia migliore per le tue problematiche.

Igiene orale quotidiana trascurata: una storia da raccontare

Il volto è considerato da sempre un importante biglietto da visita e una delle prime cose su cui ogni sguardo cade è il sorriso.

Denti bianchi e curati sono essenziali; per questo motivo è fondamentale conoscere e applicare in modo scrupoloso le regole base per una corretta igiene orale.

1. Come spazzolare i denti

Ricorda che lo spazzolino da denti deve essere utilizzato al termine di ogni pasto al fine di: – eliminare ogni possibile residuo di cibo; – rimuovere la placca batterica. L’igienista dentale ti consiglierà certamente la tecnica di spazzolamento da adottare (esistono, infatti, diversi metodi e ciascuno tiene conto dell’età del soggetto, della sua manualità e della conformazione del cavo orale). La pratica migliore è quella che consente di rimuovere i batteri senza causare danni e/o sanguinamenti ai tessuti. Evita, inoltre, di muovere lo spazzolino in orizzontale perchè possono insorgere traumi con conseguente aumento dell’ipersensibilità dentinale. Le regole fondamentali da seguire sono le seguenti. – Spazzola separatamente e in modo accurato le due arcate. – Effettua dei movimenti circolari dal basso verso l’alto per pulire in modo meticoloso denti e gengive. – Inclina lo spazzolino a 45 gradi. – Spazzola la lingua. La durata ottimale di questo iter è di circa 2 minuti.

2. Spazzolino manuale vs spazzolino elettrico

Il mercato propone ogni giorno molte novità e non è difficile intravedere nelle farmacie e in molti altri punti vendita spazzolini elettrici sempre più accessoriati. Molti dentisti lo consigliano in virtù del suo potere: pare, infatti, che riesca a eliminare più placca dei tradizionali spazzolini manuali. La versione elettrica presenta, inoltre, diversi vantaggi. – È meno aggressivo per denti e gengive: possiede, infatti, dei sensori di pressione che regolano in modo autonomo la sua azione e non rovinano lo smalto. – È molto pratico da usare: i movimenti circolari della testina ricalcano quelli che esegui con lo spazzolino tradizionale. – È ergonomico e riesce a raggiungere qualsiasi area all’interno della bocca. – Consente di ottenere un’igiene accurata in pochi minuti. I vantaggi dello spazzolino manuale sono, invece, i seguenti. – Occupa meno spazio e puoi portarlo con te anche al lavoro. – Non necessita di pile. – Non deve essere ricaricato. – Ha costi nettamente più contenuti. È, infine, fondamentale sostituire lo spazzolino manuale ogni tre mesi perché al suo interno si annidano batteri e le setole si consumano.

3. Filo interdentale e scovolini, due alleati per la pulizia dei denti

Lo spazzolino da denti agisce sul 60% della superficie dentinale, ma rimuove solamente il 42% della placca che vi si deposita. Gli spazi interdentali sono, per esempio, zone molto critiche con elevata probabilità di formazione di carie perché vi si depositano batteri e residui di cibo. Il filo interdentale e gli scovolini sono, perciò, da considerarsi validi alleati nell’igiene quotidiana. Il filo interdentale deve essere usato quotidianamente (prima o dopo la spazzolatura dei denti). La procedura da seguire è molto semplice. – Taglia una porzione di filo lunga circa 30-40 cm. – Avvolgi entrambe le estremità del filo intorno alle due dita medie e fai un doppio giro. – Inserisci delicamente il filo nelle fessure avendo l’accortezza di tenerlo teso e saldo. – Il filo deve letteralmente abbracciare il dente disegnando la lettera C. – Fai scivolare il filo verso il basso e crea un leggero attrito al fine di rimuovere più facilmente la placca (i movimenti che esegui devono essere decisi, ma nello stesso delicati per non traumatizzare i tessuti oggetto del trattamento). Ricorda, infine, di utilizzare un buon collutorio per eliminare ogni traccia di placca e/o residui di cibo dalla bocca. Lo scovolino rimuove in modo eccellente la placca e miliardi di batteri che si fermano negli spazi interdentali. Si tratta di uno spazzolino molto particolare: si contraddistingue, infatti, per un’anima attorno alla quale si sviluppano delle piccole setole in grado di raggiungere qualsiasi spazio all’interno della bocca. I modelli disponibili sono davvero tanti, ma ti suggeriamo di acquistarne uno con le seguenti caratteristiche: – dimensioni che rispettano i tuoi spazi interdentali; – rivestimento completo in setole; – collo flessibile; – punta arrotondata atraumatica. Lo scovolino è molto facile da usare: devi semplicemente posizionarlo nella fessura, tra due elementi dentali contigui, e spostarlo in orizzontale (avanti e indietro) con estrema delicatezza al fine di scongiurare possibili sanguinamenti. L’attrito che si crea tra le pareti dei denti favorisce l’eliminazione meccanica della materia ed esercita contemporaneamente un massaggio sulle gengive. Ripeti questa operazione tre volte per ogni spazio interdentale. Usa, infine, il collutorio (acquistane uno che contenga il fluoro) per rimuovere le tracce di placca e/o cibo asportati con lo scovolino.

4. Conclusioni

L’igiene orale quotidiana è fondamentale per avere sempre un sorriso privo di imperfezioni. Questa pratica deve essere eseguita con scrupolosa regolarità e anche i bambini devo essere educati in tal senso fin da piccoli. Le fasi essenziali dell’iter descritto possono essere così riassunte. – Spazzolatura denti almeno due volte al giorno; – Filo interdentale e scovolino completano l’igiene. – Risciacquo finale con collutorio.

Come prevenire la piorrea. Consigli pratici per denti sani.

La piorrea, che viene solitamente definita anche come malattia parodontale, risulta essere una delle patologie più temute per quel che concerne le problematiche di salute che possono interessare i denti. Tuttavia va detto che oggi si sono fatti diversi progressi nella cura di questa patologia e che vi sono diverse precauzioni che si possono prendere per cercare di prevenirla e quindi evitando di ritrovarsi a dover ricorrere alle cure specialistiche del proprio dentista di fiducia. Ma prima di scoprire quali sono i consigli pratici da mettere in pratica per prevenire la piorrea, devi ovviamente sapere in cosa consiste questa patologia.

Che cos’è la piorrea, sintomo di denti non più sani?

Quando ci si riferisce alla piorrea si indica una patologia che va a causare il graduale riassorbimento della gengiva e dell’osso del singolo dente che, come saprai, è mantenuto stabile proprio dalla gengiva e dall’osso, definibili come dei veri e propri tessuti di sostegno. Ovviamente tale processo di riassorbimento dei tessuti o se vuoi comprendere meglio di cosa si parla quando ci si riferisce alla piorrea, di consunzione, va ad incidere in modo definitivo sulla stabilità del dente e di conseguenza sulla sua salute e funzionalità. Ovviamente l’ultimo stadio della piorrea è quello che porta alla caduta del dente o alla necessità per il tuo dentista di fiducia di procedere ad una estrazione. Sicuramente ti renderai conto di come questa patologia sia una delle più temute da chiunque perchè il suo impatto non è soltanto di natura fisica, ma anche psicologica, andando ad incidere in modo molto marcato sull’aspetto estetico. Tuttavia gli studi e le ricerche scientifiche su questa malattia hanno raggiunto ottimi risultati, tanto è vero che oggi è possibile combattere la piorrea anche quando non si è riusciti ad effettuare una diagnosi precoce o a prevenirla con piccole accortezze nella vita quotidiana.

Come prevenire la piorrea e avere denti sani? Consigli pratici

Una domanda che sicuramente ti sarai fatto è quali sono i fattori che possono portare all’insorgere della piorrea. La risposta non può ovviamente essere univoca, visto che sono diversi i fattori che possono risultare decisivi per il suo concretizzarsi: basti pensare alla predisposizione ereditaria, alla scarsa igiene orale, alla preesistenza di malattia come il diabete o al vizio del fumo che può essere una delle concause del comparire della piorrea. Quanto detto ti fa sicuramente capire come un aspetto fondamentale contro la piorrea sia quello della prevenzione, così come per ogni altra patologia riguardante i denti. Ebbene, il primo e fondamentale strumento di prevenzione contro la piorrea è quello consistente in una quotidiana e corretta igiene orale: rispettando le indicazioni del tuo dentista potrai infatti dire di essere già ad un buon punto nell’evitare l’insorgere di questa patologia e continuare così ad avere dei denti sani. Tra i consigli pratici il primo da seguire è quello relativo allo spazzolino: fatti consigliare dal tuo dentista su quale sia lo spazzolino a te più adatto. Forse non sai che lo spazzolino deve avere una dimensione adatta alla tua bocca e quindi pensare che vada bene qualsiasi spazzolino è un errore che potrebbe costarti, a distanza di anni, decisamente caro in termini di salute dei tuoi denti. Un altro aspetto molto importante che devi tenere sempre ben presente è che lo spazzolino, considerando l’uso quotidiano, deve essere sostituito almeno una volta ogni 3 mesi. La spesa non è di quelle insostenibili e quindi vale la pena sostenerla per evitare esborsi decisamente maggiori dopo qualche tempo. Tra i consigli pratici per mantenere i denti sani ed evitare la piorrea vi è anche quello relativo all’uso del filo interdentale, ancora oggi non rientrante tra le abitudini quotidiane di troppe persone. Devi sapere che il suo utilizzo quotidiano ti mette al riparo dall’insorgere di carie e infiammazioni alle gengive: queste ultime in particolare sono un terreno decisamente fertile su cui la piorrea potrebbe concretizzarsi. Infine, sempre per quanto riguarda ciò che è necessario fare per prevenire la piorrea, devi ricordarti di usare sempre il collutorio dopo esserti lavato i denti. Il consiglio è quello di chiedere consiglio al tuo dentista, che saprà consigliarti quello più adatto alle tue esigenze. L’ultimo consiglio riguarda la frequenza con cui andare dal dentista: in linea di massima dovresti andarci una volta ogni 2-3 mesi, in modo da poter tenere sempre monitorata la salute dei tuoi denti ed evitare così spiacevoli sorprese.

Odontobi Dental Clinic | Protesi dentali e capsule

Rigenerazione ossea dentale: cause perdita osso arcate dentarie, tecniche e limiti.

Capita spesso che pazienti interessati ad un impianto dentale permanente non vengano ritenuti idonei a causa della mancanza di supporto osseo. Negli impianti infatti le viti in titanio vengono inserite direttamente nell’osso mandibolare o mascellare, a cui poi si saldano naturalmente. Se questo viene a mancare l’unica opzione praticabile è la rigenerazione con diversi metodi.

Cause della perdita di osso nelle arcate I motivi per cui si ricorre alla rigenerazione sono essenzialmente due: l’assenza di osso per conformazione fisica del soggetto, e la perdita in seguito ad una patologia. La seconda è quella che colpisce il maggior numero di paziente che, affetti da parodontite grave o da tumori, perdono letteralmente porzioni di mandibola o mascella. La parodontite infatti è un infezione batterica causata dalla cattiva igiene che porta alla retrazioni di gengive e ossa del cavo orale. Nel caso fossi affetto da parodontite a questo stadio dovrai prima curare l’infezione e poi programmare un intervento di rigenerazione, se necessario. Parodontite e rigenerazione per impianti sono strettamente correlate, infatti la caduta del dente tipica dell’infezione è causata proprio dalla perdita dell’osso. Un numero limitato di pazienti perde invece porzioni del cavo orale in seguito ad un trauma, caso in cui spetta al chirurgo ricostruire le parti danneggiate prima di pensare ad un impianto.

Tecniche di rigenerazione ossea dentale Le tecniche attualmente disponibili sono due con diversi vantaggi e svantaggi caratteristici: autotrapianto e rigenerazione artificiale. L’autotrapianto prevede l’estrazione di un pezzo di osso delle dimensioni adatte a partire da un’altra parte de corpo, spesso l’anca,e il reinserimento nell’area vuota. La rigenerazione artificiale consiste invece nel riempimento con materiale sintetico di una griglia in titanio opportunamente posizionata nell’area vuota. In entrambi i casi l’osso più vicino del paziente tende a fondersi con la parte innestata e ad avvolgerla completamente, integrandola. L’utilizzo di un frammento di anca ha il vantaggio di una migliore integrazione, vista l’origine autologa. L’osso artificiale invece porta meno irrorazione, essendo privo di vasi, ma l’intervento risulta essere di gran lunga più semplice e veloce. Esiste poi la possibilità di utilizzare ossa di altre persone, eterologhe, e addirittura animali come nel caso del bovino deproteinizzato.

Limiti della ricostruzione L’esito immediato dell’intervento è generalmente positivo e nei primi anni non si assiste a problemi di alcun genere. Purtroppo l’esito definitivo resta molto incerto a causa del possibile riassorbimento dell’osso rigenerato. Capita infatti dopo molti anni che il processo degradativo attacchi la porzione nuova o sintetica e porti alla condizione di partenza, senza intaccare naturalmente le ossa non rigenerata. In questo caso il maggior rischio è la caduta degli impianti. Per quanto riguarda la gravità dei casi di ricostruzione, non ci sono evidenti limiti ed è possibile ricostruire porzioni molto grosse di osso mancante. L’intervento si svolge con i rischi di un semplice intervento osseo in anestesia, pari quasi allo zero. La sua durata può arrivare però alle 8 ore nel caso si scelga l’autotrapianto.

Fase post operatoria Terminata l’operazione si assiste alla guarigione delle ferite in 30 giorni, con un margine leggermente inferiore per il metodo artificiale. L’osteointegrazione ha una durata molto variabile a seconda delle dimensioni da rigenerare e si passa dai sei ai dodici mesi. Questo tempo è influenzato anche dalla procedura scelta e tende ad essere più lungo con osso autologo, a volte associato ad una leggera riabilitazione. Raggiunta la stabilità si può procedere ad un normale intervento di impianto dentale. Per i casi lievi esiste anche la possibilità di accorciare i tempi grazie all’inserimento di viti e impianti già in fase di intervento, risparmiandosi la seconda operazione. Questo però porta alcuni svantaggi quali la maggior apertura alle infezioni, data dalla parte scoperta che sporge, e il rischio di mancata osteointegrazione. Capita infatti che l’impianto inserito prematuramente porti il nuovo osso, ancora instabile, a muoversi vanificando il lavoro fatto.

Clinica Odontoiatrica situata tra Novara e Varese | Implantologia a carico immediato

Parodontite inmenopausa: Anna, 54 anni, si è presentata da noi preoccupata delle gengivesanguinanti. Ti raccontiamo un caso di successo del nostro parodontologo.

Il caso di Anna

Anna, 54 anni, ha sempre avuto un sorriso smagliante in quanto, sin dall’infanzia, ha sempre dedicato parte del suo tempo alla pulizia dei denti con lo spazzolino, all’uso del filo interdentale e del colluttorio, si è sottoposta peridicamente a visite dentistiche di controllo e alla pulizia dei denti professionali. Questo stato di salute generale cambia improvvisamente quando, a seguito nell’entrata in menopausa, iniziava ad avvertire un fastidio, poi trasformatosi in dolore, alle gengive con abbondante sanguinamento. Lì per lì non ha pensato di contattare uno specialista ma ha continuato la sua vita di sempre adottando qualche accortezza in più in fase di lavaggio dei denti, usando colluttori disinfettanti e spazzolini dalle setole morbide. Purtroppo la situazione non andava migliorando e Anna, molto preoccupata per quanto stava accadendo, ha pensato bene di contattare il suo studio dentistico di fiducia e di prenotare un appuntamento per risolvere in modo rapido la situazione. Arrivata in studio era veramente sofferente, le gengive erano gonfie e doloranti e il sangue evidente, bisognava trovare subito un rimedio. Anna è affetta da un disturbo molto frequente nelle donne della sua età, la parodontite.

La parodontite in menopausa La parodontite, nota anche come piorrea, è una severa infezione alle gengive che, se non curata adeguatamente, comporta alla perdita totale di tutti i denti. Si tratta di una malattia che si sviluppa in questo periodo della vita in quanto l’organismo è più debole dal punto di vista della risposta immunitaria e la produzione di pus comporta un aumento del gonfiore e del sanguinamento, è bene dunque intervenire prontamente e sottoporsi ad una terapia che porti completamente alla guarigione. Il pericolo di rimanere completamente privati della propria dentatura non investe esclusivamente la sfera estetica della persona, è vero che il sorriso costituisce un biglietto da visita e una presentazione agli occhi degli altri ma non bisogna trascurare la circostanza che i denti costituiscono lo strumento che consente di masticare il cibo e di operare la prima digestione che avviene dunque in bocca. In assenza di denti propri occorre indossare protesi o sottoporsi ad interventi invasivi, ecco perchè è consigliabile contattare solo ed esclusivamente professionisti che abbiano le competenze tali da intervenire.

La cura per Anna Mentre in passato l’unico modo per curare la parodontite era rapprensentato da un intervento chirurgico, estremamente invasivo, che prevedeva l’eliminazione del tessuto gengivale malato, la rimozione del pus e dei residui di sangue e l’applicazione di punti di sutura. Non sempre questa cura era efficace e presentava spesso delle ricadute. Oggi, al contrario, la cura dello studio dentistico alla piorrea è veloce e pienamente soddisfacente, senza dolore e con un breve decorso. La terapia viene eseguita con il laser che, colpendo direttamente le zone infiammate, consente una piena pulizia della zona. Il laser, agendo ad altissime temperature, ha il vantaggio di bloccare il sanguinamento e le eventuali emorragie infatti i tessuti vengono cauterizzati ed il paziente non prova dolore. L’operazione viene eseguita in anestesia locale che viene dosata a seconda della sensibilità del paziente, senza eccedere. La cura con il laser evita inoltre l’applicazione dei punti quindi la guarigione è ancora più veloce. Anna, dopo una sola seduta è riuscita a riavere il suo solito sorriso e, dopo qualche giorno di convalescenza e riposo, ha potuto riprendere regolarmente la propria vita.

Il parodontologo La scienza dentistica tende ad una specializzazione da parte dei singoli professionisti che, per fornire ai propri pazienti delle risposte più efficaci per ciascun problema presentato approfondiscono i vari settori. Il parodontologo, in particolare, è il medico dentista che studia e interviene nella risoluzione dei casi clinici di parodontite e presso lo studio dentistico costituisce una figura fondamentale in quanto, soprattutto negli ultimi anni, tale patologia è molto estesa. Il parodontologo interviene sul paziente in una apposita sala operatoria sterile, con strumenti idonei allo scopo, primo tra tutti il laser. Anna è guarita dal disturbo in una sola seduta ma nei casi più gravi sono richieste più sedute a cadenza settimanale. Immediatamente prima dell’operazione e in seguito il paziente deve seguire inoltre una cura antibiotica che consente di evitare ulteriori infezioni o infiammazioni batteriche e di aiutare l’organismo a tornare lentamente alla normalità. Anna oggi è una donna felice che consiglia a tutti di contattare il suo parodontologo.

Miti da sfatare sui denti e sull’igiene orale.

Mantenere l’igiene orale è da sempre un’operazione molto importante per l’uomo. Attraverso l’igiene orale, infatti, l’individuo riesce a salvaguardare i propri denti, e far sì che essi restino solidi e resistenti a lungo. Tuttavia, salvaguardare la salute dei propri denti attraverso corrette abitudini di igiene orale non ha solo un obiettivo funzionale, legato a garantire il completo funzionamento dei denti, ma anche estetico: un sorriso smagliante e curato attira certamente opinioni positive sulla persona.

Purtroppo, come in molti ambiti, anche in quello dentistico vi sono alcuni luoghi comuni e miti da sfatare, i quali non hanno alcun fondamento scientifico. Ecco dunque una raccolta di tutte le principali fandonie che vengono raccontate in merito all’igiene orale.

Lo smalto dei denti resiste a tutto, in quanto capace di rigenerarsi Quest’affermazione in cui credono moltissime persone è certamente la prima da dover sfatare. Al contrario di quanto si pensi, lo smalto dei denti non resiste a tutte le condizioni ambientali, pur essendo un materiale caratterizzato da una durezza elevata. Lo smalto dei denti è un materiale composto quasi totalmente da calcio, che ha un aspetto traslucido e che ricopre i denti per uno spessore considerevole. Proprio l’elevata concentrazione di calcio rende questo materiale molto resistente, ma vi sono alcune azioni, nonché certe sostanze, che possono compromettere la qualità e la quantità dello smalto che ricopre i denti. Innanzitutto, l’assunzione frequente di alimenti molto acidi rappresenta un serio pericolo per lo smalto. Tra le sostanze imputate di danneggiare lo smalto dentale vi sono il succo di limone o di altri agrumi, nonché alcuni frutti. L’elevata acidità di queste sostanze attacca i denti e “graffia” gradualmente gli strati superficiali di smalto. Anche gli zuccheri e prodotti cristallini, come il bicarbonato, hanno un’azione corrosiva: il loro utilizzo andrebbe dunque limitato per salvaguardare i denti. Infine, lo smalto dei denti non si rigenera in automatico: è necessario l’intervento di un dentista per garantire il recupero dello smalto, attraverso delle tecniche specifiche.

I denti non vanno lavati spesso Lavare i denti è un’attività fondamentale, che evita l’accumulo di sostanze che possono cristallizzare, formando tartaro, e che possono fungere da nutrimento di batteri, causa della carie dentale, che può compromettere i denti. Quindi, è scorretto dire che i denti vanno lavati soltanto la mattina e la sera. Se questo consiglio venisse applicato, infatti, durante i frequenti pasti della giornata si garantirebbe ai microrganismi il tempo necessario per proliferare liberamente e per invadere i denti. La soluzione più corretta, quindi, è quella di lavare i denti dopo ogni pasto, anche se si tratta di un semplice spuntino. Tuttavia, proprio in questo ambito si cade in un altro luogo comune completamente errato: secondo alcuni, infatti, i denti vanno lavati immediatamente dopo il pasto. Nei minuti immediatamente successivi al pasto, infatti, il dente è piuttosto sensibile in quanto è stato sottoposto a uno stress, per cui il lavaggio con uno spazzolino causerebbe un’abrasione ulteriore che aumenterebbe le probabilità di allontanare irreversibilmente lo smalto dai denti. Secondo gli esperti, dunque, è consigliabile attendere almeno 30 minuti prima di lavare i denti in seguito a un pasto.

Denti opachi o tendenti al giallo sono sinonimo di sporco In questo luogo comune rientrano fortemente i canoni di bellezza moderni. Secondo l’opinione pubblica, la cui opinione in merito alla bellezza è guidata dagli idoli proposti nel mondo, i denti candidi sono sinonimo di bellezza e pulizia, mentre quelli gialli vengono associati alla trascuratezza e a una scarsa igiene orale. In realtà, entro certi limiti, non c’è connessione tra candore dei denti e pulizia. Come già detto, infatti, lo strato superficiale dei denti (lo smalto) è traslucido, e lascia intravedere la parte sottostante, che è formata dalla dentina. E proprio la dentina, uno dei tessuti duri del dente, è la responsabile della colorazione. Il colore della dentina varia tra gli individui, e può assumere tonalità che passano dal grigio al giallo paglierino. Tendenzialmente, i popoli nordici hanno un colore che tende al bianco, mentre i mediterranei al giallo. In tutti i casi, non si tratta di un indice di pulizia dei denti. Tuttavia, in precedenza è stato evidenziato che ciò è vero “entro certi limiti”. La spiegazione di tale affermazione sta nel fatto che alcune abitudini come il fumo o l’assunzione di caffè possono determinare delle macchie dei denti, poste sulla superficie dello smalto, le quali invece possono essere correlate a una scarsa igiene orale.

L’apparecchio per i denti può essere usato solo da bambini L’apparecchio per i denti è uno strumento che si rivela particolarmente utile per correggere disallineamenti e altri problemi, i quali possono influenzare in maniera evidente anche la postura. Proprio per questo motivo, non si tratta affatto di uno strumento utile solo durante l’adolescenza o l’infanzia: un disallineamento può sopraggiungere in qualsiasi momento, ed è importante che il paziente si rechi dal dentista per risolvere il problema, a qualunque età. Oltretutto, le recenti tecnologie hanno messo a disposizione dei diversi individui numerose soluzioni che garantiscono i medesimi risultati dei sistemi tradizionali ma il minimo impatto sull’aspetto estetico, garantendo un disagio sociale minimo o nullo.

Malocclusione: che cos’è, da cosa è causata e quali sono i suoi effetti sulla salute?

Si ha una malocclusione quando l’arcata superiore dei denti non risulta correttamente allineata a quelle inferiori e alla mandibola, causando quello che è comunemente detto un cattivo morso. Questa condizione è causa di denti storti o sporgenti, malattie gengivali e parodontali, ma anche, come vedremo, di disturbi diffusi all’intero corpo umano.

Malocclusione: cos’è e da cosa è causata 

Chi non ha mai dovuto correggere una mandibola disallineata probabilmente non ha mai sentito parlare di malocclusione. Eppure, seppur in un certo grado, la maggior parte di noi è stata soggetta a questa condizione, almeno durante la nostra infanzia. Difatti, secondo le stime, circa due terzi della popolazione nasce con un certo grado di malocclusione.

La malocclusione si ha quando i denti e le mascelle causano la cattiva chiusura del morso. Gli effetti di una malocclusione possono essere denti storti, sporgenti, problemi gengivali, disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare, forti mal di testa e disturbi del sonno. Può inoltre causare difficoltà nella pronuncia, o nella masticazione. 

La malocclusione, come dicevamo, è spesso presente alla nascita, e può presentarsi come irregolarità delle dimensioni della mascella o della bocca, o addirittura come palatoschisi. Questa condizione, tuttavia, può anche essere acquisita nel corso della vita a causa di cattive abitudini, come la suzione del pollice, la spinta della lingua verso i denti, la perdita prematura dei denti (a causa di un incidente o di malattie dentali), o condizioni mediche come tonsille dilatate e adenoidi, che portano a respirare con la bocca, e di conseguenza condizionano lo sviluppo della mascella e delle arcate dentali.

Un evento così negativo viene classificato in tre gradi di intensità: 

  • malocclusione di prima classe (chiamato anche overbite): prevede che i denti dell’arcata superiore siano leggermente prevaricanti rispetto a quelli inferiori. Decisamente la forma più lieve che può essere il risultato di un cosiddetto ‘affollamento dentale’, oppure, per esempio, di rotazione o spostamenti. Di base si può dire che l’occlusione sia di per sè corretta ed il problema è di natura prettamente estetica
  • malocclusione di seconda classe: si manifesta mediante una prevaricazione ben più evidente, con mento sfuggente e spazi pronunciati fra incisivi superiori ed inferiori. Si verifica nella maggior parte dei casi, è quindi è la più diffusa. Di solito è l’arcata superiore che sporge rispetto a quella inferiore e si può manifestare con la proclinazione dei denti incisivi oppure con una loro reclinazione 
  • malocclusione di terza classe: è nota anche col nome di morso inverso o underbite ed implica denti mandibolari situati molto più avanti dei mascellari. E’ quella che presenta maggiori problemi perchè la situazione è invertita. Questa volta sono le arcate inferiori ad essere più sporgenti rispetto a quelle superiori. Caso meno frequente, ma possibile

I tipi di morso

Occorre valutare anche altri fattori, ovvero il morso che può mostrarsi in diverse maniere. Gli incisivi superiori possono coprire troppo gli inferiori, generalmente nelle problematiche della seconda classe. 

Oppure il morso si dice aperto perchè si viene a creare uno spazio tra le due arcate dentali e quindi non c’è più il contatto tra le due. Questo può verificarsi in diverse maniere: o nella parte anteriore della bocca e quindi gli incisivi sotto e sopra non si toccano, oppure può manifestarsi posteriormente ed ambo i lati o solo parzialmente da uno di essi. 

Ancora può verificarsi il caso del morso incrociato oppure inverso quando i denti superiori si trovano in una posizione arretrata rispetto ai loro corrispettivi inferiori. Anche in questo caso il problema può verificarsi in maniera bilaterale oppure monolaterale e può essere posteriore se interessa i denti laterali od anteriore se interessa quelli anteriori. 

Tutti questi casi suppongono delle anomalie dalla normocclusione, ovvero dalla normalità.

Malocclusione: come avviene la diagnosi 

La malocclusione può presentarsi anche senza sintomi, mentre nei casi più gravi comporta dolore, causato dallo stress cui sono sottoposti i denti o le mascelle. È una patologia facile da individuare durante una semplice visita odontoiatrica di routine.

Se da questa visita emerge una sospetta situazione di malocclusione, si procede poi ad ulteriori studi, che prendono avvio a partire da fotografie e radiografie del volto e della bocca. Per verificare l’estensione e il grado della malocclusione, poi, il dentista realizza dei modelli in gesso a partire dalle impronte dentali del paziente. Grazie a questi modelli si ha una riproduzione del morso, cosa che consente la giusta pianificazione del trattamento odontoiatrico.

Malocclusione: gli effetti sulla salute del corpo umano 

Soprattutto nei casi più gravi, la malocclusione genera delle conseguenze che vanno anche al di là delle problematiche strettamente dentali che si manifestano con una effettiva difficoltà a chiudere la bocca e malfunzionamenti della mandibola.

Le ripercussioni più immediate sono riscontrabili nello svolgimento delle normali azioni quotidiane, ovvero il masticare o il parlare. In una condizione di normalità, infatti, la mandibola e la mascella lavorano in armonia e questo equilibrio contribuisce al perfetto funzionamento di tutte le attività masticatorie e fonetiche. 

Una chiusura non buona della bocca è anche causa di mal di testa e nevralgie varie e di un non allineato portamento generale che si può tradurre in mal di schiena. Non solo, molte delle nevralgie del collo e dolore cervicale possono essere causate dalla malocclusione e così anche acufeni e ronzii alle orecchie.

Da tutto ciò potrai facilmente capire che le malocclusioni devono essere studiate accuratamente dal dentista per capire come intervenire. Nei casi più importanti si potrà ricorrere all’ortodonzia correttiva.

I principali effetti sulla salute, quindi, riguardano:

  • Salute orale. La malocclusione può compromettere la salute dell’intera cavità orale. I denti storti sono infatti più difficili da pulire, e questo può portare a problemi come carie e malattie gengivali. 
  • Locuzione e masticazione. Un cattivo allineamento delle mascelle interferisce con la masticazione e la capacità locutoria. 
  • Bruxismo e otalgia. Per bruxismo si intende la masticazione anomala e involontaria che affligge solitamente i pazienti di malocclusione. Questo fenomeno, oltre a causare problemi strettamente legati alla salute dentale, come usura dei denti e sanguinamento gengivale, presenta ripercussioni anche più generali. È il caso dell’otalgia: la regione dell’orecchio è infatti legata, tramite innervazioni spinali e nervose, a quella delle mandibole, per cui il bruxismo, dovuto a una malocclusione, può causare anche forte dolore alle orecchie, che si solito sono all’origine di emicranie e mal di testa. 
  • Conseguenze sulla postura. Quando l’articolazione della mandibola è sbilanciata, questa influenza l’intera colonna vertebrale. Soprattutto, questa condizione ha effetti sull’atlante, ossia la prima vertebra cervicale. Ad uno spostamento della mandibola corrisponde, infatti, uno spostamento di questo osso, con la conseguente modifica della tensione muscolare. Il risultato è che il dislocamento di questa vertebra porta ad una cattiva postura, che causa problemi alla schiena, alla deambulazione e disturbi al sonno.

Correlazione tra postura e malocclusione

Il cranio è una struttura fondamentale del nostro corpo. E’ posto all’estremità della colonna vertebrale alla quale è collegato in ragione di un complesso sistema osseo e muscolare, dal delicatissimo equilibrio.

In condizioni perfette un uomo con una posizione eretta, con le arcate dentali perfettamente allineate e nessuna tensione sottostante risulta totalmente equilibrato a livello di muscoli, tendini ed ossa.

Le cause sopra esposte determinano la compromissione di questo delicato equilibrio. Una minima inclinazione a livello dentale si ripercuote sulla muscolatura del collo, sulla colonna vertebrale e sull’apparato uditivo. Come un fragile castello di carte il nostro corpo risente della minima variazione dell’allineamento.

Malocclusione: rimedi e come si cura

Al contrario di quanto si possa pensare, è possibile superare il problema relativo alla malocclusione. Una volta diagnosticata la patologia, è fondamentale individuarne la classe di appartenenza per valutare quale sia il metodo d’intervento migliore. 

Sarà lo stesso dentista che avrà cura di verificare attentamente la presenza dell’eventuale problema e stabilire insieme al paziente il da farsi. In ogni caso, è doveroso affermare che se la malocclusione è talmente lieve da non provocare nessun sintomo o generare problemi estetici o di diversa natura, non è richiesto nessun intervento. 

Nel caso in cui la malocclusione sia di media entità, le soluzioni sono:

  • ortodonzia correttiva con correzione delle abitudini sbagliate
  • estrazione dentale 

Nel primo caso ci si riferisce all’applicazione di un apparecchio fisso o mobile, realizzato con differenti materiali. Da studiare con il dentista le possibilità di intervento che vanno dall’uso di apparecchi, a seconda del caso specifico del paziente, alla correzione di quelle che possono essere definite cattive abitudini. I bambini dovrebbe evitare di succhiare il ciuccio od il pollice perchè anche questo può indurre una non corretta occlusione dentale. Per ciò che riguarda il bruxismo è necessario utilizzare un bite, che modellato sui denti si frappone fra gli stessi e fa sì che specialmente quando non ce ne accorgiamo, questi si corrodano nel serrarsi troppo profondamente. 

Il secondo caso prevede appunto l’estrazione di quei denti che hanno provocato un affollamento generale, per cui si necessita di riportare una situazione di collocazione idonea, in modo da non creare tale tipo di disturbo.

A volte, come già detto, la problematica può essere risolta cercando semplicemente di eliminare le brutte abitudini. Può sembrare una situazione anomala ma, nella maggior parte dei casi, si rivela molto efficace. Nel caso in cui si parla di una malocclusione grave, le soluzioni offerte fino a questo momento potrebbe risultare inutili. A quel punto sarà necessario un intervento chirurgico di correzione, comprendente un allungamento o accorciamento mandibolare. I denti rimasti, magari poi trattati adeguatamente, non saranno più vittime di spinte e tensioni e così non saranno soggetti a rotazioni e spostamenti e non inficeranno più il generale assetto della mascella. 

Nel caso di problemi genetici, soprattutto gravi, è necessario agire con interventi chirurgici per poter ripristinare il giusto assesto che non si può ottenere con metodi alternativi a questo.

La gengiva: anatomia, fisiologia e patologie a carico del tessuto molle

La gengiva è una delle parti più importanti del cavo orale e nonostante tutti sappiano cos’è, in pochi conoscono realmente anatomia e funzioni di questo tessuto.

Le sue patologie vanno dalla semplice irritazione a vere e proprie scomparse di intere aree gengivali con conseguenze spiacevoli.

L’anatomia della gengiva

Questo tessuto appare di colore rosa opaco che tende a scurirsi nella zona del pavimento orale.

La sua parte che circonda il dente è nota come gengiva libera o marginale ed intermediale tra due denti. Il suo margine arrotondato genera il solco gengivale, con il dente, che ha una profondità massima di un paio di millimetri.

Dal solco gengivale libero alla corona si ha poi la gengiva aderente, che termina a con la linea mucogengivale. La sua superficie è irregolare grazie ad alcune piccole depressioni.

L’immobilità invece è garantita da fasci fibrosi che la collegano al cemento alveolare e ne impediscono qualsiasi movimento.

Le cellule che la compongono sono tipiche dell’epitelio pluristratificato e negli strati superiori godono di una certa cheratinizzazione. In generale si tratta di un tessuto molle che ricopre il dente e vi aderisce in modo molto stretto, dotato di una grande resistenza per non danneggiarsi durante la masticazione o il passaggio del cibo.

Fisiologia e funzioni della gengiva

La gengiva serve a isolare e proteggere il parodonto dall’ambiente esterno e dai microrganismi presenti nel cavo orale.

Il parodonto è la parte più importante e sensibile del dente, che lo circonda e lo tiene saldamente in posizione. Per evitare che i batteri si acculino sulla sua superficie, le sue cellule si rinnovano costantemente e morendo portano con sè i patogeni.

Un particolare fluido infine, detto crevicolare, ripulisce il solco gengivale dall’accumulo di detriti e deterge la zona. La sua funzione complessiva è quindi essenzialmente difensiva, dato che ricopre zone più sensibili e più esposte a danni infettivi.

Patologie della gengiva

La più comune patologia è chiamata gengivite e colpisce moltissime persone almeno una volta nella vita. É causata dall’accumulo di placca e batteri sui denti che portano poi all’infiammazione del tessuto molle.

Può essere anche scatenata da un calo del sistema immunitario o da una particolare condizione che favorisce la presenza di batteri tra cui carenze vitaminiche, ormoni, farmaci e anomali strutturali dei denti.

I sintomi che la caratterizzano sono gonfiore, causato dall’infiltrato infiammatorio, rossore e calore, dall’aumento di flusso sanguigno. É facile assistere a sanguinamento durante l’igiene orale o i pasti a causa della perdita di resistenza e della dilatazione dei capillari.

Nella maggior parte dei casi non causa alcun dolore, anche se può capitare in seguito all’infiammazione. Fortunatamente si tratta di una malattia che non desta preoccupazione e si cura semplicemente ripulendo denti e gengive a fondo, anche solo con spazzolino e fio interdentale.

Raramente si utilizzano antibiotici, specialmente nelle persone immunodepresse. La retrazione gengivale poi, è la scomparsa di sezioni di tessuto che tende ad allontanarsi dalla corona. Questo fenomeno colpisce generalmente gli adulti ed è associato ad uno spazzolamento nella direzione sbagliata.

Altre patologie che intaccano la gengiva

La patologia più grave che coinvolge in vario modo le gengive è la parodontite o piorrea. Si tratta di un infezione che porta all’infiammazione e alla successiva ritrazione delle gengive che scompaiono facendo affiorare la radice.

Disturbi gengivali gravi possono essere un sintomo di questa malattia che se non trattata ha esiti nefasti quali la caduta del dente.

Per questo motivo ai primi sintomi di regressione del tessuto molle è necessario rivolgersi al dentista per scongiurare il pericolo più grave.

Cura delle gengive

Il miglior modo per prevenire le patologie delle gengive e mantenerle intatte è curare quotidianamente l’igiene orale.

Eliminando placca e batteri con spazzolino e filo interdentale ogni giorno si evita il rischio di incorrere in gengiviti o piorree e i mantiene sana questa parte del corpo.

Le pulizie dentali, anche se possono sembrare dolorose e portano spesso al sanguinamento, sono ottime per ripulire a fondo anche il solco gengivale e le parti più nascoste.

Da evitare sono anche i fattori di rischio che colpiscono non solo i denti, ma anche quest’area quali fumo, carenze alimentari e consumo eccessivo di caffè.

Aligner trasparenti: invisalign® e l’ortodonzia invisibile

Le mascherine Invisalign®, chiamate aligner, sono una tecnica innovativa ed incredibilmente efficace nel trattamento di malocclusioni e denti storti. Si tratta di apparecchi che hanno fatto della discrezione e della comodità il loro punto forte, proponendosi come sostituti ai normali apparecchi in acciaio.

A cosa serve Invisalign®

Le mascherine Invisalign® curano tutti quei disturbi trattati dai normali apparecchi dentali come morso aperto, profondo e crociato, affollamento dentale, spazio fra i denti e morso inverso. Non importa la gravità del disturbo o la presenza di altre patologie. Sono in grado di agire su questi problemi nei tempi previsti per i normali sistemi fissi con ferretto e placche a cui sono quasi equivalenti.

Stessa efficacia, minore impatto estetico

Come funziona il trattamento Invisalign®

Il trattamento comincia con una visita dentistica completa che evidenzia l’entità del trattamento, la durata e le eventuali problematiche. Per preparare le mascherine sono necessari stampi, radiografie, scansioni e foto dei denti. Ottenuto tutto, Invisalign® produce una serie di aligner personalizzati. Questi vengono indossati per 22 ore al giorno e cambiati ogni settimana. Il cambio permette di applicare sempre la corretta pressione su i denti, come programmato prima di iniziare il trattamento. I controlli dentistici con la consegna di nuove mascherine si eseguono ogni 6 o 8 settimane dal proprio dentista che provvederà a seguire lo schema fornito da Invisalign®.

Caratteristiche degli aligner

Le mascherine sono trasparenti e removibili. Questo porta enormi vantaggi nella vita quotidiana rispetto all’apparecchio fisso tradizionale. L’invisibilità è un fattore determinante che fa la differenza quando si parla di apparecchi dentali. In molti infatti si sentono estremamente a disagio al punto di non aprire la bocca pur di non esporre l’acciaio. La trasparenza totale permette invece di parlare e sorridere normalmente senza che nessuno intraveda l’apparecchio. Il fatto che siano removibili ne aumenta considerevolmente la comodità e la praticità. Per lavare i denti e per mangiare è possibile rimuovere l’apparecchio così da non sporcarlo e danneggiarlo. Non si avvertono fastidi durante la masticazione, non sono necessarie operazioni di pulizia specifica e si possono mangiare tutti i tipi di alimenti, senza accortezze. Il materiale che compone gli aligner è termoplastico, resistente ed asettico.

Come si conclude il trattamento

Terminate le applicazioni, per un periodo che va da meno di sei mesi a qualche anno si procede all’utilizzo di un retainer. Questo è un sistema permanente ed invisibile che mantiene i denti in posizione per il resto della vita, evitando il naturale ritorno alla posizione iniziale. Non si tratta di una procedura esclusiva di Invisaling ma di un elemento necessario anche per chi ha indossato apparecchi fissi. Il risultato finale, a prescindere dalla gravità, è il completo riallineamento dei denti ad una posizione perfetta.

Differenze rispetto ai sistemi tradizionali

Oltre alle differenze relative alla visibilità e alla comodità non ci sono ulteriori discrepanze. I tempi di utilizzo sono gli stessi ed anche il risultato finale. La miglior igiene che si ottiene con le maschere removibile permette di mantenere intatto lo smalto, evitando ingiallimenti e scolorimenti che colpiscono le zone vicino alle placche fisse. Anche i costi sono simili e sono nell’ordine delle migliaia di euro a seconda della gravità del caso. Il meccanismo d’azione è infine lo stesso, anche se ottenuto tramite mezzi diversi. Invisaling come l’apparecchio tradizionale esercita una forza sui denti che li porta a muoversi. L’apparecchio fisso è incollato tramite placche e tira i denti da spostare. Invisaling invece spinge grazie alla sua forma diversa rispetto a quella dell’arcata.

Interferenze con la vita quotidiana

Questo sistema interferisce molto meno rispetto ai sistemi classici. La pulizia dei denti occupa il tempo della normale pulizia senza apparecchio, le visite odontoiatriche sono meno frequenti rispetto ai cugini in acciaio. Gli aligner devono essere puliti periodicamente e questo potrebbe portare via un po’ di tempo. La pronuncia non cambia minimamente con o senza apparecchio e non si prova alcun dolore, al massimo un leggero fastidio nei primi due giorni. Non si può però fumare per evitare di ingiallire gli aligner facendone saltare l’invisibilità.

Invisalign® a Tradate e Gorla Minore

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