Implantologia osteointegrata: sviluppo delle tecniche, pro e contro

Gli impianti dentali sono dei dispositivi medici chirurgici, che consentono di inserire delle protesi che sostituiscono la funzione della radice naturale dei denti mancanti, con lo scopo di migliorare l’attività di masticazione, verbalizzazione e non per ultimo rendere più gradevole l’aspetto estetico dei denti del paziente. Queste protesi sono realizzate in titanio o in lega di titanio e zirconio, materiali che si integrano perfettamente nel tessuto osseo, senza causare nessuna manifestazione di rigetto, poiché assolutamente biocompatibili.

Come avviene l’impianto denti

Il paziente, prima dell’intervento, viene sottoposto a tutti gli accertamenti di routine da parte dello staff medico, per controllare e verificare la qualità della struttura ossea, nella quale andrà a fissarsi la protesi. L’intervento di implantologia prevede sostanzialmente due momenti:

1. In seguito ad un micro intervento, in anestesia locale, viene inserito all’interno della struttura ossea la vite in titanio. A ciò segue un periodo di assesto, cosiddetto di osteo-integrazione, nel quale la nuova radice si fissa all’osso. Per almeno un paio di settimane, la bocca ha necessità di accomodare, in questo frangente il paziente può decidere se rimanere senza denti o optare per quelli provvisori.

2. Viene praticata una piccola incisione per scoprire gli impianti, che nel frattempo sono stati avvolti dalle gengive e prendere l’impronta per costruire le protesi.

Grazie ai nuovi ed efficienti sviluppi tecnologici e scientifici l’impianto dentale non causa dolore, grazie anche al tipo di intervento non eccessivamente invasivo e all’effetto dell’anestesia locale. Il paziente non dovrà affatto temere neanche i postumi del dolore dell’implantologia dentale.

È possibile effettuare degli impianti dentali senza osso?

Ogni paziente è considerato un caso a sé. Non tutti gli uomini mantengono la medesima struttura ossea, alcuni, per genetica o per malattie varie tipo l’osteoporosi, presentano un sistema osseo poco denso che non permette il fissaggio dell’implantologia dentale. Per questi soggetti è previsto un intervento pre impianto, teso al rafforzamento e rigeneramento dell’osso. La tecnologia a questo proposito ha fatto passi da gigante, introducendo un sistema di implantologia senza osso, che viene realizzato con un supporto computerizzato, che delinea una simulazione dentale in 3D, indicando il posizionamento preciso nel quale andrà inserita la protesi, senza incidere sulla gengiva.

Cosa si intende per implantologia a carico immediato?

Si tratta di un rapido inserimento delle protesi nell’impianto dentale. Spiegato più semplicemente, si possono inserire i denti finti, immediatamente se le viti in titanio, che fungono da radici, si sono ben saldati nell’osso. Per far si che si possa intraprendere questo tipo di implantologia, è fondamentale che la struttura mascellare o mandibolare sia ben compatta e densa. Nel caso di scarsità ossea o debolezza, non si può procedere a questo tipo di impianto, ma è necessario che il paziente fortifichi la struttura ossea, attraverso un innesto osseo, ovvero un intervento chirurgico effettuato con lo scopo di aumentare la struttura dell’osso. Ciò avviene tramite un trapianto di osso, che può essere autologo, ovvero proveniente dallo stesso paziente, oppure eterologo, proveniente da un altro soggetto. L’innesto osseo dentale presenta delle controindicazioni soprattutto nel caso in cui si tratti di un innesto eterologo. Può infatti accadere che la nuova struttura non si amalgami perfettamente con quella esistente, nonostante la compatibilità.

Quali sono i vantaggi degli impianti dentali

Gli impianti dentali presentano numerosi vantaggi, innanzitutto ripristinano la naturale funzione dentale, ovvero la masticazione e la verbalizzazione, consentendo al soggetto di svolgere una vita tranquilla e regolare, garantendo un risultato naturale. In secondo luogo, un ponte dentale o un impianto hanno una considerevole funzione estetica, rendendo la bocca completa di tutti i denti e gradevole alla vista.

Quali sono i contro di un impianto dentale?

Lo sviluppo tecnologico ha decisamente ridotto gli effetti negativi di un intervento chirurgico dentale, vengono utilizzati elementi e protesi realizzati con materie di alta qualità e assolutamente biocompatibili, come il titanio. Anche il dolore durante e dopo l’intervento viene notevolmente attenuato, con la somministrazione di anestetici e antibiotici, per la prevenzione di dolori acuti e infezioni. Prima di procedere ad un intervento di implantologia è fondamentale affidarsi ad un team di medici in grado di valutare attentamente la struttura ossea del paziente, in modo da prevenire ogni tipo di rischio causato all’impianto dentale. L’innesto osseo sintetico per l’implantologia può avere controindicazioni molto fastidiose, come l’infezione a carico degli impianti osteointegrati, la perimplantite, i sintomi sono: sanguinamento; iper sensibilità; presenza di pus; riassorbimento della struttura ossea e dolore al contatto.

Qual è il costo dell’implantologia

Naturalmente il costo varia a seconda del tipo di intervento al quale ci si sottopone. Non è semplice definire quanto costa una dentiera fissa, ciò dipende molto dal tipo di materiale di cui sono realizzati i denti e del metodo di fissaggio. Sono diversi gli aspetti che caratterizzano anche il costo di una protesi dentaria mobile, poiché è fondamentale calcolare il tipo di lavoro che viene effettuato prima e durante la realizzazione della stessa.

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Implantologia iuxtaossea: panoramica scientifica del tema

L’implantologia iuxtaossea è generalmente conosciuta con il nome di iuxtaendo ed è tecnica con la quale viene posizionato un unico impianto in titanio, detto griglia, tra l’osso mascellare e il periostio, ossia il suo rivestimento. Si tratta di una tecnica che veniva praticata soprattutto in passato, tra gli anni 60 e 70, e che ha oggi lasciato spazio all’implantologia osteointegrata.

Come si svolge l’intervento di implantologia iuxtaossea

L’intervento di implantologia iuxtaossea è piuttosto difficile ed invasivo. Il dentista deve innanzitutto somministrare al paziente l’anestesia, agendo mediante sedazione in vena o con protossido d’azoto. Fatto ciò, con il bisturi deve procedere a scollare le gengive dall’osso sottostante: ciò è indispensabile per poter prendere le impronte della mandibola o della mascella su cui dovrà poi essere sagomata la griglia in titano. Dopo aver preso le impronte, l’intervento si conclude con la sutura del lembo che è stato precedentemente creato. Il medico e il laboratorio incaricato di realizzare l’impianto, deve avere a disposizione esami radiologici al fine di ricreare fedelmente un modello che riproduce esattamente i mascellare del paziente. Su di esso dovrà poi essere realizzata la griglia necessaria per mantenere fissa la nuova protesi. Terminato questo lavoro, il paziente deve nuovamente recarsi presso lo studio del dentista per la seconda fase dell’intervento di implantologia iuxtaossea. Viene nuovamente effettuata l’anestesia e il chirurgo provvede per l’ultima volta a scollare le gengive dal sottostante osso mascellare, così da ancorare ad esso la griglia in titano. Ricordiamo infine che dalle gengive emergeranno dei prolungamenti in titanio necessarie per ancorare la protesi. Quest’ultima operazione viene effettuata nella medesima seduta.

Quando ricorrere

Trattandosi di un intervento piuttosto invasivo, è ormai consigliato in casi particolari. Se il paziente ha una quantità di osso ridotta tale da non consentire il ricorso ad impianti dentali osteointegrati, dovrà necessariamente optare per la tecnica dell’implantologia iuxtaossea. L’impianto può essere inoltre applicato anche quando l’osso è basso, stretto o vuoto e può interessare pochi denti ma anche l’intera arcata dentaria. Lo stesso discorso vale nel caso in cui il paziente non intende o non può sottoporsi ad un intervento finalizzato ad un incremento osseo. I dati clinici oggi evidenziano che risulta possibile ricorrere ad impianti dentali osteointegrati in ogni caso: le percentuali di successo sono molto elevate a dispetto di interventi chirurgici invasivi ed ormai superati.

Svantaggi

L’implantologia iuxtaossea è stata abbandonata da gran parte di dentisti ed odontoiatri; sulla stessa linea si pongono anche i produttori d’impianti. Numerosi sono gli svantaggi che presenta: innanzitutto occorre sottoporsi a ben due interventi chirurgici invasivi; non è inoltre possibile prevedere l’esito dell’intervento e non sono per nulla incoraggianti i risultati nel lungo periodo. Infine bisogna considerare anche il caso del paziente incline a patologie del paradosso: in tale eventualità l’eventuale perimplantite potrebbe espandersi rapidamente e rendere così nullo il lavoro eseguito. La tecnica in argomento ha oggi lasciato spazio all’implantologia osteointegrata che non richiede alcun intervento chirurgico in quanto è possibile posizione gli impianti senza il ricorso al bisturi. I produttori di impianti dentali sono attivamente impegnati nell’attività di ricerca ed innovazione, per cui offrono prodotti altamente all’avanguardia, in un mercato fortemente concorrenziale. Le nuove tecnologie impiegate in tali interventi consentono di prevedere la buona riuscita dell’intervento, assicurando il risultato per molti anni. Ne consegue dunque un notevole riscontro positivo da parte del paziente, con soddisfazione anche dal punto di vista estetico. Le patologie del parodontite, in tal caso, non inficiano l’intervento eseguito. Se la patologia si manifesta, resta circoscritta alla sola zona dell’impianto che può essere sostituito con facilità. Si tratta comunque di un’eventualità piuttosto remota in quanto numerosi sono oggi i metodi per curare tale patologia. Tale tecnica consente dunque l’inserimento degli impianti dentali nell’osso in modo diretto, senza alcun ricorso a tecniche invasive.

Implantologia con poco osso: condizioni indispensabili, tempi, tecniche

Fino a poco tempo fà, l’implantologia nei pazienti che presentavano poco osso era impensabile, per questo motivo si ricorreva all’ausilio di protesi mobili, che purtroppo andavano ancora di più ad intaccare la poca quantità di osso presente, contribuendo al suo assottigliamento irreversibile. In termini di comodità inoltre le protesi mobili non soddisfacevano i pazienti, costretti a fare questa scelta. 

Ad oggi le tecniche di implantologia si sono affinate, grazie agli studi, al progresso scientifico anche in presenza di pazienti con poco osso è possibile fornire soluzioni più stabili e poco invadenti, che permettono al paziente di vivere serenamente la quotidianità.

Come si procede in presenza di pazienti con poco osso mandibolare

Tecnicamente è possibile realizzare anche implantologia senza osso tramite tecniche chirurgiche o biologiche che permettono di sostituirlo.

L’osso infatti può essere compromesso per vari fattori e può addirittura essersi ritratto nella zona interessata a causa di un infezione o essere stato rimosso, inseguito ad un trauma oppure essere semplicemente atrofico dalla nascita.

Se possibile si cercano soluzioni non invasive, ad esempio l’utilizzo di un impianto corto o inclinato. In questo caso però le garanzie di successo dell’intervento calano e non di rado si assiste a problemi di distacco e perimplantite con perdita di osso.

Nel caso non fosse possibile utilizzare queste soluzioni si ricorre alla sostituzione dell’osso con un innesto prelevato da un altra zona del corpo o un osso sintetico.

Sono molti infatti i pazienti che fanno diverse visite dagli odontoiatri per trovare la soluzione più congeniale ai loro problemi, in presenza di poco osso mandibolare: generalmente si procede inserendo degli impianti mobili, che però erano scomodi per il paziente e poco funzionali, col progresso tecnologico è possibile ricorrere a degli innesti ossei, che consentono di aumentare il volume dell’osso mandibolare per poi procedere all’inserimento di un impianto fisso.

Questi interventi di rigenerazione ossea, purtroppo, sono indispensabili nei confronti di quei pazienti che presentano un’atrofia irreversibile dell’osso data magari, dall’utilizzo di impianti mobili, o causata da alcune patologie; per quei pazienti il cui problema è esclusivamente la presenza di poco osso mandibolare è possibile procedere, senza interventi di rigenerazione ossea; con degli impianti di un materiale speciale, titanio o zirconia, che sono ugualmente resistenti, ma più sottili, e consentono il montaggio anche in presenza di ossa mandibolari scarse.

Può capitare invece che l’assenza di osso sia dovuta all’eccessiva estensione di una cavità chiamata seno mascellare che in questo caso viene corretta sollevandone la membrana protettiva e favorendo la naturale rigenerazione dell’osso nello spazio creatosi.

Tempi di riabilitazione

Se il paziente è affetto da una forte atrofia dell’osso, la manovra di rigenerazione richiede purtroppo tempi di convalescenza più lunghi che possono durare anche alcuni mesi.

Il paziente viene comunque seguito e gli viene assicurato ogni comfort durante questo periodo, anche attraverso l’utilizzo di impianti provvisori mobili. Per quanto riguarda invece quei pazienti in cui è possibile ricorrere all’implantologia dentale a carico immediato, questa può essere completata nel giro di in 24 ore. Il paziente verrà seguito da odontoiatri esperti che sapranno individuare la tecnica più adatta al problema e consigliare il paziente.

Le varie tecniche di implantologia ossea a carico immediato

Quando vi è abbastanza osso per ricorrere a tecniche di implantologia a carico immediato, generalmente viene preferito questo, rispetto ad interventi di rigenerazione ossea molto invasivi, che costringono i pazienti a diversi mesi di convalescenza, per il recupero. Le tecniche a carico immediato sono numerose, come l’utilizzo di impianti agli zigomi, oppure alternati, o impianti corti, la scelta è personale e dipende dalle difficoltà da risolvere e dai problemi del paziente. 

Quando il problema del paziente riguarda l’area posteriore delle arcate, sia superiore che inferiore, gli esperti convengono nel preferire l’innesto di un impianto corto, per evitare un rialzamento del seno mandibolare in caso di poco osso oppure interventi più invasivi di rigenerazione ossea. Questa tecnica particolare è immediata e consente sin da subito al paziente di tornare a casa.

Alternativa: l’impianto inclinato

Alternativa a questo è l’impianto inclinato, utilizzato dagli odontoiatri sempre in modo immediato per evitare lunghi periodi di convalescenza. Questo genere di impianti viene fermato nell’osso del paziente, pur essendo molto sottile sia nell’arcata superiore che inferiore. Non sempre però queste tecniche riescono bene poiché i pazienti possono presentare delle condizioni di atrofia irrecuperabili. 

Condizione che si presenta molto spesso in quei pazienti che per molti anni hanno utilizzato degli impianti mobili; in questi casi vengono utilizzati sempre degli impianti a carico immediato i cui innesti non avvengono nell’osso mandibolare, insufficiente, ma nell’osso dietro ai molari, oppure nei casi più gravi nell’osso zigomatico. 

Vantaggi e svantaggi

Questi interventi specialistici sono molto complessi per questo motivo il medico viene affiancato dalla guida di un computer essendo alto il rischio di toccare delle arterie importanti. Nella maggior parte dei casi pur essendo irrisoria la quantità di osso l’odontoiatra riesce a risolvere il problema ricorrendo all’implantologia dentaria a carico immediato, evitando così al paziente lunghi periodi di convalescenza, interventi invasivi e dolorosi. 

I vantaggi sono innumerevoli in termini di qualità della vita, ed è per questo che le persone si rivolgono agli esperti preferendo l’utilizzo di queste nuove tecniche, con gran vantaggio per quanto riguarda il risultato sia estetico che funzionale.

Per quanto riguarda invece i rischi degli impianti, gli innesti ossei presentano controindicazioni, come anche per le ossa sintetiche, legate all’invasività dell’intervento. Si tratta infatti di procedure che interessano una vasta superficie del cavo orale e lasciano grosse sezioni di tessuto da rigenerare esponendo a rischi di infezione.

Il possibile insuccesso di tutti gli impianti è legato in genere invece alla perimplantite, un infezione batterica che danneggia il tessuto osseo provocando la perdita dell’impianto. I sintomi di perimplantite sono dolore e arrossamento della gengiva circostante la protesi, spesso associati a sanguinamento.

Impianti a carico immediato: cosa sapere

Fino a qualche anno fa, l’unica soluzione possibile alla perdita dei denti era una protesi rimovibile parziale o totale.

Le cose, oggi, sono ben diverse e in caso di necessità puoi optare per un intervento di implantologia a carico immediato.

La tecnica di implantologia a carico immediato è molto utilizzata perché permette una riabilitazione immediata, senza particolari controindicazioni (se si è predisposti a questo tipo di intervento), inoltre è una pratica molto funzionale sia fisicamente che esteticamente, per quanto riguarda le operazioni di masticazione del paziente.

Determinati fattori traumatici come le fratture, le infezioni, i granulomi e le patologie parodontali come la piorrea, possono però rendere necessaria un’immediata sostituzione di un solo dente o di più elementi, su una o tutte e due le arcate dentarie. Il trattamento di implantologia dentale a carico immediato quando è praticabile, consentirà di uscire direttamente da un centro medico con i denti fissi già funzionanti.

Vediamo, ora, nel dettaglio in cosa consiste il secondo, quali sono le condizioni necessarie per sottoporvisi, le principali tecniche, i tempi e i vantaggi di una procedura di questo tipo.

Cos’è l’implantologia a carico immediato

Questa metodologia prevede di applicare le protesi dentali subito dopo aver fissato gli impianti biocompatibili. I perni (gli impianti veri e propri), costituiti da una lega di titanio e zirconio o in titanio puro, sostituiscono la radice, dei denti mancanti, e vengono avvitati nell’osso che si trova al di sotto delle gengive. Lo specialista, di norma, dovrebbe attendere alcune settimane, prima di procedere al posizionamento dei nuovi denti, per verificare le condizioni in cui versi. La tecnologia a carico immediato consente, invece, di agganciare immediatamente gli elementi, permettendoti così di tornare subito alla vita di tutti i giorni. Tutto ciò ha, altresì, dei risvolti economici non trascurabili: il numero ridotto di sedute ti dà, infatti, la possibilità di risparmiare parecchio denaro. La procedura che costituisce un vero e proprio intervento chirurgico, data la necessità di forare l’osso, è però altamente sconsigliata in caso di: – neoplasie ossee; – bruxismo; – gravi forme di osteoporosi; – conformazione non idonea delle ossa mascellari.

Quando si può fare un impianto a carico immediato

Le condizioni indispensabili per subire un intervento di implantologia a carico immediato sono molto importanti, perché non tutte le persone sono idonee a subire questo tipo di intervento, ma bisogna avere una stabilità degli impianti dentali che si presti e si adatti senza complicazioni al trattamento di implantologia.

Di fondamentale importanza è la qualità dell’osso, nel senso che la densità deve consentire il trattamento. Si parla di stabilità primaria quando si intende la misura creata in Newton centimetri, che si ottiene dopo l’avvitamento dell’impianto nell’osso. Il tuo dentista implantologo dovrà valutare con attenzione la migliore strategia di intervento che si adatti meglio alla tua arcata dentale. Questi elementi sono necessari per assicurare un intervento di successo volto a ristabilire le principali funzioni della mandibola.

In definitiva il dentista verifica, come prima cosa, che sussistano le seguenti condizioni:

  • osso naturale sufficiente e di buona qualità;
  • gengive in salute;
  • assenza di malocclusione dentale e digrignamento dei denti;
  • nessun precedente di rigenerazione ossea.

A intervento concluso è, infine, necessario accertare che gli impianti possiedano una stabilità primaria superiore a 35 Newton/cm.

Come si esegue l’intervento di implantologia a carico immediato

Ma come si esegue un intervento di implantologia a carico immediato? È importante considerare che la collocazione della protesi deve avvenire su un impianto che verrà installato all’interno dell’osso mandibolare o mascellare con una serie di strutture in titanio che in base alla tipologia di tecnica utilizzata, saranno dalle 4 alle 6.

La protesi provvisoria verrà montata al di sopra dell’impianto agganciandola con delle viti in titanio e non verrà cementata. Il grosso vantaggio che otterrai è che il carico della dentatura, durante la masticazione, non va a gravare sulle gengive ma direttamente sull’osso, come se fossero dei veri denti.

Inoltre non dovrai essere sottoposto ad anestesia totale, ma potrai effettuare l’intervento anche con una sedazione cosciente, dato che l’applicazione della struttura esterna avviene senza provocare dolore e in totale tranquillità.

Naturalmente sarà necessario seguire alcune prassi dopo l’intervento in modo da evitare problematiche o infiammazioni. Successivamente la protesi temporanea sarà sostituita con una definitiva che è stata costruita riproducendo fedelmente il tuo profilo di denti dando un perfetto equilibrio alla tua bocca.

Chi può sottoporsi all’implantologia a carico immediato

In linea di massima è possibile sottoporsi a qualunque età all’applicazione dell’implantologia a carico immediato, ma prima di ricorrere a questa tecnica saranno necessari dei controlli per verificare particolari requisiti.

Non basterà una ortopantomografia, ma verrà richiesta una TAC, dato che dovrà essere verificata la condizione dell’osso mandibolare o mascellare su cui si dovranno applicare i perni e poi avvitare le successive viti.

Infatti al fine di mantenere l’impianto stabile si richiederà la presenza di uno spessore sufficiente della mandibola oltre a una densità ossea necessaria al fine di riuscire a mantenere gli impianti.

Quindi verrà verificato quella che viene definita la stabilità primaria misurata in Newton centimetri e che deve superare i 35 N/cm. Infine verranno verificate le condizioni delle gengive che dovranno essere in buono stato per non determinare infiammazioni successive e difficoltà nel posizionare la protesi dentale. In ogni caso sarà il tuo dentista affiancato dall’implantologo a valutare se vi sono i presupposti per sottoporti a un’implantologia a carico immediato.

Tipologie

Impianti All on Four

L’implantologia All on Four, tecnica a carico immediato, deve il suo nome alla presenza di quattro impianti dentali che sostengono, da soli, la protesi fissa che reintegra un’intera arcata dentale. Le viti vengono allocate nell’osso con un’inclinazione diversa, da quella classica, e ben precisa: 90° per quelle che occupano il settore frontale e 30°- 45º, rispetto all’osso mascellare, per quelle che si trovano al termine della mandibola posteriore.
Questo particolare assetto presenta diversi benefici:

  • eccellente stabilità dell’apparato protesico;
  • preservazione delle strutture anatomiche delle arcate mascellari (nervo alveolare inferiore mandibolare e seno mascellare).

Una protesi di questo tipo ti permette, perciò, di avere una distribuzione ottimale dei carichi masticatori con evidenti ripercussioni positive sulla masticazione e sulla capacità di linguaggio. L’intervento consta, nel dettaglio, di diverse fasi. Come prima cosa lo specialista ti sottopone, in fase preliminare, ad un’accurata visita di controllo nel corso della quale si avvale, inoltre, delle principali tecniche di imaging quali la TAC e i raggi X. Valuta la densità ossea e prende le impronte per un calco. Realizza quindi, con l’ausilio delle nuove tecnologie, una protesi virtuale conforme alle caratteristiche del tuo apparato orale. Il medico procede, successivamente, all’estrazione di eventuali denti e all’inserimento dei quattro impianti; vengono, quindi, avvitati i monconi e, a questi, la protesi provvisoria. Quest’ultima viene sostituita, dopo qualche mese, con quella definitiva al fine di permettere la perfetta guarigione delle gengive e l’integrazione delle viti nell’osso.

Impianti All on Six

All on six rappresenta, invece, una seconda tipologia di implantologia a carico immediato; in questo caso i perni, installati nell’osso, sono sei e l’iter ricalca quello seguito per l’impianto All on Four. Le tempistiche sono simili: la prima protesi, provvisoria, viene infatti sostituita da quella definitiva nell’arco di 3-6 mesi. L’impianto All on six garantisce, rispetto al precedente, maggiore stabilità in virtù del maggior numero di viti impiegato.

I tempi e i vantaggi dell’implantologia a carico immediato

Gli interventi di implantologia a carico immediato consentono di restringere notevolmente i tempi, perchè gli elementi dentali vengono inseriti entro 48 ore dal posizionamento dei perni.

L’applicazione di un carico immediato sembra anche favorire, come emerso da diversi studi, l’osteointegrazione e aumentare la superficie di contatto impianto-osso.

Il carico differito, al contrario, si contraddistingue per i tempi più dilatati: i denti vengono, infatti, fissati dopo alcuni mesi; viene, di norma, utilizzata se il paziente è affetto da diabete o patologie sistemiche del sistema connettivo che possono, perciò, allungare i tempi di ripresa delle mucose e del tessuto osseo.

Inoltre, gli impianti a carico immediato presentano diversi vantaggi che possono essere, così, riassunti: esteticità, praticità e funzionalità.

La procedura viene, inoltre, portata e termine nel corso di un’unica seduta e questo aspetto non deve essere trascurato sotto il profilo psicologico.

Non dovrai, infatti, subire un secondo intervento per la scopertura degli impianti localizzati nella gengiva e potrai, inoltre, tornare immediatamente alla tua quotidianità.

Quali sono i prezzi di una implantologia a carico immediato?

I prezzi di un trattamento di implantologia a carico immediato possono variare a seconda del numero di impianti da posizionare, ma a anche dalla marca, dal protocollo e dal tipo di garanzia. La differenza è data anche dalle protesi, se scegli la protesi provvisoria o quella definitiva, Ma ti consigliamo sempre di parlare dei dettagli con il tuo implantologo e di valutare bene prima tutte le caratteristiche ossee della mandibola e della mascella.

L’implantologia a carico immediato è un processo che mira ad ottenere denti fissi in un lasso di tempo di sole 24 ore, un risparmio di tempo e di fatica perché la riabilitazione è immediata. Basta consultare il tuo medico di famiglia e tuffarti in questa avventura, scegliendo questo metodo efficace e innovativo.

Impianti a carico immediato a Castiglione Olona e Solbiate Olona

Odontobi, vicino a Castiglione Olona e Solbiate Olona, è un centro specializzato in implantologia con tecnica a carico immediato.
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Igiene orale dei bambini: i consigli del dentista

Insegnare ai bambini i principi dell’igiene orale sin dalla più tenera età può aiutare a prevenire la formazione di carie.

Per insegnare ai bambini una corretta igiene orale e prevenirel’insorgenza di problematiche è fondamentale il frequente controllo da parte del pedodontista, il dentista dei bambini.

Ecco qualche consiglio per la corretta igiene orale.

Non trascurare i denti di latte

E’ frequente il pensiero che la prima dentatura dei bambini, i denti da latte, non sia importante perché provvisoria e di passaggio alla dentatura definitiva. Questa opinione porta molti genitori a trascurare la condizione dei denti dei bambini, che in realtà hanno un ruolo molto importante nella crescita dei più piccoli. A parte aumentare la crescita nel cavo orale di batteri che potrebbero essere pericolosi per i denti definitivi, trascurare i denti da latte potrebbe causare carie ed una conseguente caduta dei denti decidui: la situazione implicherebbe un cambiamento di quelli che sono gli spazi e la relazione tra le arcate dei denti che potrebbero provocare denti storti o malocclusioni. Quello che ti consigliamo è di iniziare tu a pulire i denti dei tuoi bambini per poi insegnare ai più piccoli il modo efficace di spazzolare i denti, anche facendosi aiutare da un esperto. Ricordati di portare il tuo bambino al primo appuntamento con il dentista quando avrà compiuto due/tre anni e di ripetere la visita con una cadenza regolare in modo da poter prevenire qualsiasi tipo di problema.

Come insegnare ai più piccoli l’igiene orale?

L’età più indicata per insegnare ai bambini l’importanza del lavaggio dei denti inizia con i 2 anni. In questo periodo si deve far prendere la corretta abitudine al bambino, in modo che poi si debba insegnarli solamente il gesto tecnico di una pulizia dentale corretta. Il dentifricio più adatto da utilizzare in questo momento dovrebbe contenere fluoro, utile a combattere le carie. E’ bene sottolineare però che il bambino nasce già con dei germi dentari e sarebbe bene pulire il suo cavo orale anche prima della comparsa dei denti, con una garza per pulire il cibo rimasto e i batteri. Successivamente, dopo i 4 anni, il bambino sarà infatti pronto ad apprendere una tecnica per pulire i denti con lo spazzolino che potrai insegnargli personalmente. Una pulizia dei denti corretta prevede che si spazzolino prima le parti esterne dei denti, con lo spazzolino inclinato verso la gengiva. Il movimento invece deve essere verticale ed andare dalla gengiva al dente, essere vibrato e leggermente pressato. Dopo di che si può passare alla parte interna dei denti, con lo spazzolino sempre in posizione verticale. Quando si raggiunge invece la dentatura dedicata alla masticatura, il movimento deve andare da avanti ad indietro per pulire al meglio i denti. Verso gli 8 anni di età, dopo aver selezionato il dentifricio e lo spazzolino giusto sotto indicazione del dentista, i genitori dovrebbero incoraggiare il lavaggio dei denti nei vari momenti della giornata, cioè alla mattina, alla sera e dopo ogni pasto. A 12 anni si può procedere con l’inserimento del filo interdentale nella routine della pulizia.

Controlla sempre in che modo il bambino esegue l’igiene

I bambini non sanno curare in modo adeguato la loro dentatura e il loro cavo orale, per questo i genitori devono controllare attentamente questo momento della giornata nella vita del bambino fino al momento in cui non sarà comparsa una consapevolezza diversa. Alcune aree delle arcate poi risultano più difficili da pulire di altre: una di queste è la zona laterale dei denti, area dove è facile che si accumuli placca difficile da rimuovere con lo spazzolino. Verso i 6 anni poi compaiono anche i molari.Questo è molto importante, poiché a circa 6 anni spunta il primo molare.

Che spazzolino è meglio utilizzare per i bambini?

Il primo spazzolino indicato ad accompagnare l’igiene dentale del bambino, quello cioè che andrà a pulire i primi dentini, dovrebbe essere ampio e con setole morbide e dense, in modo che la testina dello spazzolino aiuti a massaggiare la gengiva. Si può poi procedere a passare a spazzolini con testine più piccole e manici adatti ad essere impugnati dal bambino, che sarà pronto a lavarsi i denti da solo. Infatti, verso i 6 anni, quando si verificherà il cambio dei denti, il bambino avrà la sicurezza e l’abilità necessaria per tenere da solo lo spazzolino e compiere i movimenti necessari per completare in modo autonomo la pulizia dei denti. Per quanto invece riguarda l’uso del dentifricio, si consiglia di leggere sempre sulle confezioni l’età indicata dal prodotto.

Dentista per bambini a Besozzo e Gavirate

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Faccette dentali: proprio tutti possono usarle? Casi di successo

Al giorno d’oggi avere un sorriso perfetto e curato è diventato un must per tantissime persone. Se anche tu sei alla ricerca di un trattamento che ti permetta di ottenere una dentatura impeccabile in pochissime sedute dal dentista allora devi senza dubbio considerare la possibilità di ricorrere alle faccette dentali.

Faccette dentali: cosa sono e perché utilizzarle

Le faccette dentali sono delle protesi di porcellana o ceramica che vengono cementate ai denti per uno scopo puramente estetico. In questo modo è possibile nascondere ogni imperfezione della dentatura sia di tipo strutturale che funzionale offrendo al paziente che si sottopone al trattamento la possibilità di ottenere una bocca perfetta, senza difetti. Ovviamente queste protesi devono essere create su misura e dopo la loro applicazione hanno bisogno di una pulizia giornaliera attenta e accurata per evitare l’eventuale insorgenza di placca tra i denti e le gengive.

Quando utilizzare le faccette dentali

In particolare, puoi ricorrere all’utilizzo delle faccette dentali in presenza di diastema, resistenza dello smalto alle normali tecniche di sbiancamento, denti macchiati, storti, scheggiati o usurati. In quest’ultimo caso, l’utilizzo di protesi consentirà una migliore masticazione garantendo quindi dei benefici che esulano dal mero fattore estetico.

Da che età utilizzare le faccette estetiche dentali

Le faccette estetiche dentali, per quanto siano una soluzione molto utile a diversi problemi, non possono essere prese in considerazione per ogni età. Fondamentalmente si cerca di evitare di utilizzare le placchette quando i denti non sono ancora giunti in età matura, quindi questo esclude i bambini in quanto hanno ancora i denti da latte destinati a cadere e i ragazzi in giovane età. Infatti quando i denti sono ancora in fase di crescita è molto più facile andare a intervenire sui piccoli problemi che si presentano con apparecchi odontotecnici piuttosto che inserendo direttamente una faccetta.

I casi tuttavia sono sempre differenti e dipende dalla natura della dentatura del paziente in giovane età, quindi l’utilizzo di una faccetta per un ragazzo è un intervento da concordare anche secondo l’opinione del dentista. Al di là dei problemi che scaturiscono nella fase di crescita dei denti, le faccette possono essere usate pressoché in qualsiasi età senza particolari ripercussioni, facendo però bene attenzione a quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un intervento di questo genere.

Diverse tipologie di faccette dentali 

Non tutte le faccette dentali sono uguali e per la loro realizzazione vengono utilizzati diversi materiali. Oltre alla porcellana e alla ceramica potrai infatti trovare faccette in composito, materiale meno resistente e più economico degli altri due.

Faccette dentali controindicazioni

Non esistono particolari controindicazioni derivanti dall’applicazione delle faccette dentali ma sei hai deciso di sottoporti a questo tipo di trattamento sarebbe bene che tenessi in considerazione alcuni aspetti fondamentali.

  • limatura dei denti: prima di tutto devi ricordare che i denti verranno leggermente limati per poter eseguire correttamente l’applicazione delle faccette.
  • spesa complessiva: il dentista sarà in grado di stabilire il numero delle faccette dentali da applicare solo dopo aver proceduto ad una visita accurata, quindi non è possibile valutare la spesa complessiva che dovrai affrontare prima di aver parlato con il tuo professionista di fiducia.
  • durata: spesso si teme che le faccette, una volta applicate, possano cadere distaccandosi dal dente a cui erano state opportunamente cementate. In realtà si tratta di un timore infondato in quanto se l’intervento viene eseguito nella maniera corretta è praticamente impossibile che si prospetti questa eventualità. Ovviamente l’applicazione delle faccette dentali non ha una durata infinita nel tempo. Dedicando ai tuoi denti le corrette attenzioni giornaliere in termini di igiene e pulizia però non dovresti avere problemi per almeno dieci anni dalla loro applicazione. Bisogna comunque precisare che la durata complessiva dipende anche dal tipo di materiale con cui sono state costruite le faccette.

Quanto costano le faccette dentali

Le faccette dentali sono un vero e proprio trattamento estetico e in quanto tale il loro costo non è da considerarsi propriamente economico. Come già spiegato, solo il dentista potrà quantificare l’entità complessiva dell’intervento da attuare sulla tua dentatura quindi il costo varierà sulla base di questo fattore.

Va detto che spesso la prospettiva di poter risparmiare spinge i pazienti ad affidarsi all’utilizzo di faccette dentali molto economiche, praticamente low cost. Ovviamente il prezzo molto basso viene giustificato dall’utilizzo di materiali di scarsa qualità che potrebbero comportare dei problemi, come ad esempio la perdita delle faccette molto prima del tempo minimo previsto. Cerca quindi di utilizzare solo materiali di qualità che potranno garantirti un risultato impeccabile e duraturo nel tempo.

Faccette dentali prima e dopo

Se decidi di sottoporti a questo trattamento, sappi che il risultato finale potrebbe davvero sbalordirti. La differenza tra la dentatura che avevi in precedenza e quella successiva sarà davvero notevole, soprattutto in caso di denti storti o danneggiati. L’utilizzo di queste protesi modificherà senza dubbio la fisionomia del tuo volto, in quanto la bocca apparirà subito più piena e regolare mentre i denti avranno un colore bianco e sano. Se la tua paura è quella di non piacerti una volta eseguito l’impianto, il tuo dentista potrà procedere ad una simulazione del risultato attraverso l’applicazione di faccette provvisorie, più sottili rispetto a quelle normali, da applicare sui denti prima della limatura e attraverso le quali potrai decidere se procedere in via definitiva oppure no.

Dente del giudizio: come si cura, quando e perchè toglierlo

Se sei arrivato alla maggiore età ti saranno di sicuro spuntati i quattro denti del giudizio. I denti del giudizio non sono altro che gli ultimi molari a spuntare nell’arcata dentaria. Devono il loro nome all’età in cui spuntano, di solito compresa tra i diciotto ed i venticinque e, sono chiamati anche ottavi.

Denti del giudizio: quando crescono

Come detto prima, i denti del giudizio iniziano a rompere le gengive in età piuttosto avanzata rispetto agli altri denti. La dentatura permanente, fino alla comparsa di questi ultimi molari non è completa. In genere spuntano in tempi abbastanza ravvicinati tra loro e vanno a coprire la parte più interna delle semi-arcate dentali. I denti del giudizio non svolgono una funzione di particolare importanza nella masticazione, ti sarai infatti accorto che anche senza di essi, si riesce a mangiare senza alcun tipo di problema. Tuttavia la natura ti ha voluto regalare questi quattro denti in più grazie all’uomo primitivo, il quale, per poter masticare carni crude e alimenti piuttosto duri, necessitavano di una dentatura forte. 

Da qui l’evoluzione della dentatura e la spiegazione del motivo per cui questi quattro molari spuntano in età avanzata. Oggi gli alimenti non sono di sicuro quelli di una volta e la dentatura dell’uomo moderno è meno sviluppata, così come la mascella che spesso impedisce una corretta crescita e buon sviluppo dei denti del giudizio. 

Ad alcune persone, infatti, i denti del giudizio non spuntano perché rimangono incamerati nell’osso e nella gengiva, in questo caso si parla di ipodonzia: i denti del giudizio non sono cresciuti o ne sono spuntati solo alcuni di questi. È inoltre possibile che gli ottavi, non trovando lo spazio sufficiente per uno sviluppo sano, rimangano incompleti e ancorati nell’osso mandibolare. Questo potrebbe causare infiammazioni croniche e disturbi vari dai quali potrebbe derivare un’estrazione obbligata.

Dente del giudizio: come curarlo

Quando i denti del giudizio sono spuntati bene e il loro sviluppo si è completato nella sede giusta, non avrai alcun problema e non sarai costretto ad estrarlo. 

Alcune malattie, come per esempio carie e pulpiti, possono danneggiare il dente del giudizio che dovrà essere curato il prima possibile. 

Ricorda infatti che i batteri possono proliferare nel cavo orale se non vengono colpiti da cure mediche adatte. Se noti del rossore intorno alla gengiva e senti dolore, è opportuno fissare un appuntamento con il medico dentista che, dopo averti sottoposto ad una radiografia, potrà individuare la soluzione migliore. 

Se il dolore e l’infiammazione sono provocati dall’imminente fuoriuscita del dente sarà sufficiente utilizzare un collutorio antibatterico, se invece ci sono pus o tracce di cibo, sarà compito del dentista rimuovere il tessuto infetto praticando anche una piccola incisione sulla gengiva se necessario. Questa cura è in genere seguita dalla somministrazione di antibiotici. 

Se il dente del giudizio si trova sotto la gengiva si parla di inclusione. In questo caso il tessuto gengivale, ricoprendo completamente il dente, permette l’accumulo di batteri. In questo caso potrebbe essere necessario un piccolo intervento detto opercolectomia per togliere la gengiva da sopra il dente.

Dente del giudizio: perché toglierlo

Se i denti del giudizio non danno problemi non sarà necessario toglierli, tuttavia ci sono dei casi in cui l’estrazione diventa obbligatoria

Quando il dente del giudizio è colpito da una carie non servirà a nulla curarlo perché è un dente superficiale ai fini della masticazione e quindi è inutile sottoporsi a un intervento di otturazione e devitalizzazione. 

L’estrazione diventa obbligatoria anche quando il dente del giudizio è danneggiato da cisti, granulomi dentali o ascessi che possono portare a gravi complicanze. Tra queste possono esserci fastidiosi infiammazioni gengivali, definite pericoronite, che potrai avere se il dente del giudizio non si è sviluppato in maniera completa.

È opportuno estrarre i denti del giudizio anche quando questi non crescono in maniera corretta. Se rimangono incastrati nell’osso mascellare o spuntano in senso orizzontale, andando a spingere sui secondi molari. Questo può provocare non solo dolore durante la masticazione ma anche uno spostamento dell’intera dentatura. 

Quando i denti del giudizio si rompono, si scheggiano o subiscono dei traumi, è necessario toglierli perché, i solchi che si possono creare nel dente favoriscono il proliferare di germi e batteri e dare luogo a infiammazioni. Se hai una bocca non tanto grande ti sarai anche accorto che all’interno della stessa si ha un affollamento dentale. Questo complica non solo la masticazione ma anche la pulizia e l’igiene orale che non sarà corretta come dovrebbe. In questo caso è bene recarsi da un dentista non solo per effettuare una corretta igiene dentale professionale, ma anche per definire un’eventuale estrazione del dente del giudizio. L’estrazione del dente del giudizio è infine obbligatoria nel caso di iperdonzia

L’iperdonzia è il fenomeno opposto dell’ipodonzia e si ha quando gli ottavi sono più di quattro. L’estrazione del dente del giudizio è un vero e proprio intervento chirurgico e, come tale, richieda un’anestesia e una preparazione. Sarà compito del medico dentista effettuare una radiografia per verificare la situazione del dente e della gengiva. L’intervento potrà essere più o meno lungo a seconda del caso in cui il terzo molare sia spuntato del tutto o incluso sotto la gengiva e, in genere, prevede la somministrazione di farmaci adeguati come antibiotici e antinfiammatori.

Pareri da un professionista per i denti del giudizio

Un odontoiatra esperto saprà valutare la situazione per verificare se è necessario togliere o meno il dente. Sebbene sia un’operazione relativamente semplice occorre comunque valutare, poiché è da considerarsi come un’operazione chirurgica vera e propria. 

L’operazione tra l’altro richiedere anche un’anestesia. Occorre prendere tutte le precauzioni del caso, igieniche e sanitarie e sicuramente affidarsi ad un odontoiatra che dispone delle dovute competenze e conoscenze. 

Estrarre un dente del giudizio diventa per molti fonte di ansia e preoccupazione, in realtà seppur sia un’intervento chirurgico che non deve essere sottovalutato è un’operazione che va fatta per poter eliminare qualsiasi eventuale rischio e scongiurare successivi interventi molto più invasivi e sicuramente dolorosi. 

Dopo l’intervento si avvertirà un po’ di fastidio ma seguendo le indicazioni del dentista la guarigione sarà breve e non ci saranno conseguenze negative, specialmente se si attua una pulizia dei denti efficace e intensa.

Malattie delle Gengive: Sintomi, Cause e Rimedi

Una bocca sana è il frutto di una corretta igiene dentale, tuttavia, affinchè, la dentatura si mantenga sana e forte, non basta solo spazzolare e pulire bene i denti, ma, bisogna, tenere sotto controllo le gengive.

La gengiva è la parte molle di colore rosato, che insieme alla parte ossea, fa da base ai denti, proteggendoli e sotenendoli.

A seconda del loro grado di copertura si parla di:

  • gengiva “marginale” è la parte della gengiva che delimita la circonferenza del dente;
  • gengiva “interdentale”è la parte di gengiva che ricopre lo spazio intercorrente tra un dente e l’altro;
  • gengiva “aderente” è la parte di gengiva che ricopre la parte del dente che fuoriesce dall’osso.

La gengiva può subire arrossamenti, gonfiori, restrinzioni, che possono comportare sanguinamento fino a causare la caduta dei denti, si rende, pertanto, necessario prendersene cura in via preventiva, al fine di evitare l’insorgere di vere e proprie malattie gengivali.

Le principali malattie gengivali

A seconda del grado di intensità possiamo distinguere le seguenti patologie gengivali:

  • Gengivite, si tratta di un’infiammazione legata al tessuto molle delle gengive, la gengiva, a causa di un’elevata presenza batterica, perde sangue, diventa rossa e si gonfia, generando dolore e difficoltà nella masticazione;
  • paradontite, si tratta di una malattia gengivale, che non si limita al tessuto molle gengivale, ma si estende alla parte ossea, in cui il dente si origina e ne può comportare la caduta;
  • necrosi, si tratta di una malattia gengivale, susseguente ad una gengivite o paradontite non curata. Le gengive assumono un colore nero fino a causare la perdita dei denti;
  • gengivostomatite erpetica, si tratta di una malattia gengivale infettiva, che spesso si origina in concomitanza a stati febbrili, insolazioni, ciclo mestruale. Le gengive diventano di colore bianco, la bocca si riempie di bolle ripiene di acque, da cui una volta rotte si originano delle croste;
  • fistola gengivale, si tratta di una malattia delle gengive, frutto di una paradontite non curata, che causa una lesione del tessuto molle. La gengiva presenta un foruncolo bianco ripieno di pus, che attraversa la gengiva e la deteriora.

Sintomi delle malattie gengivali

I sintomi della presenza di una malattia gengivale in atto sono diversi, possono essere piccoli segnali come un alito cattivo, un infiammazione delle gengive o ipersensibilità dentale, fino a segnali più gravi come sanguinamenti continui, gengive bianche oppure nere, gonfiore o restringemento, aumento degli spazi tra una dente l’altro, la perdita dei denti.

In situazioni del genere, si consiglia di rivolgersi ad uno specialista quanto prima, e non sottovalutare i sintomi per non incorrere in danni maggiori.

Cause delle malattie gengivali

Le cause scatenanti le patologie gengivali possono essere legate a fattori genetici, ormonali, farmacologici o a pessime abitudini alimentari ed un cattivo stile di vita.

Nello specifico, tra le principali cause delle malattie gengivali vanno citate:

  • la placca, si tratta di una sostanza che si deposita sui denti, l’accumulo può favorire l’insorgere di malatti gengivali quali gengiviti e paradontiti;
  • la genetica, vi sono alcune patologie gengivali, che possono essere ereditarie o innate;
  • lo stile alimentare, l’assunzioni di cibo ad alto contenuto di zuccheri o corrosivi come bevande gasate può favorire la formazione della placca e di malattie gengivali;
  • le abitudini di vita, i nostri gesti quotidiani come ad esempio il fumo o l’assunzione di sostane stupefacenti, possono comportare il restringimento delle gengive ed altre patologie ad esse connesse.

I rimedi delle malattie gengivali

ll rimedio principale, nonchè preventivo, per combattere le malattie gengivali, è quello di praticare una corretta igiene dentale, spazzolando accuratamente i denti dopo ogni pasto, usando il filo interdentale e il collutorio.

Non guasta, anche, l’osservazione di un’adeguata alimentazione e stile di vita, bisognerebbe evitare gli zuccheri, caffè, bevande gasate, cercare di non fumare o assumere sostanze stupefacenti.

Tra rimedi naturali e preventivi, tuttavia, se non seguiti con regolarità e costanza possono risultare inidonei, si dovrà, pertanto, intervenire con cure farmacologiche, mediante l’assunzione di antibiotici ed antinfiammatori, se non addirittura chirurgicamente.

Un’ipotesi estrema è il trapianto gengivale, si tratta di un’operazione volta a combattere il restringimento gengivale, si utilizza parte del tessuto del palato per compensare alla perdita del tessuto molle della gengiva.

Implantologia osteointegrata

Può succedere di perdere uno o più denti a causa di un trauma o anche soltanto per il trascorrere dell’età. Fortunatamente il ponte mobile non è più il rimedio più utilizzato dai dentisti per ovviare al problema. É una situazione che crea disagio, anche perché il ponte mobile rende complicata la masticazione.

Oggi l’implantologia avanzata permette soluzioni molto più adatte alle esigenze del paziente; una delle tecniche più consigliate è l’implantologia osteointegrata. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio per quale motivo l’implantologia dentale mobile è sempre meno consigliata a chi ha problemi dentali.

Ponte dentale o impianto?

Ci sono diverse ragioni per cui le protesi mobili trovano sempre meno consensi sia tra i dentisti sia tra i pazienti. L’applicazione di un ponte dentale crea diversi inconvenienti:

– i tratti del viso subiscono un invecchiamento; – comporta il sacrificio dei denti sani per l’applicazione del ponte mobile; – le protesi non sono stabili e causano dolore.

C’è da considerare anche la preoccupazione del paziente, che spesso domanda al dentista se sia possibile installare impianti dentali senza osso. Quando si parla di mancanza di osso si intende che la quantità di materia ossea è estremamente ridotta a causa di patologie gravi come la parodontite. Oggi però l’implantologia ha fatto passi avanti, ci sono molte più opportunità rispetto al passato. Si può ricorrere a varie tecniche, dalla implantologia a carico immediato alla tecnica all on four, dall’implantologia osteointegrata alla Toronto Bridge. Sono tutte valide ma ovviamente molto dipende della condizione clinica del paziente.

Cos’è l’implantologia osteointegrata

Si tratta di una tecnica che prevede un impianto di denti che rimarranno definitivi. Gli impianti dentali installati nella bocca del paziente sono realizzati in titanio. Questo fa sì che abbiano delle caratteristiche che li rendono migliori rispetto agli impianti precedenti:

– sono biocompatibili: significa che una volta che il dentista avrà applicato l’impianto nella tua bocca, questo si adatterà lentamente ma in maniera costante all’osso. Si tratta di un processo perfettamente naturale che prende il nome di osteointegrazione; – l’adattamento dell’impianto all’osso avviene naturalmente e spontaneamente grazie gli osteoblasti. Sono cellule che generano quella che in termini tecnici viene denominata matrice ossea. Semplificando il concetto si può dire che si crea nuovo tessuto osseo necessario alla buona riuscita dell’implantologia.

Quali sono le differenze tra un l’implantologia osteointegrata e quella tradizionale? Nell’implantologia di vecchia generazione gli osteoblasti non sono in grado di integrarsi se non in parte. Tuttavia affinché l’implantologia osteointegrata riesca perfettamente devono sussistere determinate condizioni:

– è necessario che si sia abbastanza materiale osseo sul quale il tuo dentista potrà applicare l’impianto; – non deve esserci alcuna parodontopatia in atto.

Prima dell’avvento dell’implantologia osteointegrata l’applicazione degli impianti di vecchia generazione, che non prevedevano l’osteointegrazione, era causa di perimplantiti: sintomi di questa patologia sono l’arrossamento delle mucose e il sanguinamento delle gengive. La perimplantite infatti è un’infezione dei tessuti su cui vengono inseriti gli impianti.

Implantologia senza osso

La presenza di materiale osseo su cui applicare l’impianto è una delle condizioni necessarie per eseguire l’intervento. Come procedere in mancanza di osso? Ci sono diverse possibilità. Il dentista può:

– rialzare il seno mascellare; – pianificare chirurgicamente l’intervento attraverso un programma computerizzato che gli permetterà di visualizzare con estrema precisione dove applicare gli impianti, laddove ci sia ancora una quantità minima di osso; – effettuare una implantologia a carico immediato; – procedere chirurgicamente ad alcuni innesti di osso artificiale.

Innesto osseo dentale: controindicazioni

Gli innesti dentali prevedono tuttavia operazioni complicate. L’innesto di materiale osseo autogeno è il prelievo di materiale, dallo stesso organismo del paziente, per trapiantarlo nel suo cavo orale. Non è del tutto soddisfacente neanche l’innesto di osso sintetico per implantologia: controindicazioni principali sono l’estrema invasività della tecnica e la possibilità di un risultato non ottimale nel lungo periodo.

Come avviene l’implantologia osteointegrata

L’intervento di implantologia osteointegrata avviene sottoponendo il paziente ad anestesia locale, in quanto il dentista provvederà ad inserire gli impianti in titanio all’interno dell’osso. Si tratta solo di una prima fase dell’operazione. Dopo questo step è necessario attendere un periodo variabile, a seconda delle condizioni cliniche del paziente. Solitamente non meno di due e non più di nove mesi. É il tempo necessario al processo di osteointegrazione.

Al termine di questo lasso di tempo il dentista procede con il secondo step. Provvederà ad applicare un pilastro di guarigione. É una protesi che viene avvitata sull’impianto in titanio, mentre si aspetta che i tessuti siano guariti. Lo step finale, a guarigione avvenuta, consiste nell’applicazione della corona definitiva.

Non si è parlato finora di una delle componenti più importanti nei casi di implantologia dentale. Si tratta di una delle paure che può manifestare il paziente prima dell’impianto di denti: il dolore. Nella remota ipotesi in cui si verifichi una tale evenienza il dentista può prescrivere farmaci analgesici abbinati ad una terapia di antibiotici a largo spettro.

Quanto costa una dentiera fissa? É un’altra delle domande fondamentali di cui sicuramente ti interesserà la risposta. Dipende ovviamente dalla tua condizione clinica e dai materiali che il dentista utilizza per questo tipo di interventi. Tuttavia il prezzo dell’implantologia osteointegrata varia dai 2.000 ai 4.000 euro.

Rigenerazione ossea dentale: come, quando e perché ricorrere alla chirurgia ricostruttiva dell’osso

La rigenerazione ossea dentale è una procedura che si mette in atto quando non il paziente non possiede nella mascella oppure nella mandibola sufficiente tessuto osseo per realizzare un intervento di implantologia dentale.

Si possono utilizzare diverse tecniche, ma l’obiettivo è creare un supporto adeguato per rendere possibile la sostituzione dei denti mancanti. Infatti occorre inserire direttamente nell’osso mandibolare oppure mascellare radici artificiali in titanio sulle quali applicare le protesi fisse che riproducono perfettamente i denti. 

L’intervento non è possibile se il paziente non ha osso sufficiente. I problemi che rendono necessario il ricorso alla chirurgia ricostruttiva dell’osso possono essere legati alle caratteristiche fisiche stesse del soggetto oppure essere provocati da una cattiva igiene dentale che si protrae abitualmente da tempo. 

Ad esempio, numerosi individui che si sottopongono alla rigenerazione ossea dentale sono affetti da parodontite, malattia causata dalla mancata pulizia del cavo orale che a lungo termine provoca la perdita dell’osso e la recessione gengivale in quanto la placca batterica attacca anche i tessuti sottostanti. 

Quando l’intervento riguarda la mascella si parla spesso di rialzo seno mascellare in quanto viene inserito un impianto per aumentarne il volume.

Cause della perdita ossea

La perdita ossea può influire negativa sulla qualità della vita, sulle capacità di masticazione e fonetiche. Ecco quali sono, in linea di massima, le cause principali di questa patologia:

  • incidenti
  • infiammazioni
  • rialzo del seno mascellare
  • rimozione di una cisti
  • parodontite
  • lesioni ossee

Tipologie di interventi per risolvere la perdita ossea

progressi in ambito medico hanno permesso una diversificazione degli interventi, a seconda della problematica in questione.

Esistono quattro tecniche per risolvere questioni legate al deterioramento delle ossa:

  • osteoinduzione, con applicazione di cellule staminali;
  • osteoconduzione, cioè l’apposizione di un nuovo osso a partire da quello già esistente;
  • distrazione osteogenica, tecnica focalizzata sull’allungamento dell’osso;
  • rigenerazione ossea, possibile grazie all’utilizzo di membrane e altri materiali di riempimento per favorire la creazione di nuovo tessuto osseo.

Rigenerazione ossea: perché potrà aiutarti Tra le quattro soluzioni elencate, ti proponiamo la rigenerazione ossea (GBR), una tecnica che risolverà il problema in questione sia dal punto di vista estetico, sia funzionale. Lo scopo dell’intervento è proprio quello di restituire al paziente un’alta qualità della vita: per questo motivo bisogna rivolgersi sempre a professionisti competenti ed esperti in grado di supportare il paziente e indirizzarlo vero la soluzione più adatta.

Rigenerazione ossea: caratteristiche principali

La medicina ha fatto enormi progressi, soprattutto grazie alle innovazioni introdotte dall’ ingegneria tissutale ossea, che ha ampliato le possibilità dell’implantologia odontoiatrica. Questo tipo di intervento prevede due differenti tipologie di tecniche:

  • la rigenerazione guidata. Si opta per questa opzione nei casi in cui il paziente presenti ancora sufficiente disponibilità di osso. Un elemento certamente positivo e che questa tecnica sfrutta è la capacità dell’osso umano di ricrearsi costantemente. Tuttavia, affinché ciò accada in maniera corretta, la sua crescita deve essere indirizzata impiantando una placca;
  • gli innesti. E’ una pratica frequente quando non c’è abbastanza disponibilità di osso. Si tratta di un supporto necessario ed utile ad ancorare in sicurezza le radici artificiali. Ne esistono di tre tipi, a seconda delle situazione e delle esigenze:

1. innesti ossei di osso autologo. E’ un’ottima soluzione, in quanto si tratta di prelievi effettuati dal paziente stesso (auto-trapianto), in zone orali e non, come mento, mandibola e anca; 2. innesti ossei di osso omologo, generalmente effettuati da un donatore deceduto o da cadavere; 3. innesti ossei di osso eterologo (cioè osso non prelevato dal paziente). Uno dei più utilizzati è l’osso bovino deproteinizzato e trattato, onde evitare la trasmissione di malattie infettive;

In generale, comunque, viene impiantata una griglia o membrana in collagene o titanio. La membrana coprirà il materiale sostituivo dell’osso e può essere di due tipi:

  • non riassorbibile. Sono le prime ad essere state introdotte. Particolarmente solide, mantengono totalmente la struttura. Richiedono però un ulteriore intervento di rimozione;
  • riassorbibile. Vengono completamente metabolizzate dall’organismo, senza bisogno di intervenire chirurgicamente una seconda volta.

All’interno di questa membrana si inserirà il materiale di riempimento, fondamentale per la creazione di un nuovo tessuto osseo. Sarà il professionista a consigliare, in base ad esigenze e storia clinica del cliente, la soluzione migliore tra le variabili elencate in precedenza.

Rigenerazione ossea dentale tempi 

Si possono adottare diverse tecniche di rigenerazione ossea dentale a seconda della gravità del problema che si deve risolvere e delle caratteristiche fisiche stesse del paziente.

Molto spesso, soprattutto nel caso del rialzo seno mascellare, si applica all’osso rimasto una speciale membrana riassorbibile oppure una griglia in titanio al di sotto della quale inserire il materiale di riempimento. 

Si possono adottare modalità di auto-trapianto oppure impiegare materiale osseo che non proviene dal corpo del paziente. In entrambi i casi il materiale di riempimento costituisce la base dalla quale si forma il nuovo tessuto osseo. Se si opta per un autotrapianto la rigenerazione ossea dentale presenta tempi più lunghi in quanto l’intervento risulta essere molto complesso perché si deve prelevare il materiale osseo dall’anca oppure da un altro punto del corpo del paziente. 

In pratica si ha a che fare con due diversi interventi chirurgici che avvengono in tempi separati, comunque il rischio di rigetto risulta essere praticamente nullo.

Proprio per ridurre i tempi dell’intervento e i disagi per il paziente spesso si ricorre alla rigenerazione ossea dentale utilizzando materiale di riempimento sintetico biocompatibile. Si tratta della cosiddetta tecnica eterologa. 

Una volta che lo si irrora di sangue si sviluppa naturalmente il processo che lo porta a essere inglobato dall’osso sottostante. In questo caso i tempi dell’intervento sono legati alla gravità del problema da risolvere e possono andare dalle 6 alle 8 ore.

Rigenerazione ossea dentale: rischi

La chirurgia ossea dentale si caratterizza per avere un margine di rischio pari quasi allo zero. Infatti il paziente viene anestetizzato e la procedura si svolge in regime di anestesia profonda. 

Ovviamente è necessario che il professionista che esegue l’intervento abbia una buona esperienza nel settore e conosca perfettamente le tecniche per i trattamenti in questione. 

Per rendere ancora più basso il rischio di rigetto oppure di sviluppo di successivi problemi diversi professionisti attenti alle novità nel settore dell’odontoiatria fanno ricorso al Bio-Oss per ottenere un’efficace rigenerazione ossea dentale. 

Si tratta di un materiale di riempimento innovativo e veramente sicuro, che consente di ricostruire il tessuto osseo perduto nel seno mascellare oppure nella mandibola. Si tratta di osso bovino che è stato prima liofilizzato e successivamente sottoposto a un processo di denaturazione in modo da eliminarne completamente la componente organica. In questo modo risulta essere perfettamente sicuro e biocompatibile con la biologia del paziente. 

Una volta che il Bio-Oss è stato impiantato lo si imbibisce di sangue per creare un coagulo stabile dal quale parte naturalmente lo sviluppo di un nuovo osso naturale del paziente. 

L’unico rischio è che si realizzi una scarsa irrorazione sanguigna del Bio-Oss, fattore che può avere effetti negativi sull’inglobamento del materiale di riempimento nell’osso mascellare o mandibolare e, di conseguenza, sull’efficacia della rigenerazione ossea dentale. In genere per eliminare questo rischio è sufficiente rivolgersi a un professionista con una grande esperienza nel settore e una percentuale di successi pari al 100%.

Operazione e tempi di guarigione per innesto osso dentale

L’operazione dura alcune ore a seconda della quantità di osso da ricostruire con tempi massimi di otto ore per l’autotrapianto che naturalmente necessita di più tempo. Il recupero invece prevede trenta giorni di attesa per la guarigione delle ferite che però non coincidono con la sistemazione dell’osso. 

Perché questo abbia raggiunto la completa osteointegrazione e quindi la stabilità sono necessari almeno sei mesi. L’autotrapianto arriva in alcuni casi ad un anno, associato a volte a terapie di riabilitazione per recuperare funzionalità perse. 

La durata dell’osso ripristinato è generalmente pari alla vita del paziente ad esclusione dei casi di retrazione post operatorio dove dopo una decina di anni si può assistere ad una nuova scomparsa.

I tempi di guarigione per un intervento di chirurgia ricostruttiva dell’osso dentale variano a seconda di quale sia la tecnica utilizzata. 

Se occorre prelevare l’osso dal paziente stesso, i tempi dell’intervento e per il recupero post-operatorio si allungano notevolmente e diventa necessario sottoporsi a un periodo di trattamento riabilitativo. Proprio per questo motivo al giorno d’oggi si tende a preferire la tecnica eterologa e materiale di riempimento di origine sintetica. In questo caso i tempi di guarigione si riducono e la cicatrizzazione delle ferite avviene in circa 30 giorni al massimo.

A questo punto diventa possibile eliminare i punti di sutura. Bisogna comunque tenere a mente che occorre attendere un periodo tra i 6 e i 12 mesi perché l’innesto osseo si stabilizzi prima di poter effettuare il posizionamento degli impianti.