All on 4 e falsa gengiva: solo vantaggi o esistono controindicazioni?

La tecnica conosciuta con il nome di All on 4 (tutto in quattro) è una pratica chirurgica odontoiatrica invasiva che mira alla riabilitazione totale di entrambe le arcate, sia quella superiore che quella inferiore. Si chiama All on four in quanto consiste nell’inserimento di soli quattro impianti dentali, di cui due laterali inclinati, sfruttando al massimo la qualità dell’osso nelle regioni anteriori. Tale tecnica si differenzia dalla altrettanto nota All on 6 solo per la quantità di impianti utilizzati che in questo caso sono per l’appunto sei.

Diventa popolare durante gli ultimi due decenni grazie all’opera di un dentista portoghese il quale voleva evitare i complessi e numerosi innesti invasivi per le protesi dentarie, sviluppando quindi una soluzione sì più traumatica, dovendo asportare l’osso dove sono alloggiati i denti o meglio detto osso alveolare, ma anche potenzialmente più duratura e diretta. Gli impianti sono infatti effettuate in regioni della gengiva studiate a livello meccanico, valutando le posizioni più favorevoli per quanto riguarda la stabilità primaria dell’impianto stesso. Vedendo la sua diffusione, grazie al protocollo sviluppato dal dottore che l’ha sperimentata, ed essendo anche assistita dal computer e di conseguenza più semplice da effettuare (quindi anche pratica per dentisti senza troppa esperienza) è stato possibile un abbassamento dei prezzi. L’utilizzo inoltre di diversi materiali ha reso possibile lo sviluppo per varie e diversificate casistiche. Vediamo insieme i pro e i contro di una tecnica così discussa.

I vantaggi

I vantaggi di tale tecnica sono indirizzati per lo più per pazienti edentuli (ovvero un paziente privo di denti), il quale vedrebbe un enorme giovamento dall’utilizzo di una dentiera fissa. Durante l’intervento infatti si impianterebbe una falsa gengiva artificiale. Entro ventiquattro ore verrà effettuato il protocollo di carico immediato (ovvero saranno impiantati dai 10 ai 12 denti in resina o ceramica) e capite bene la comodità che può risultare ad un paziente edentulo che porta una dentiera mobile, poter masticare e più in generale vivere con la libertà di una persona con dei denti. I costi di tale tecnica inoltre, sono piuttosto inferiori rispetto quelle di impiantazione più tradizionale essendo anche più semplici da effettuare e di conseguenza sono praticate anche da dentisti meno esperti. Secondo i dati riportati su siti che si occupano di protesi dentarie (e.g. clinicaodontoiatricavilla) la maggior parte dei pazienti riacquista il normale funzionamento mascellare dopo circa una settimana e riesce a dimenticare di indossare una protesi dentaria.

Svantaggi

Per un paziente che possiede denti propri è necessaria una valutazione totalmente differente. Secondo i dentisti conservare il proprio apparato è conveniente sia a livello estetico che medico. La falsa gengiva infatti, durante un sorriso totale, si nota notevolmente, nonostante si siano implementati materiali e tecniche che cercano di affinare tale problema. L’incedenza piuttosto alta di perimplantite (ovvero un infiammazione che porta alla perdita di osso intorno agli impianti) consiglia cautela nel consigliare tale pratica, in quanto potrebbe causare la perdita totale di impianto osseo naturale, sul quale è per l’appunto impiantata la falsa gengiva. Nel caso peggiore dei casi il paziente dovrà quindi sostituire l’impianto ed utilizzare una normale dentiera mobile. Essendo in oltre un corpo esterno è impossibile da poter non far sentire fisicamente come ingombro. Infatti riguardante tale complicanza i dati che ritroviamo on line sono piuttosto contrastanti. Anche per quanto riguarda l’igene orale possono sorgere complicazioni e problematiche, essendo comunque necessari dei prodotti ad hoc (ad esempio l’impianto potrebbe essere costituito al 100% da resina o in parte da ceramica e questo ne condiziona comunque l’utilizzo di determinati prodotti).

Tirando le somme

In sostanza appare piuttosto chiaro quanto questa tecnica, grazie ai suoi costi contenuti e alla facilità di realizzazione, sia conveniente per pazienti edentuli, come possono essere anziani o casi più particolari. La comodità di non portare una dentiera mobile può sopperire ai numerosi fastidi e problematiche legate ad un intervento così invasivo. Per quanto riguarda invece pazienti che hanno intenzione di effettuare un impianto dentale All on 4, essendo comunque in possesso di una dentatura propria, è consigliabile affidarsi a tecniche meno invasive e più specifiche, ovviamente legate al caso in particolare e alla problematica che state cercando di risolvere. Un impianto dentale localizzato, anche multiplo, potrebbe essere in alcuni casi la scelta migliore, limitando l’invasività dell’operazione e diminuendo il rischio di infezioni, lavorando con materiali biocompatibili come il titanio. Ad ogni modo un consulto dal vostro dentista di fiducia è alla base per ogni tipo di intervento di questo tipo.

Recessioni gengivali: perché le gengive si ritirano? Cause, sintomi e rimedi

La recessione gengivale è una patologia dentale che riguarda il ritiro della gengiva verso il margine apicale, ovvero quella zona della bocca dove si trova la radice del dente.

Questa situazione, oltre ad essere esteticamente disturbante, può portare ad avere ulteriori disagi, come ipersensibilità dentale, infiammazione e, nei casi più gravi, piorrea. Visivamente la recessione gengivale si può notare nella forma più allungata dei denti, fatto dovuto ad un’esposizione maggiore di questi rispetto al normale, proprio a causa del ritiro verso il basso della gengiva.

Solitamente i denti più soggetti a questo fenomeno sono canini e premolari, ma tutta la dentatura è potenzialmente a rischio se non si effettua un’adeguata igiene orale.

Quali sono i sintomi, le possibili cause e quale la terapia da seguire per una pronta guarigione?

Classificazione delle recessioni gengivali

Le recessioni gengivali vengono classificate in modo clinico per distinguerle e permettere al dentista di risolvere il problema nel migliore dei modi inquadrandolo in termini di prognosi e terapia.

La classificazione di Miller stabilisce che la linea muco-gengivale rappresenta una barriera anatomica, vediamo come è composta:

  • I classe: si tratta di una recessione gengivale che non ha estensione che raggiunge la linea muco-gengivale e non riguarda il tessuto duro e molle di livello interprossimale.
  • II classe: le recessioni gengivali raggiungono o superano il limite muco-gengivale ma le papille e i picchi ossei non sono coinvolti.
  • III classe: in questa fase la migrazione della gengiva si definisce recessione apicale, in questo caso si ha una perdita di osso interprossimale alla giunzione tra smalto e cemento in modo verticale.
  • IV classe: le recessioni apicali della linea muco-gengivale con calo osseo interprossimale in posizione apicale rispetto al ritiro gengivale stesso.

A cosa serve questa classificazione?

La classificazione di Miller consente al dentista di prendere la giusta scelta di trattamento:

  • la copertura completa della radice è possibile solo in tipo di recessione di classe 1 e classe 2;
  • la copertura parziale delle radici è possibile nel tipo di classe 3;
  • nessuna copertura delle radici è possibile in classe 4: quindi non è un mezzo per iniziare un intervento chirurgico.

Le cause della recessione gengivale

Le cause della recessione gengivale possono essere sia traumatiche che fisiologiche.

Per quanto riguarda le prime, la scorretta pulizia del cavo orale sembra essere la causa principale del ritiro gengivale. Per evitare di contrarre questo disturbo ricordati di spazzolare i denti in senso verticale, dall’alto verso il basso, e di non fare movimenti in senso orizzontale. Preferisci inoltre l’uso di uno spazzolino elettrico, per pulire i denti uno ad uno, oppure un normale spazzolino con impugnatura dalle setole morbide. 

Una corretta igiene dentale può aiutarti sin da subito ad alleviare i disagi del ritiro gengivale mentre, se la tua situazione è cronica, puoi considerare di sottoporti ad un intervento di chirurgia. 

Spazzolare i denti in modo inadeguato, o con lo strumento sbagliato, può essere una delle cause del ritiro gengivale, ma non di certo l’unica. Ci sono tante altre abitudini scorrette ma anche fisiologiche dei singoli soggetti che possono facilitare il fenomeno della recessione gengivale. 

Tra quest’ultime rientrano sicuramente patologie come la malocclusione dentale, denti storti, gengiviti, disturbi alimentari come ad esempio la bulimia, la parodontite o piorrea, lo scorbuto, le malattie ereditarie gengivali ed altri fattori genetici come gengive sottili, radici dei denti molto sporgenti e anche disfunzioni ormonali. 

Le anomalie della mucosa rientrano tra le cause fisiologiche dell’abbassamento delle gengive e, tra queste, viene annoverato il frenulo corto, quel piccolo segmento unisce il labbro superiore al palato ed il labbro inferiore all’arcata dei denti.

Piercing sulla bocca e sulla lingua si aggiungono alla lista delle possibili cause in grado di provocare il ritiro della gengiva. In questo caso, a causare il fastidio, sarebbe proprio lo sfregamento del gioiello contro la stessa. Vizi come quello di masticare tabacco e fumare, oltre ad essere complici dei tumori, possono causare stress e facilitare la recessione gengivale nei soggetti che ne sono avvezzi.

Tra i tanti motivi va citata l’abitudine a serrare i denti in momenti di particolare stress: quest’ultima abitudine ha anche una denominazione scientifica, visto che viene definita “bruxismo“.

La recessione gengivale può inoltre essere causata dai denti sporgenti. Nei casi più gravi, è necessario ricorrere all’impianto dei denti stessi, per riuscire a ripristinare una dentatura il più possibile corretta, e il conseguente ripristino delle funzioni masticatorie e fonetiche compromesse dalla patologia.

Sintomi della recessione gengivale

Il ritiro delle gengive è un disturbo che riguarda solitamente gli adulti di età superiore ai 40, ma i primi sintomi possono notarsi anche a partire dall’adolescenza. Essendo spesso il risultato di abitudini sbagliate infatti, la recessione gengivale non si presenta necessariamente come un disturbo improvviso e già cronico.

Uno dei primi sintomi a presentarsi in seguito all’inizio del disturbo del ritiro delle gengive è quello dell’ipersensibilità causata dall’esposizione del colletto dentale al caldo, al freddo ma anche al contatto.

Proprio per questo potrebbe essere difficile eseguire un’accurata pulizia dentale, con il rischio di aggravare la situazione per l’insorgenza di batteri come le carie e tartaro e placca in eccesso. Le gengive in questo stato tendono a sanguinare, ad essere molto infiammate, arrossate e gonfie, con la conseguenza di far sembrare i denti più lunghi e con radici in vista.

Al ritirarsi della gengiva, la radice che emergerà (che è di un colore più giallino rispetto allo smalto della corona), farà sembrare che i denti abbiano cambiato la loro tonalità di colore. In realtà sarà solo un’effetto ottico. Il colore più tendente al giallo, potrebbe anche essere causato da una presenza massiccia di tartaro consolidato.

Inoltre quando è presente anche una parodontite, (con accumulo di tartaro o materiale in lenta decomposizione nelle tasche gengivali), con molta probabilità si soffrirà anche di alitosi; oltre a ciò, si avranno anche frequenti momenti in cui si avvertirà un gusto sgradevole in bocca.

Prevenzione

Una buona abitudine da adottare per prevenire il restringimento delle gengive è quella di effettuare spesso un’igiene dentale professionale. Il trattamento di igiene orale professionale andrebbe eseguita almeno una volta ogni sei mesi o almeno una volta in un anno.

In questo modo eviterai un accumulo eccessivo di placca e tartaro sui denti, in modo da creare un ambiente sfavorevole alle carie e a fastidi come piorrea e gengivite, condizioni che aumentano le possibilità di un’eventuale recessione gengivale.

Devi abbinare alla pulizie dei denti professionali quella quotidiana, con spazzolino e filo interdentale adeguati alla tua tipologia di denti. (ricordati di fare movimenti dolci e dalla gengiva verso il dente, preferendo dentifrici con fluoro che non svolgano azione sbiancante). Se vuoi maggiori informazioni, puoi leggere il nostro articolo su come prevenire la recessione gengivale.

Invisalign® per ragazzi: caratteristiche e come funziona

L’ortodonzia invisibile con le mascherine Invisalign® sono tra i sistemi più richiesti per intervenire risolvendo problematiche di denti storti e malocclusione per gli adolescenti. Proprio il periodo dell’adolescenza infatti sembra essere il periodo più critico: poco dopo l’adolescenza nascono infatti i denti del giudizio ed è importante preparare la dentatura al meglio in attesa di questo momento.
Invisalign® Teen è un sistema di trattamento tramite mascherine trasparenti rimovibili, caratteristiche che portano molti vantaggi nell’utilizzo, specifico per gli adolescenti. Quest’età è anche caratterizzata da una forte pressione per il giudizio degli altri e sono molti i ragazzi e le ragazze che preferiscono non curare i propri problemi dentali per la vergogna di indossare un apparecchio. Invisalign® può essere la soluzione giusta per gli adolescenti proprio perché invisibile e efficace come un normale apparecchio fisso.

I professionisti del Centro Odontoiatrico Odontobi si affidano ad Invisalign® per la cura delle malocclusioni con una tecnica di ortodonzia invisibile, completamente trasparente e efficace.
Scopri il trattamento Invisalign®

Invisalign® Teen: è efficace?

Invisalign® è un trattamento molto efficace per la correzione dell’allineamento dentale, ma è necessario seguire le indicazioni dell’ortodontista su quanto tempo indossarlo nell’arco della giornata. Solo indossandolo per il tempo stabilito sarà possibile avere tutta l’efficacia del trattamento Invisalign®.
Con la costanza necessaria nell’indossare la mascherina il tempo necessario, Invisalign® per gli adolescenti è in grado di garantire lo stesso risultato di un apparecchio tradizionale. Il vantaggio però sta nel suo essere invisibile e completamente rimovibile, in modo semplice e veloce. Grazie a questo fattore da non sottovalutare, i ragazzi possono vivere senza alcun disagio per tutto il tempo necessario alla sistemazione dei denti, evitando di interrompere il trattamento troppo presto per colpa dell’effetto estetico.
La possibilità di rimuovere completamente l’apparecchio consente inoltre una migliore pulizia dentale rispetto ai tradizionali apparecchi ortodontici. permettendo anche il passaggio del filo interdentale, riducendo così il rischio di accumulo di placca e tartaro che favoriscono la comparsa di carie. Come i normali apparecchi, Invisalign® Teen risolve i problemi del morso aperto, crociato, inverso e profondo, diastemi e affollamento dentale.

Come funziona Invisalign® Teen

Gli Invisalign® Teen non differiscono troppo nel funzionamento dai tradizionali Invisalign® per adulti, tanto che molti ragazzi possono usufruire del trattamento Invisalign® per adulti. La cura dentaria è garantita da delle mascherine in plastica liscia, trasparente e rimovibili che richiedono di essere indossate almeno 22 ore al giorno per una durata di mesi variabile in base al tipo di problema.
Ogni 15 giorni le mascherine (o aligner) devono essere cambiate e ogni settimana circa si prenota una visita di controllo per verificare il funzionamento della mascherina.
Pensato per curare i problemi dei giovani di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, Invisalign® Teen è studiato per gli adolescenti, con caratteristiche utili ad adattarsi a una dentatura ancora in via di sviluppo. Per favorire il regolare e corretto utilizzo dell’apparecchio sui lati di Invisalign® Teen ci sono degli indicatori che cambiano colore per restituire informazioni sul tempo e la frequenza di utilizzo dell’apparecchio, così che il genitore possa tenere sotto controllo se il dispositivo è usato con frequenza o meno, ma anche per stimolare i più giovani nel vedere in modo concreto i risultati positivi. Un’altra funzione specifica dell’Invisalign® per adolescenti è la flessibilità delle mascherine, che possono essere modificate nel caso in cui dovessero spuntare dei denti, ma anche l’inserimento di funzioni speciali create per rendere più facile la crescita dei canini, dei secondi premolari e dei molari. Inoltre, in caso di smarrimento o rottura, la sostituzione o il rilascio della mascherina è assolutamente gratuito.

Applicazione di Invisalign® per ragazzi

Prima di procedere all’applicazione di Invisalign® Teen occorre capire il tipo di trattamento necessario ai ragazzi. L’Invisalign® Provider si incaricherà di prendere le impronte dei denti in modo da capire se il metodo di riallineamento dentale con Invisalign® è effettivamente possibile ed indicato. Dopo questa verifica, si svilupperà il piano del trattamento in versione 3D, anticipando il movimento che subiranno i denti per tutto l’arco di tempo del trattamento. Così è possibile vedere in anteprima il risultato finale ottenuto grazie all’utilizzo di Invisalign® Teen.
Grazie alla scansione 3D è così possibile creare mascherine su misura che aderiscono alla perfezione alla dentatura del ragazzo, iniziando il trattamento attraverso l’applicazione dei primi aligner.

Costo e durata Invisalign® Teen

Il costo e la durata del trattamento con Invisalign® Teen è variabile, dipendendo molto dalla situazione di partenza e dalla corretta frequenza di utilizzo degli aligner. In media un trattamento con Invisalign® Teen va dai 12 ai 24 mesi, variando in base al grado della malocclusione.
E’ importante ricordare che il costo complessivo di Invisalign® Teen comprende, approssimativamente, la prima visita dall’ortodontista di valutazione del trattamento; la creazione delle mascherine su misura con sei mascherine supplementari per i più giovani; le visite di controllo per tutto il trattamento; la contenzione per mantenere i risultati del trattamento in modo definitivo.

Per tutti questi vantaggi, il trattamento di ortodonzia invisibile Invisalign® si rivela essere una delle migliori soluzioni per gli adolescenti e per i loro genitori.

Invisalign® Provider a Cameri e Bellinzago Novarese

Odontobi è Invisalign® Provider, specializzato nei trattamenti di ortodonzia invisibile con le mascherine trasparenti Invisalign®. Contattaci per un consulto.

ODONTOBI informa: parliamo di sedazione cosciente. In cosa consiste e quali farmaci si usano?

Negli ultimi tempi si sta diffondendo sempre più la tecnica nota come sedazione cosciente. Uno dei campi in cui essa viene maggiormente utilizzata è quello ortodontisitico. Ma di cosa si tratta esattamente?

La sedazione cosciente è una tecnica anestesiologica che ha il compito di provocare nel paziente una sensazione di rilassamento, che produce un effetto di amnesia e di controllo del dolore. Questa tecnica anestetica viene utilizzata sui pazienti che devono sottoporti ad operazioni chirurgiche.

Cosa si sente quando si parla di sedazione cosciente?

Se devi sottoposti ad un intervento chirurgico che prevede l’utilizzo della tecnica della sedazione cosciente e vuoi sapere quali sono le sensazioni che si provano durante la fase in cui sei anestetizzato, questo è l’articolo giusto per te. Quando ci si sottopone alla sedazione cosciente, il paziente avverte un formicolio alla testa e una sensazione di testa vuota o leggera. Talvolta, il soggetto sedato tramite l’utilizzo di questa tecnica avverte anche una sonnolenza che però non porta mai alla totale perdita di coscienza, proprio perché non si tratta di un’anestesia generale. Questa tecnica è assolutamente sicura e controllata e serve sia al paziente, per ridurre la normale tensione generata dal sottoporsi ad un intervento dentistico, quanto al medico, che avvalendosi di questo tipo di sedazione riesce a lavorare in totale tranquillità, riducendo anche i tempi degli interventi chirurgici. Con la sedazione cosciente il paziente non perde la capacità di respirare o di rispondere in modo autonomo agli stimoli esterni (muovere gli arti o rispondere alle domande).

Quando viene utilizzata questa tecnica?

Generalmente la tecnica anestetica della sedazione cosciente è utilizzata nel caso di pazienti che non riescono in nessun altro modo a gestire la tensione e lo stress legati all’intervento dentistico. Per tanto è possibile dire che questo tipo di anestesia può essere utile: alle persone adulte che sono molto ansiose quando vanno dal dentista, alle persone che hanno la fobia del dentista, ai bambini che difficilmente stanno fermi mentre il professionista li visita e nel caso del dentista, stare fermi, è una condizione necessaria per evitare che il piccolo paziente si faccia male. In ogni caso, non è una scelta che spetta al medico. Infatti il dentista, in collaborazione con l’anestesitia, dopo aver raccolto tutte le informazioni sullo stato di salute generale del paziente e aver valutato che siano presenti i requisiti necessari ad utilizzare questa tecnica, può proporla al paziente al quale spetta la decisione definita. La sedazione cosciente è una tecnica che i dentisti propongono ai loro pazienti per diversi tipi di interventi, come: • la pulizia dei denti; • per prendere le impronte dentali; • per pulire a fondo le radici dei denti; • per gli interventi chirurgici di implantologia; • per gli interventi di paradontologia; • per le estrazioni dentali; • per le otturazioni dentali; • per gli interventi di devitalizzazione.

Quali sostanze vengono utilizzate per la tecnica della sedazione cosciente?

Generalmente la sedazione cosciente avviene inalando, tramite una mascherina nasale, una miscela composta da protossido di azoto e ossigeno. Si tratta di due gas per i quali, fin ora, non si conoscono effetti allergici perché è davvero difficile trovare un soggetto che lo sia. Il protossido di azoto è utilizzato sin dall’800 ed è stato verificato che non viene metabolizzato dall’organismo umano, ma viene automaticamente espulso dal corpo attraverso la respirazione. Gli effetti del protossido di azoto sul paziente sono immediatamente visibili e terminano altrettanto rapidamente. La sedazione cosciente è una tecnica ampiamente utilizzata in campo medico, in tutto il mondo. Tuttavia, come tutte le procedure mediche, anche questa tecnica anestetizzante prevede delle difficoltà, come: • complicazioni respiratorie; • complicazioni cardiocircolatorie che possono provocare abbassamento della pressione sanguigna, nausea e vomito; Oltre a questi inconvenienti che possono essere riscontrati nell’immediato, la sedazione cosciente prevede numerose controindicazioni, in casi come: occlusione intestinale, carenza di vitamina B12, bronchite, enfisema polmonare, gravidanza, occlusione orecchio medio, claustrofobia, etc. Per queste ragioni prima di utilizzare questa tecnica sul paziente è necessario, qualche giorno prima, effettuare un incontro in cui devono essere presenti il dentista, l’anestesia e il soggetto che dovrà sottoporsi al trattamento, al quale verrà sottoposto un questionario grazie al quale è possibile raccogliere tutte le informazioni utili per decidere se è opportuno o meno utilizzare questa tecnica anestetica.

Rigenerazione ossea: tecniche utilizzate in casi di mancanza di osso e probabilità di successo della rigenerazione.

La rigenerazione ossea dentale è una tecnica chirurgica odontoiatrica utilizzata per ripristinare il normale spessore delle ossa mascellari o mandibolari qualora non sia sufficiente al posizionamento di un impianto dentale.

La perdita ossea può essere dovuta a molteplici cause, fra cui: – parodontite (infiammazione causata dalla placca batterica); – estrazione di un dente, che può provocare la riduzione dell’altezza e dello spessore dell’osso conseguente all’assenza di carico meccanico; – incidenti o traumi; – presenza di cisti o tumori; – sostituzione degli impianti obsoleti con dei nuovi. Oggi puoi ricorrere all’implantologia anche in presenza di deficit osseo grazie a trattamenti di rigenerazione dell’osso che permettono una buona integrazione delle viti, assicurando la stabilità e la funzionalità dell’impianto.

Rigenerazione ossea dentale: le tecniche

Vi sono diverse tecniche di rigenerazione ossea a scopo implantare, ciascuna eseguita in funzione delle necessità del singolo paziente. I principali metodi sono:

– Rialzo seno mascellare (sinus lift)

Si tratta di una procedura chirurgica utilizzata per aumentare l’altezza del seno mascellare, cavità ossea piena d’aria situata nella parte alta delle radici dei molari e premolari superiori. Tale metodo prevede il sollevamento della mucosa che circonda il seno e l’inserimento del materiale sostitutivo, naturale o artificiale, che andrà a formare il nuovo tessuto osseo. In caso di rialzo interno del seno mascellare, l’impianto dentale viene inserito in sede della stessa sessione di trattamento. Se invece si esegue il rialzo esterno del seno mascellare, il materiale che sostituisce l’osso viene coperto con una membrana riassorbibile di collagene e l’inserimento degli impianti dentali potrà essere effettuato dopo circa 6 mesi dall’intervento.

– Rigenerazione ossea guidata

Tecnica rigenerativa finalizzata all’aumento dell’osso attraverso l’uso di una membrana riassorbibile (es. membrana di collagene) o non riassorbibile (es. griglia in titanio), che assolve il compito di barriera protettiva al fine di impedire che il tessuto gengivale ricresca velocemente, andando ad invadere lo spazio riservato all’osso. Al di sotto di questa membrana viene inserito del materiale di riempimento che ha lo scopo di favorire la rigenerazione ossea. L’innesto può essere: – autologo, prelevato cioè dalla mascella o dalla mandibola del paziente stesso, oppure dall’osso dell’anca se il difetto da correggere è esteso; – omologo, o di banca, ossia da cadavere; – di origine animale (es. osso bovino privato della parte organica); – costituito da materiale sintetico biocompatibile progettato per avere la stessa porosità dell’osso. L’inserimento degli impianti dentali può essere effettuato nello stesso intervento in cui vengono collocate le membrane (procedura monofasica), oppure quando il tessuto osseo sarà ormai rigenerato, ovvero a circa 6 mesi dal primo intervento (procedura bifasica).

– Preservazione alveolo post-estrattivo

Questa procedura prevede l’inserimento del materiale biocompatibile di osteointegrazione, che in seguito verrà convertito in nuovo tessuto osseo, nella cavità rimasta dopo l’estrazione del dente.

Rigenerazione ossea dentale tempi e probabilità di successo

La rigenerazione ossea dentale è una procedura sicura praticata da oltre quarant’anni, tuttavia non si può negare che sia piuttosto invasiva e preveda lunghi tempi di riabilitazione: per l’innesto osseo dentale i tempi di guarigione prima di poter posizionare l’impianto possono protrarsi fino a 6 mesi, tempo fisiologico di rigenerazione ossea. Per permettere una corretta cicatrizzazione, nei giorni successivi all’intervento, è necessario attenersi scrupolosamente ai consigli del chirurgo implantologo. Nel decorso post-operatorio, si possono presentare alcuni sintomi, tra cui edema alla guancia, sanguinamento dal naso o dalla bocca, ematoma, dolore, infezione. Per prevenire l’insorgere di complicanze, è necessario instaurare una terapia farmacologica a base di antibiotici, antinfiammatori e clorexidina collutorio. Pur dipendendo dalle condizioni di salute del paziente, le probabilità di riuscita degli innesti ossei dentali dopo 5 anni sono piuttosto alte (85% di successo nell’arcata inferiore e 90% in quella superiore), ma bisogna tenere conto che, col passare degli anni, l’osso innestato va incontro a riassorbimento.

Rigenerazione ossea dentale rischio

Le varie tecniche di rigenerazione ossea dentale hanno dimostrato grande efficacia nel migliorare il volume osseo della mascella o della mandibola. Tuttavia, non sono esenti da rischi che possono anche inficiare il risultato finale. I rischi associati all’innesto di osso autologo sono fratture, infezioni, emorragie e dolore cronico. L’uso della membrana protettiva presenta il rischio di “deiscenza” (riapertura spontanea della ferita), mentre l’esposizione della membrana e la sua eventuale infezione possono causare perdita dell’innesto e insuccesso dell’impianto. Inoltre, se non ci si affida a professionisti seri e qualificati, si può andare incontro a perforazione della membrana sinusale durante l’intervento di rialzo del seno mascellare, spostamento dell’innesto osseo o, peggio ancora, rigetto dovuto all’utilizzo di materiali scadenti. L’intervento di rigenerazione ossea è controindicato nei pazienti affetti da diabete, disturbi cardiovascolari, emofilia, cisti, neoplasie e tabagismo (la nicotina e altre sostanze presenti nel fumo di sigaretta rallentano la guarigione).

Impianto dentale: cosa si può fare se si perde un impianto dentale

Anche se ti può sembrare strano, perdere un impianto dentale è un evento piuttosto comune e va sempre tenuto in considerazione quando si esegue un intervento di implantologia dentale. Una delle principali cause della perdita di impianto è la perimplantite.

La perimplantite può essere considerata come un’infezione sito-specifica causata da batteri, solitamente anaerobi, che va a colpire i tessuti molli e duri che supportano l’impianto, con una perdita progressiva dell’osso circostante. È stato dimostrato che l’accumulo di placca porta allo sviluppo della mucosite perimplantare, infiammazione che non porta però alla perdita d’osso. 

A livello clinico si possono avere dei rigonfiamenti nell’area dove si trovano gli impianti, con conseguente fuoriuscita di sangue e/o di secrezione purulenta, in alcuni casi si può avere anche la comparsa di ascessi perché la superficie degli impianti porta ad un accumulo di microrganismi che possono rivelarsi pericolosi.

Il fenomeno inizialmente si presenta come un’infiammazione della mucosa circostante l’impianto che prende il nome di mucosite perimplantare. Questa non si presenta particolarmente grave per l’osso ma se non si ha subito un intervento tempestivo i batteri arrivano a causare il riassorbimento osseo circostante all’impianto.

Per evitare che ciò accada esistono diverse precauzioni che possono ridurre, di molto, il rischio di perdere un impianto dentale.

Tra i metodi che ti consigliamo, abbiamo:

  • acquisire tutte le informazioni principali sul tipo di impianto che verrà posizionato durante il periodo di riabilitazione;
  • scegliere con attenzione il chirurgo maxillofacciale che effettuerà questo tipo di intervento;
  • effettuare dei controlli clinici periodici e programmati;
  • effettuare controlli radiografici;
  • essere molto attenti all’igiene quotidiana del cavo orale;
  • sottoporsi con periodicità a sedute di igiene orale da un professionista;
  • chiedere al chirurgo quali regole seguire per preservare l’impianto dentale.

La perimplantite: la causa principale della perdita degli impianti dentali

Nel corso degli ultimi anni sono aumentati notevolmente i casi di perimplantite. Sebbene non siano ancora chiare le cause che provocano questo disturbo, è stato possibile isolare delle tecniche chirurgiche che, per caratteristiche intrinseche, esporrebbero maggiormente i pazienti a questo tipo di fenomeno.

Ma in cosa consiste la perimplantite? Va detto che questo disturbo, presenta molte similitudini con la più comune piorrea o parodontite. Si tratta perciò di un deterioramento dell’osso che dovrebbe sostenere l’impianto che, non avendo il supporto necessario, non resiste nel tempo e poco dopo cade. La tecnica chirurgica individuata come principale responsabile di questo fenomeno, consiste nell’impianto dentale che non prevede innesti ossei, lasciando alla cura antibiotica l’onere di prevenire l’azione batterica.

Purtroppo questa tecnica non ha sempre prodotto i risultati sperati, che invece sono molto più incoraggianti quando si utilizza il laser che decontamina completamente e in modo duraturo (il tempo necessario a far guarire la gengiva) l’area interessata. In questo modo è stato possibile notare che l’impianto dentale dura nel tempo e difficilmente deve essere rimosso, tuttavia si tratta di una tecnica piuttosto recente che quindi non fornisce sufficienti informazioni per poterla definire la soluzione al problema.

I sintomi della perimplantite

In un primo momento, quando l’infezione si sta allargando, è possibile notare un’alterazione del colore delle gengive. Esse assumeranno un colore differente rispetto al resto del palato: più chiare o più scure, non c’è un colore esatto ma l’alterazione di pigmentazione non va mai sottovalutata. Da tenere sotto controllo anche lo spessore della gengiva che può gonfiarsi anche moltissimo. Il dolore accompagnerà sicuramente questi primi due sintomi. 

Cosa fare in caso di perimplantite

Quando un impianto dentale viene danneggiato e compromesso da questo fenomeno di origine batterica, la cosa migliore che si può fare è quella di rimuovere il vecchio impianto e sostituirlo con uno nuovo. Detto così sembra la cosa più facile di questo mondo, ahi noi non è così.

La rimozione di un impianto dentale a causa dell’azione della perimplantite è un’operazione piuttosto complessa che richiede molta esperienza da parte del chirurgo che la esegue. La fase più complicata dell’intervento è quella durante la quale viene posizionato il nuovo impianto. Perché? La ragione di tale difficoltà è dovuta al fatto che la perimplantite, come abbiamo accennato, provoca una significativa corrosione dell’osso sul quale deve essere posizionato il nuovo impianto.

Per questo motivo il lavoro che dovrà essere svolto dal chirurgo maxillofacciale è davvero delicato, dal momento che dovrà posizionare un impianto dentale su una struttura ossea corrosa e quindi non della giusta quantità. Oggigiorno i chirurghi hanno a loro disposizione strumenti davvero evoluti, che consentono al professionista di svolgere nel migliore dei modi anche un lavoro così difficile. Tuttavia, una delle tecniche più utilizzate è la rigenerazione ossea, che consente attraverso l’inserimento di innesti (di osso) di fornire un buon punto di partenza per poter fissare un nuovo impianto dentale.

Altre cause che provocano la caduta di un impianto dentale

Alla luce di quanto detto fin qui è possibile affermare che la causa principale della perdita di un impianto dentale è legata ad un’azione batterica. Essi causano un infezione così aggressiva da provocare la corrosione dei tessuti che sostengono i denti e, in questo caso, l’impianto dentale. Tuttavia, esiste un’ulteriore causa che può provocare la perdita di un protesi dentaria, ossia: il sovraccarico. Di cosa si tratta? Il fenomeno del sovraccarico si verifica quando a causa di una base ossea di scarsa quantità o qualità (es. osteoporosi), l’impianto dentale non è in grado di sopportare le sollecitazioni meccaniche legate alla masticazione o al bruxismo (digrignamento notturno o diurno dei denti). Per completezza, è opportuno dire che esiste anche un’altra causa che potrebbe provocare la perdita di un impianto dentale, si tratta della mancata ossointegrazione. Questa evento è piuttosto raro, tuttavia deve essere annoverato tra i motivi per i quali possono cadere le protesi dentarie. La mancata ossointegrazione si verifica quando i tessuti ossei che dovrebbero sostenere l’impianto non si saldano ad esso. Purtroppo non si conoscono ancora le cause di questo fenomeno. Quel che è certo, è che coloro che curano l’igiene orale, che non fumano, che effettuano i controlli periodici e che non soffrono di bruxismo incorrono nella perdita dell’impianto solo nel 3% dei casi.

Faccette Dentali: applicazione su denti storti. Tecniche e materiali

Le faccette dentali ti permettono di dimenticare la problematica dei denti storti e ti ridanno il sorriso senza pensieri che pensavi di non poter più avere.

Chiamate anche faccette estetiche, questo strumento innovativo dell’ortodonzia consente a chi le indossa di modificare i difetti estetici della dentatura grazie all’applicazione, sulla parte esterna dei denti, di lamine di spessore e materiale variabile, in modo semplice e sicuro. L’applicazione delle faccette è consigliata non solo per chi ha i denti storti, ma anche per chi ha denti spezzati, macchiati, ingialliti senza il bisogno di subire interventi più costosi e complicati. Questo tipo di operazione odontoiatrica non è quindi risolutiva: lo strato applicato sopra al dente viene apposto per nascondere le imperfezioni e migliorarne l’aspetto estetico.

Applicazione delle faccette estetiche

L’intervento per l’applicazione delle faccette sui denti si svolge in varie sedute, solitamente due.

Durante la prima seduta avviene la limatura dello smalto dei denti, la misurazione dell’impronta dentale e la scelta del colore della dentatura. In questa fase al paziente viene limato tanto smalto quanto è lo spessore deciso per la faccetta. In base all’impronta dentale si creano invece le dimensioni delle faccette e si decide poi il colore che più si avvicina alla dentatura originale del paziente.

Nella seconda seduta si ha la vera e propria applicazione delle faccette estetiche: dopo un test per controllare la loro omogeneità rispetto ai denti veri e propri, si riveste il dente con un fazzoletto in lattice e lo si tratta con acido fluoridrico. In seguito all’applicazione di un adesivo sul dente si procede alla cementazione e, infine, alla levigatura superficiale della lamina per meglio fissarla ai denti.

Tipologie di faccette dentali e materiali

Le faccette dentali vengono attualmente costruite con composito, ceramica e porcellana. Il materiale dovrebbe essere scelto in base alla situazione del paziente e al problema che è intenzionato a risolvere. Le faccette, in generale, sono molto stabili dal punto di vista chimico e riescono ad integrarsi biologicamente sul tessuto in modo non eccessivamente tossico, senza causare ipersensibilità delle gengive nè irritazioni. 

Il composito è una pasta facilmente modellabile che si unisce in modo aderente e naturale al dente. Sarà il dentista a modellarla in base alla forma prescelta e a fissarla grazie ad una lampada alogena che indurirà la pasta. Il prezzo di questo materiale è più economico rispetto alla ceramica e viene utilizzato specialmente nei casi di ricostruzione di un dente spezzato o scheggiato.

Talvolta però una semplice ricostruzione non basta ed è necessario ricoprire il dente. In questo caso, le faccette in ceramica e porcellana sono quelle più utilizzate, poiché si sono rivelate quelle più resistenti e lucenti. Il composito, invece, sembra soggetto a macchiarsi in fretta e a scheggiarsi, ad avere quindi una durata inferiore se confrontato con le faccette di materiale diverso.

Negli ultimi anni però la porcellana è diventata l’alternativa preferita rispetto alla ceramica, anche nel caso delle corone dentali, che hanno un rivestimento di ceramica su un interno in metallo. L’intervento di faccette completamente in ceramica infatti avviene con limature profonde e dolorose, tanto da arrivare talvolta a compromettere la gengiva e la polpa dentale, mentre le corone dentali hanno il difetto estetico di far intravedere il metallo nella zona dove il dente si attacca al gengiva: per questo molti pazienti preferiscono optare per la porcellana. A variare non è solo il materiale delle faccette, ma anche il loro spessore. Questo parte dagli 0,3 millimetri per arrivare agli 0,7 millimetri. La dimensione di questi dispositivi invece deve essere esattamente uguale a quella del dente originale che dovrà essere ricoperto.

Durata e manutenzione

Le faccette dentali non durano per sempre. Ahimè, questo trattamento non risolutivo ed irreversibile, a causa dello smantellamento dello smalto esterno del dente, infatti ha una durata di circa 10 anni. 

Questo vuol dire che chi si sottopone all’applicazione delle faccette dovrà sostituirle allo scadere del tempo e quando il dentista lo ritiene necessario. e quindi, l’effetto di queste faccette, non dura per sempre: dato che il processo di applicazione è irreversibile a causa dell’asportazione di una parte superficiale del dente, il paziente dovrà necessariamente sostituire la faccetta quando il dentista lo riterrà opportuno.

Per mantenere il trattamento più a lungo possibile ti consigliamo di evitare di dare forti traumi ai tuoi denti, cercando di avere una masticazione attenta e delicata, senza masticare cibi duri e dannosi per la lamina, soprattutto se in resina, ed evitare situazioni in cui potresti ricevere forti colpi, proteggere i tuoi denti con le protezioni in caso di sport .

Anche una corretta igiene dentale può influire sulla durata delle faccette dentali, preservandole dall’accumulo di tartaro e placca. Dovresti inoltre prenotare una pulizia professionale dal tuo dentista almeno una volta l’anno. Tra i vantaggi di questo intervento si ha sicuramente il miglioramento estetico del cavo orale, sia nel caso dei denti erosi sia nel caso di denti macchiati o ingialliti. In caso di bruxite anche la masticazione subisce un miglioramento, senza contare l’aumento della lucidità dello smalto.

Impianto a carico immediato dopo l’estrazione del dente

L’estrazione o la perdita di un dente sono alcune delle principali cause che comportano un cattivo funzionamento della masticazione che può sfociare in disturbi del tratto digestivo. A ciò si aggiunga anche un importante fattore estetico poiché la mancanza di denti provoca anche un disagio per l’impossibilità a eseguire un’operazione naturale come quella di sorridere. Un recente studio ha anche evidenziato come quasi il 70% della popolazione presenti un deficit della propria dentatura.

Alla luce di tutte queste considerazioni, ti chiederai quindi se sia possibile eseguire un impianto a carico immediato post estrattivo, subito dopo l’estrazione di un dente. La risposta è affermativa e di seguito ti forniremo tutte le indicazioni utili allo scopo.

Quando e come rivolgersi all’impianto post estrattivo

Fino a qualche anno fa, la tecnica di installazione di un impianto dentale, ossia di un dispositivo protesico fisso, prevedeva preliminarmente l’estrazione del dente ormai compromesso e la necessità di attendere un periodo di almeno 2-3 mesi per fare in modo che il tessuto osseo sottostante il dente asportato potesse rigenerarsi. Ciò ovviamente comportava tempi abbastanza lunghi per il paziente per poter disporre nuovamente del dente. Negli ultimi 20 anni, però, la tecnica chirurgica si è evoluta e in una percentuale altissima di casi si sono avute degli eccellenti risultati procedendo contemporaneamente all’estrazione del dente e all’applicazione dell’impianto.
Affinché si possa procedere con questa nuova tecnica devo ricorrere alcune condizioni:

  • Parodontite in stato avanzato
  • Estrazione di un dente in modo traumatico
  • Riassorbimento esterno ed interno dei denti
  • Precedente tentativo fallito di trattamento del canale radicolare

Perché procedere all’impianto immediato

La tecnica di implantologia a carico immediato è abbastanza semplice e consiste preliminarmente nell’estrazione del dente malato e nell’installare immediatamente nella ferita d’estrazione di un impianto, di una particolare forma e dimensione, in modo da permettere di avere subito a disposizione una protesi fissa. Il paziente in questo modo vede ridursi in maniera drastica i tempi di attesa tra l’estrazione e l’applicazione dell’impianto e recuperare così in tempo reale la funzione masticatoria e anche un indubbio miglioramento estetico. A questo poi bisogna aggiungere il vantaggio di effettuare le due operazioni in unico intervento chirurgico.

Come si svolge l’intervento di estrazione e impianto

Come abbiamo anticipato in precedenza, la tecnica di intervento è abbastanza semplice e nella normalità dei casi prevede il doppio intervento nello stesso giorno. Solo nei casi che si rivelano complicati, si preferisce procedere alla seconda operazione dopo un paio di settimane. Affinché il chirurgo possa eseguire questa tecnica è necessario che il tessuto sottostante l’estrazione del dente non presenti stati infiammatori di particolare gravità, che lo spessore osseo dove eseguire l’impianto sia di spessore adeguato e che anche le gengive non siano infiammate e abbiano sufficiente spessore. Quando ricorrono queste condizioni, le percentuali di successo dell’intervento sono altissime garantendo un elevato livello di riabilitazione estetica e funzionale. Gli impianti che vengono applicati dopo l’estrazione dentale sono realizzati con uno speciale materiale inerte e ipoallergenico, capace di garantire una perfetta integrazione con il tessuto osseo e una perfetta stabilità dell’impianto fin dagli attimi immediatamente successivi l’intervento.

Vantaggi dell’impianto post estrattivo

Il primo e più importante vantaggio che si ottiene utilizzando questa tecnica di intervento che prevede l’inserimento dell’impianto direttamente nell’alveolo del dente estratto è quello di preservare l’armonia e l’integrità dei tessuti preesistenti. In particolarmente le gengive non risultano particolarmente sollecitate e in più applicando del tessuto osseo artificiale tra l’alveolo e l’impianto si riesce a limitare l’assorbimento dell’alveolo stesso. Ulteriore vantaggio è quello di di evitare la contrazione delle pareti gengivali in seguito alla perdita del tessuto sottostante. Il trauma e l’edema post operatorio si riducono sensibilmente permettendo anche tempi più rapidi di riabilitazione, evitando anche i lunghi periodi di attesa dovuti alla necessità di rigenerare il tessuto osseo sottostante l’alveolo estrattivo.

Possiamo quindi concludere che nel campo dell’implantologia dentale, gli impianti a carico dentale immediato post estrazione rappresentano la soluzione più efficace sia dal punto di vista funzionale che da quello estetico.

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Piorrea o parodontite: che cos’è, cause e sintomi

La piorrea, nome con il quale viene comunemente chiamata la parodontite, è una patologia di tipo infettivo cronica. 

Nello specifico si tratta di batteri che attaccano il parodonto, costituito dalla gengiva, il legamento parodontale, il cemento radicolare e l’osso alveolare. Il termine piorrea deriva dal greco ed è composto dalle parole scorrere e pus. 

I batteri che non vengono rimossi entro 8 ore si trasformano in tartaro provocando il ritiro della gengiva e l’oscillazione del dente che può portare, nei casi più gravi, alla caduta del dente stesso.

Che cos’è la piorrea o parodontite

Quando si parla della piorrea, ci si riferisce nello specifico ad una patologia di tipo infiammatorio che va a colpire tutto quello che è l’apparato attraverso cui il dente trova sostegno, ovvero non solo la gengiva, ma anche altri elementi come ad esempio l’osso, i legamenti e il cemento radicolare

L’apparato di sostegno del dente che è costituito da questi elementi, viene comunemente chiamato parodonto ed è anche per questo motivo che il termine piorrea è stato sostituito, almeno in ambito scientifico, dal più appropriato “parodontite”. 

Questa patologia, se non curata per tempo e adeguatamente, può portare anche alla caduta dei denti e quindi, conseguentemente, ad una compromissione da un punto di vista estetico, oltre che per quel che concerne la tua salute, che è ovviamente la cosa più importante.

Gli stadi della parodontite

Esistono vari stadi di gravità della patologia. Si parla di parodontite cronica per indicare quella più comune fra la popolazione adulta, che se diagnosticata e curata per tempo non comporta nessun danno rilevante ma, in casi contrario, può portare al deterioramento dell’osso, il dente si staccherà dalla gengiva e cadrà.

Esiste, poi, la parodontite aggressiva, una forma della patologia di più rapido sviluppo che viene diagnosticata ad una bassa percentuale di persone e, infine, la malattia parodontale necrotizzante che colpisce persone affette da altre patologie che diminuiscono le difese immunitarie come tumori o HIV. 

Nella stragrande maggioranza dei casi il primo stadio di quella che viene definita anche come piorrea, risulta essere una banale gengivite. Le cause di una gengivite possono essere le più disparate, ma la più comune è, come spesso capite per i problemi relativi ai denti, una scarsa igiene orale. La gengivite si palesa attraverso sintomi quali il sanguinamento delle gengive quando vengono spazzolate oppure quando si mangia qualche cibo particolarmente duro da masticare.

Il secondo stadio di quella che se non curata in tempo può arrivare ad essere una vera e propria parodontite, inizia nel momento in cui la gengivite viene trascurata: a questo punto si possono creare delle vere e proprie tasche parodontali, zone della bocca in cui le gengive si sono ritratte così tanto che la saliva non ha più modo di raggiungerle. Questo comporta il fatto che queste zona diventano un habitat naturale perfetto per i batteri e per l’infezione da essi portata, la quale può arrivare a intaccare l’osso o il parodonto che trova posto alla base del dente. A questo punto, nel secondo stadio di questa patologia, a trovarsi sotto attacco sono anche quelle cellule che hanno l’importante compito consistente nel garantire solitamente il rigeneramento dell’osso.

Il terzo stadio della parodontite, ovvero il più avanzato, è quello in cui la situazione è talmente compromessa da dover spesso far prendere al dentista la decisione più drastica e dolorosa non solo da un punto di vista clinico, ma anche estetico: quella di togliere il dente prima che questo cada in modo naturale.

Quali sono le cause ed i sintomi della piorrea 

Le cause sono generalmente da attribuire alla scarsa igiene dentale ma anche all’avanzare dell’età che comporta normalmente il ritirarsi delle gengive.

La paradontite può insorgere anche per via di altri fattori come il fumo, la cattiva alimentazione, lo scarso o nullo apporto di calcio, i denti non allineati che favoriscono l’accumulo di tartaro in zone difficili da raggiungere e pulire correttamente e l’alcol, che fa male ai denti a prescindere dalla presenza o meno di piorrea.

I sintomi nella malattia sono costituiti da sanguinamento gengivale, alitosi, dolore e denti che si muovono, prurito alle gengive, presenza di pus fra il dente e la gengiva nei casi più gravi.

Tra i sintomi che appaiono quando ormai la piorrea è in stato avanzato, vi sono la recessione gengivale, dolore ai denti ed anche la comparsa di spazi tra un dente e l’altro. 

Quando questi sintomi fanno la loro comparsa, significa che questa patologia è ad uno stadio avanzato e dovrai quindi correre dal tuo dentista di fiducia, per cercare di arginare il problema prima che sia troppo tardi.

Come gli alimenti influiscono sulla formazione della piorrea 

Spesso tra i vari fattori che fanno scaturire la piorrea e portano alla perdita dei denti vi è anche l’alimentazione. Alcuni studi recenti hanno infatti dimostrato che a volte le cure specifiche da sole non bastano se esse non vengono abbinate ad una corretta e sana nutrizione.

La dieta esclusiva per questa malattia dentale riuscirà a incidere positivamente sulle zone più infiammate ed a contrastarle. In particolar modo, in questo periodo di tempo, occorrerà seguire una dieta bilanciata favorendo il giusto apporto di carboidrati raffinati, aminoacidi, vitamine e zinco. Seguire una giusta alimentazione permetterà di prevenire l’estensione e la gravità della malattia parodontale.

Una varietà di sostanze nutritive hanno un impatto importante sulla salute parodontale e si possono identificare in due tipi: micronutrienti e macronutrienti.

I micronutrienti sono gli alimenti richiesti dal corpo in piccoli quantità ed essi includono la vitamina A, C ed E mentre i macronutrienti sono le proteine e carboidrati e i grassi ma anche ossigeno ed acqua.

Gli alimenti contribuiscono sia allo sviluppo che al peggioramento dei denti, infatti essi sono in grado di far maturare la dentina e lo smalto ma se consumati in quantità irregolare possono causare, tra le varie patologie, anche la perdita dei denti.

Assumere troppi carboidrati influirà sulla malattia aumentando ad esempio il rischio di carie dentali. Assolutamente quindi da evitare soprattutto in questo periodo sono gli alimenti ricchi di calorie e grassi che potrebbero non favorire il ripristino del sistema immunitario. 

Lo zucchero è fra questi il nemico numero uno. La sua irregolare assunzione contribuisce infatti a formare la placca e le carie dentali favorendo allo stesso tempo la malattia parodontale. I batteri, che si formano sulle cavità dentali, sono in grado di produrre acido, causa della principale della perdita dentale.

Occorrerà quindi anche evitare di mangiare spesso pietanze con un’alta percentuale di zuccheri per non agevolare la comparsa e l’espansione di placca e carie.

Anche l’obesità o l’eccessivo grasso corporeo, in particolar modo nei soggetti più anziani, spingono a l’insorgere di un maggiore sanguinamento gengivale mentre l’assunzione di omega 3 avrà di sicuro un effetto più positivo sulla tua salute dentale.

Gli alimenti che invece devono essere assunti regolarmente per favorire una corretta ripresa della malattia dentale sono le vitamine. Tra esse la vitamina D che facilita l’assorbimento di minerali come il calcio, magnesio e ferro. La sua irregolare assunzione porta ad una carenza alimentare che può causare infiammazione parodontale soprattutto su soggetti che hanno oltre 60 anni oppure tra i più piccoli, quindi circa 12 anni. 

Indispensabile tra tutte è la vitamina C perché se non viene assunta correttamente rischia di far scaturire lo scorbuto, una malattia dentale molto grave a cui è legato il rischio serio di perdere i denti. Per quanto riguarda invece le proteine, la sua carenza non sembra portare ad un’infiammazione locale ma può solo favorire e riuscire in minor tempo a facilitare la riparazione del tessuto osseo. Gli alimenti che quindi dovrai prediligere con l’insorgere di questa malattia parodontale sono quelli essenzialmente ricchi di calcio e magnesio e non superare la soglia massima di zuccheri e grassi consentita.

Nel caso di parodontite abbinata a diabete occorre fare avere una maggiore attenzione. La piorrea porta effettivamente ad un aggravamento del controllo glicemico nei pazienti affetti da diabete facendo aggravare così tutta la situazione a livello dentale, ma non solo. In questo particolare caso vi sarà anche il rischio di avere altre complicanze come malattie cardiache e renali. 

Questo potrebbe portare alla perdita dei denti ma anche a problemi molto più gravi che possono indurre anche alla morte. Le due malattie sono quindi di per sé collegate, perché è proprio il diabete a far aumentare la possibilità di andare in contro ad una parodontite grave.

La prevenzione della parodontite

Anche se non si ha ancora nessuno di questi sintomi è comunque importante una buona prevenzione per evitare l’insorgere della patologia, che è piuttosto comune. Come abbiamo visto, la causa principale della malattia è la scarsa igiene orale e le rare visite di controllo dal dentista che, ricordiamo, andrebbero fatte almeno una volta all’anno.

Di conseguenza, il primo è più efficace meccanismo di prevenzione è la pratica della pulizia dentale professionale da effettuarsi almeno 1 o 2 volte l’anno presso il proprio dentista. Oltre a questo è fondamentale l’igiene orale quotidiana; lavarsi i denti dopo ogni pasto, utilizzare filo interdentale e collutorio.

Oltre a questa prassi quotidiana anche una dieta sana, ricca di verdure e povera di zucchero, contribuirà alla salute dei tuoi denti. È molto importante non fumare e limitare il più possibile l’uso di alcol, che ti aiuterà a prevenire molte altre patologie oltre alla parodontite.

Tuttavia, se dovesse essere troppo tardi per fare prevenzione, la prima cosa da fare senza indugio è recarsi dal dentista per capire prima di tutto a che punto è la patologia, per poi decidere quali metodi usare per curare la piorrea

Rimedi e cure per la piorrea

Vediamo ora quali sono i rimedi contro la piorrea. La dentiera, che una volta era l’unica strada percorribile, oggi è decisamente residuale come soluzione, visti i progressi fatti dalla scienza. Il dentista potrà infatti valutare, dopo una attenta analisi della situazione e dello stadio della patologia, se vi è la possibilità di intervenire con la chirurgia plastica paradontale.

Appurato che solo un dentista può affrontare al meglio la situazione, vi sono rimedi naturali e medici decisamente utili per curare la piorrea. Per evitare il trattamento chirurgico, risolutivo, ma non accettato da tutti i pazienti per la sua invasività, esistono infatti alcune cure alternative, la cui efficacia dipende dalla gravità del disturbo.

Rimedi naturali

Un possibile rimedio è il propoli. Si tratta di una sostanza con spiccata azione antinfiammatoria e lenitiva che contribuisce a diminuire l’arrossamento ed il gonfiore del tessuto gengivale; essendo dotata di una efficace attività antibatterica, si comporta come agente battericida uccidendo i germi patogeni. Solitamente viene applicata in forma liquida oppure spray

Betulla ed aloe vera sono due piante dotate di proprietà lenitive, in grado di attenuare i sintomi collegati al disturbo, disponibili sotto forma di gel oppure di prodotti per uso topico. 

Il pepe nero si comporta da potente antibatterico contribuendo ad eliminare la placca; inoltre agisce migliorando l’irrorazione sanguigna del tessuto gengivale infiammato. 

Echinacea ed eleuterococco agiscono potenziando la funzionalità del sistema immunitario per contrastare l’attacco dei microrganismi infettanti.

Laser terapia

Il trattamento laser è in grado di raggiungere localizzazioni dal difficile accesso, lavorando su tessuti sia duri (osso) che molli (gengive). 

Si tratta di un intervento non invasivo ed assolutamente indolore, che garantisce un buon risultato in un’elevata percentuale di casi. 

In considerazione del fatto che i raggi laser non riescono ad uccidere i batteri e neppure a rinforzare i tessuti molli, la laser terapia deve comunque venire affiancata da altri interventi terapeutici per garantire un’assoluta efficacia.

Curettes professionali

Si tratta di strumenti manuali che, mediante movimenti oscillatori, sono in grado di rimuovere gli agenti patogeni dalla corona dentale e dalla superficie radicolare; spesso i microrganismi si localizzano anche a livello delle tasche parodontali dove causano frequenti fenomeni di scollamento della gengiva dal dente.

Ultrasuoni

Anche in questo caso vengono impiegati strumenti meccanici che, tramite onde sonore ad elevata frequenza, riescono ad eliminare la carica batterica, assicurando una decontaminazione del parodonto.

Trattamento farmacologico

Il trattamento elettivo per la parodontite si basa sull’impiego di FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei), su acido acetilsalicilico (aspirina), su paracetamolo (tachipirina). In alcuni casi possono essere consigliati anche medicinali corticosteroidi ad elevata azione antibatterica, in particolare la clorexidina.

Clinica Odontoiatrica situata tra Novara e Varese | Ortodonzia Invisibile

Invisalign® e fumo. Denti dei fumatori recuperabili con Invisalign®

La tecnologia Invisalign® è una terapia ortodontica di ultima generazione, frutto del progresso in ambito dentistico, che consente di raddrizzare i denti senza bisogno di ricorrere ad apparecchi in ferro. Si stima che già ben oltre 4 milioni di persone in tutto il mondo abbiano fatto ricorso a questa nuova tipologia di prodotto. Invisalign® si avvale infatti di una serie di mascherine in materiale formato da polimeri trasparenti, chiamate aligner, flessibili e facilmente rimuovibili, appositamente disegnate sull’impronta dentale del cliente e quindi progettate e modellate su misura per ogni specifica esigenza dei pazienti. L’azione della mascherina Invisalign® è continua e progressiva, ed agisce gradualmente sulla dentatura del paziente. Per la progettazione di Invisalign® lo studio dentistico di affida ad un programma computerizzato avanzato, che sfrutta la più moderna tecnologia tridimensionale e che permette nella fase iniziale di disegnare la mascherina sulle esigenze del cliente, e nella fase successiva del trattamento di monitorare i progressi e l’evoluzione del piano terapeutico. La durata media di una mascherina è di circa due settimane, dopodichè il dentista valuta la progressione del movimento dei denti e provvede a sostituire l’apparecchio vecchio con uno nuovo, fino a quando i denti non raggiungono l’allineamento definitivo desiderato.

Fumo di sigaretta ed Invisalign®

Se sei un fumatore, più o meno incallito, devi sapere che il fumo di sigaretta arreca danni notevoli allo smalto dei tuoi denti: tra i più comuni, oltre all’ingiallimento della dentatura, le sigarette causano un indurimento dello strato di placca, una proliferazione di batteri nelle gengive e nel palato, l’insorgere di parodontite e nei casi più gravi, di perdita dell’osso e del tessuto che sorregge i denti. E’ fortemente sconsigliato pertanto fumare durante un trattamento con Invisalign®, in quanto le mascherine potrebbero macchiarsi di color marrone con un effetto notevolmente antiestetico. Inoltre, il fumo potrebbe irritare le tue gengive e rendere più difficoltosa l’applicazione quotidiana del prodotto. Un altro vantaggio che Invisalign® ti può portare è darti lo stimolo a smettere di fumare, ottenendo il doppio beneficio di riallineare i tuoi denti e di liberarli una volta per tutte dall’antiestetico colorito giallognolo, con immediati effetti positivi sul tuo sorriso.

I vantaggi del trattamento Invisalign®

L’applicazione di mascherine Invisalign® consente una completa discrezione al paziente che decide di avvalersene: sono infatti praticamente invisibili ad occhio nudo e nessuno si accorgerà che le state utilizzando. Sono inoltre rimuovibili facilmente quando è ora di mangiare; non ti limitano quindi in alcun modo nell’ora dei pasti. Puoi mangiare e bere qualsiasi cosa tu voglia, a patto di non trascurare l’igiene orale. Un altro aspetto che rende Invisalign® una soluzione molto pratica è proprio legato alla pulizia dei denti: i tradizionali apparecchi con ferretti la rendono infatti difficoltosa e macchinosa, mentre con Invisaling puoi semplicemente rimuovere la mascherina e rimetterla quando avrai ultimato le operazioni di pulizia con spazzolino, filo interdentale e colluttorio. Non si registrano significativi casi di reazioni allergiche, irritazioni o fastidi da prurito causati dalle mascherine Invisalign®, grazie al fatto che sono sprovviste di agganci meccanici. Un altro significativo vantaggio di questo prodotto è la possibilità che offre di valutare l’andamento del trattamento nel tempo, rendendo così possibile eventualmente cambiare, modificare o tarare il piano di cura quando questo è ancora in corso, anche in base alla risposta del paziente, che, giova ricordare, è unica e personalizzata in base a molti diversi fattori.

Pulizia degi aligner

Per sottoporre Invisalign® ad una approfondita pulizia devi toglierlo dalla bocca seguendo le indicazioni fornite dal tuo dentista; a differenza infatti dei tradizionali apparecchi ortodontici infatti, Invisalign® deve essere pulito fuori dal cavo orale, rendendo così l’operazione molto più agevole. Con uno spazzolino morbido, delicatamente strofina gli aligner, con l’ausilio di una goccia di dentifricio; l’operazione va compiuta su entrambe le facce della mascherina. Risciacqua poi con molta cura, senza lasciare tracce di dentifricio, e lascia asciugare Invisalign® su un asciugamano pulito, approfittando del tempo necessario per lavarti accuratamente i denti.

I costi

Così come avviene per qualsiasi prodotto e prestazione in ambito dentistico, Invisalign® ha un costo che dipende da svariati fattori, in primis la difficoltà di trattamento della dentatura del singolo paziente e lo stato di disallineamento dei denti, che può essere più o meno marcato. Un altro fattore che determina il costo di un trattamento con una mascherina Invisalign® è la durata richiesta dal trattamento; maggiore il tempo, maggiore il costo che ti verrà richiesto di sostenere. In linea di massima, i costi sono superiori, anche se non di molto, a quelli dei tradizionali apparecchi con i ferretti, ma i vantaggi superano di gran lunga la differenza di prezzo che ti può essere richiesta per un trattamento con Invisaling. Il tuo dentista inoltre fornisce sicuramente delle soluzioni di pagamento personalizzate, dilazionate e disegnate sulle tue esigenze.

Apparecchio Invisalign® ad Arona e Trecate

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